Una serie di documenti depositati in tribunale negli USA, legati alla causa tra Elon Musk e Sam Altman, ha riportato alla luce dettagli poco noti sui primi anni di OpenAI, azienda dietro ai modelli GPT e al chatbot ChatGPT. Tra email interne e dichiarazioni ufficiali emerge un elemento inatteso: il coinvolgimento diretto di Gabe Newell, fondatore di Valve, non solo come sostenitore economico ma anche come consigliere informale. Le informazioni coprono un arco temporale compreso tra il 2016 e il 2020, fase in cui OpenAI non aveva ancora raggiunto la notorietà attuale ma stava già lavorando su progetti ambiziosi come agenti AI per videogiochi complessi e modelli avanzati di apprendimento automatico.
All’epoca OpenAI operava ancora con una struttura ibrida, tra organizzazione non profit e ricerca applicata, sostenuta da investimenti privati e donazioni. Il contributo finanziario di Newell, pari a oltre 20 milioni di dollari nel 2018, si inserisce in un quadro più ampio di finanziamenti che vedevano Musk come principale promotore ma non unico sostenitore. Il dato, emerso nei documenti classificati come “undisputed facts“, conferma come il fondatore di Valve abbia rappresentato uno dei principali finanziatori esterni nella fase iniziale.
Chi è Gabe Newell
Newell è il cofondatore di Valve ed è una delle figure più influenti nel mondo dei videogiochi: dopo aver lasciato Microsoft, ha contribuito a rivoluzionare il settore con titoli come Half-Life e con la creazione della piattaforma Steam, che ha trasformato la distribuzione digitale dei giochi su PC.
Valve è oggi un punto di riferimento globale nello sviluppo e nella distribuzione videoludica, nota per innovazioni tecnologiche, modelli aperti verso la community e per aver ridefinito il mercato PC gaming grazie a Steam, diventato lo standard di fatto per milioni di giocatori e sviluppatori.
L’azienda ha inoltre investito molto nel supporto a Linux, sviluppando tecnologie come Proton, che consente di eseguire giochi nati per Windows anche su sistemi Linux, contribuendo in modo concreto alla diffusione del gaming su piattaforme alternative e dispositivi come Steam Deck.
Gabe Newell: il ruolo di consigliere informale e le dinamiche interne di OpenAI
Una delle rivelazioni più significative riguarda la presenza di Newell all’interno di un informal advisory board. In una comunicazione del 23 aprile 2018, Shivon Zilis – allora membro del consiglio di OpenAI e figura vicina a Musk – descrive la proposta avanzata da Altman e Greg Brockman: creare un gruppo ristretto di consulenti non ufficiali. In quel momento, Newell risultava l’unico membro.
La scelta di mantenere una struttura informale rispondeva a esigenze precise: evitare conflitti di interesse e garantire maggiore flessibilità decisionale. OpenAI si trovava infatti in una fase delicata, con collaborazioni parallele che coinvolgevano realtà come Tesla e Neuralink.
L’assenza di vincoli formali permetteva a figure esterne di contribuire senza assumere responsabilità legali dirette.
AI e videogiochi: il banco di prova con Dota 2
Le email analizzate offrono uno spaccato tecnico interessante sui progetti di OpenAI nel 2018.
Uno dei progetti chiave riguardava l’addestramento di agenti AI capaci di competere in Dota 2, titolo gaming noto per la sua complessità strategica e per l’elevato numero di variabili in gioco.
Secondo quanto riportato, le prestazioni del sistema stavano migliorando più rapidamente del previsto. Il modello, basato su tecniche di reinforcement learning distribuito, utilizzava simulazioni massive su cluster GPU per apprendere strategie cooperative tra cinque agenti.
L’accelerazione nei risultati aveva iniziato a sollevare interrogativi interni sui tempi di sviluppo verso una possibile AGI (Intelligenza Artificiale Generale), con alcuni ricercatori che ritenevano la transizione più vicina rispetto alle stime iniziali.
Quel progetto, noto come OpenAI Five, avrebbe poi dimostrato la capacità di battere team professionisti, evidenziando progressi concreti nella gestione di ambienti dinamici e nella coordinazione multi-agente.
Interessi convergenti: neuroscienze e interfacce neurali
Il coinvolgimento di Newell non si limitava all’ambito software. Le comunicazioni con Musk mostrano un interesse crescente verso le neuroscienze e le tecnologie di interfaccia cervello-computer.
In particolare, Newell discute l’evoluzione delle tecniche di neuromodulation, come la stimolazione magnetica transcranica ripetitiva – rTMS – e il potenziale mercato consumer associato.
Musk, in risposta, fornisce dettagli tecnici sui progressi di Neuralink: impianti con circa 6000 elettrodi in grado di registrare segnali neurali con un buon rapporto segnale-rumore. L’architettura hardware risultava sufficientemente compatta da essere integrata a livello cranico, con un’interfaccia esterna ridotta a una porta USB-C.
Questi scambi chiariscono come, già nel 2018, esistesse una convergenza tra ricerca AI e sviluppo di interfacce neurali. Newell, del resto, aveva avviato iniziative parallele nel settore attraverso progetti legati a chip neurali minimamente invasivi.
Una fase poco documentata ma decisiva
Le informazioni emerse dalla causa Musk-Altman contribuiscono a ricostruire una fase ancora poco documentata della storia di OpenAI.
Il ruolo di figure come Newell mostra come lo sviluppo iniziale dell’organizzazione abbia beneficiato di contributi trasversali, sia economici che tecnici.
Resta da chiarire quanto questo coinvolgimento sia proseguito negli anni successivi. Le future pubblicazioni di documenti legali potrebbero offrire ulteriori elementi, ma già oggi emerge un quadro più articolato: OpenAI non nasce come progetto isolato, bensì come punto di convergenza tra competenze diverse, investimenti mirati e sperimentazioni ad alto rischio tecnologico.