Negli ultimi anni, la corsa all’innovazione nel settore dei display ha raggiunto un nuovo apice grazie a una scoperta che promette di ridefinire i parametri di riferimento in termini di luminosità, efficienza e durata.
Un gruppo di ricercatori del KAIST, prestigioso istituto di ricerca sudcoreano, ha infatti annunciato una svolta significativa nello sviluppo dei pannelli OLED, superando limiti tecnici che per decenni hanno rappresentato un ostacolo per l’adozione di massa di questa tecnologia.
Il cuore della ricerca si basa su una nuova architettura di estrazione luminosa denominata near-planar outcoupling, una soluzione ingegneristica che permette di ottenere un’efficienza esterna EQE del 48,0% e una resa luminosa di 192 cd A⁻¹, il tutto senza aumentare lo spessore dei dispositivi.
Si tratta di valori record, che segnano un salto in avanti rispetto agli standard attuali e promettono di rivoluzionare l’esperienza d’uso quotidiana di smartphone, monitor e altri device dotati di schermi di ultima generazione.
KAIST si prepara a rivoluzionare il concetto di OLED
Il problema da cui sono partiti i ricercatori del KAIST è ben noto nel settore: fino all’80% della luce generata dagli OLED tradizionali resta imprigionata all’interno dei vari strati del display, trasformandosi in calore. Questo fenomeno non solo riduce l’autonomia dei dispositivi, ma accelera anche il degrado dei pannelli, con effetti negativi sulla longevità e sulla qualità dell’immagine. Il nuovo approccio near-planar outcoupling interviene proprio su questo punto critico, offrendo una soluzione efficace senza rinunciare al design sottile che caratterizza i dispositivi moderni.
Un elemento di rottura rispetto alle precedenti tecniche è l’abbandono della tradizionale microlens array, una tecnologia che pur migliorando l’estrazione luminosa, comportava spesso un aumento dello spessore del display e una maggiore complessità produttiva. La struttura quasi planare ideata dal team guidato dal professor Seunghyup Yoo si distingue invece per la sua semplicità e per la capacità di integrarsi facilmente nei processi industriali già esistenti, almeno a livello teorico.
Per l’utente finale, i vantaggi sono immediatamente percepibili. I nuovi pannelli OLED potranno offrire schermi molto più luminosi senza incrementare il consumo energetico, oppure mantenere la stessa luminosità riducendo drasticamente l’energia richiesta. In pratica, ciò si traduce in smartphone e monitor con batterie dalla durata sensibilmente maggiore, dispositivi che generano meno calore anche sotto stress e una significativa riduzione dei fenomeni di burn-in, uno dei principali problemi dei display di questa categoria.
Tuttavia, la strada verso una commercializzazione su larga scala non è priva di ostacoli. Restano da chiarire aspetti cruciali come la riproducibilità della tecnologia su pannelli di grandi dimensioni, la stabilità cromatica nel lungo periodo e l’impatto sui costi di produzione. L’ottimizzazione in laboratorio rappresenta solo il primo passo: affinché questa innovazione possa essere adottata a livello industriale, sarà necessario verificare la compatibilità con le linee produttive attuali, senza compromettere né la qualità né la quantità dei pannelli realizzati.