L’Unione Europea si prepara a spostare la protezione dei minori online da una logica basata soprattutto sulle raccomandazioni a un sistema di obblighi molto più precisi. Secondo un documento riservato ottenuto da Euronews, la Commissione europea intende proporre un EU Kids Act che impedirebbe ai ragazzi sotto i 15 anni di creare liberamente account sui social network e sulle piattaforme di condivisione video senza il consenso dei genitori. Il provvedimento si estenderebbe ben oltre TikTok, Instagram e YouTube: nel mirino entrerebbero anche videogiochi online, chatbot AI e cosiddetti AI companion (progettati per simulare una relazione personale o affettiva con l’utente) quando presentano rischi specifici per bambini e adolescenti.
Il Digital Services Act (DSA), pienamente applicabile da febbraio 2024, già impone alle piattaforme accessibili dai minori di garantire un elevato livello di privacy, sicurezza e protezione. Nel 2025 la Commissione ha poi pubblicato linee guida più dettagliate sull’articolo 28 del DSA, indicando tra le misure raccomandate account privati per impostazione predefinita, limiti ai contatti da parte di sconosciuti, modifiche ai sistemi di raccomandazione, restrizioni alle funzioni che favoriscono un uso eccessivo e maggiori tutele per i chatbot AI integrati nelle piattaforme.
Social vietati sotto i 15 anni: la proposta è articolata
Parlare semplicemente di “social vietati ai minori di 15 anni” rischia di semplificare troppo il contenuto trapelato in queste ore.
Il documento descritto da Euronews delinea infatti un modello graduato per fasce d’età. I bambini sotto i tre anni non dovrebbero poter utilizzare social network e altri servizi classificati ad alto rischio; tra 3 e 13 anni l’accesso sarebbe ammesso soltanto a servizi pensati per i più piccoli e con supervisione adulta.
La fascia tra 13 e 15 anni rappresenta il passaggio più delicato: social network e piattaforme video rimarrebbero accessibili solo in modalità limitata e sotto controllo parentale. A partire dai 15 anni, invece, non servirebbe più il consenso dei genitori, ma le aziende continuerebbero ad avere obblighi specifici di protezione fino ai 18 anni.
La Commissione sembra voler evitare che basti superare una soglia anagrafica per ricevere automaticamente la stessa esperienza proposta a un adulto. Le piattaforme dovrebbero progettare funzioni, impostazioni e algoritmi tenendo conto dell’età dell’utente. È un passaggio rilevante perché sposta una parte della responsabilità dal comportamento del ragazzo alla progettazione stessa del servizio.
Va detto però che, al momento in cui scriviamo quest’articolo, si parla ancora di una proposta anticipata da un documento confidenziale, non certo di una norma europea già approvata. Secondo Euronews, Ursula von der Leyen dovrebbe anticiparne i contenuti durante il discorso sullo Stato dell’Unione e il testo legislativo dovrebbe arrivare giovedì 17 settembre. Da quel momento inizierebbe comunque l’iter europeo, con possibili modifiche rispetto alla versione sfuggita alle maglie istituzionali.
Infinite scroll, notifiche e ricompense finiscono sotto esame
La parte tecnicamente più interessante dell’EU Kids Act riguarda il concetto di safety by design. Il documento elenca infatti una serie di caratteristiche che le aziende dovrebbero eliminare, limitare o riprogettare quando il servizio coinvolge minori.
Tra gli esempi citati compare lo scrolling infinito, cioè il caricamento continuo di nuovi contenuti senza una fine esplicita della pagina. È una scelta progettuale efficace per aumentare il tempo trascorso nell’app, ma proprio per questo può rendere più difficile interrompere spontaneamente l’utilizzo.
La proposta prende di mira anche le notifiche artificiali create soprattutto per riportare l’utente all’interno del servizio e alcuni meccanismi di ricompensa capaci di incentivare interazioni ripetitive.
Le linee guida DSA sui minori avevano già suggerito di disattivare per impostazione predefinita le funzioni che favoriscono un uso eccessivo. Con l’EU Kids Act, però, alcune di quelle indicazioni potrebbero acquistare un peso legislativo molto maggiore.
Un altro fronte riguarda i sistemi di raccomandazione. Feed come quelli di TikTok, Instagram Reels o YouTube Shorts selezionano continuamente il contenuto successivo sulla base di segnali come visualizzazioni, interazioni, cronologia, interessi dedotti e comportamento di utenti simili. Il progetto europeo vorrebbe impedire che, nel caso dei minori, l’ottimizzazione per l’engagement spinga progressivamente verso sequenze sempre più estreme o ristrette di contenuti.
Account privati e contatti da sconosciuti bloccati in partenza
Il documento prevede inoltre configurazioni più conservative per impostazione predefinita.
I contenuti pubblicati dai minori dovrebbero risultare privati e gli utenti sconosciuti non dovrebbero poterli contattare direttamente. Anche le impostazioni considerate rischiose dovrebbero partire disabilitate.
È un approccio coerente con il principio secondo cui un minore non dovrebbe conoscere ogni voce delle impostazioni per ottenere un livello ragionevole di protezione. Oggi molti servizi permettono già di applicare restrizioni automatiche agli account dei ragazzi, ma modalità, soglie e controlli cambiano da piattaforma a piattaforma. Una normativa europea potrebbe trasformare alcune di queste scelte da funzioni facoltative in requisiti minimi.
La segnalazione di contenuti dannosi dovrebbe inoltre diventare più semplice e visibile. Anche qui il DSA aveva anticipato la direzione, chiedendo meccanismi di segnalazione facilmente accessibili e comprensibili. Per un adolescente, però, un pulsante formalmente presente ma nascosto dietro cinque menu serve a poco; l’usabilità del sistema diventa parte della misura di sicurezza.
Come potrebbe funzionare la verifica dell’età senza consegnare il documento a TikTok e “soci”
La questione più delicata resta la verifica dell’età: ne abbiamo parlato abbondantemente nelle nostre pagine.
Se una piattaforma deve applicare regole diverse a un tredicenne e a un sedicenne, non può affidarsi soltanto alla data di nascita dichiarata dall’utente. Allo stesso tempo, chiedere a Meta, Google o ByteDance di conservare copie di carte d’identità e passaporti di milioni di persone creerebbe un enorme problema di privacy e sicurezza.
La Commissione lavora dal 2025 a una soluzione europea pensata proprio per evitare questo scenario. Il sistema europeo di verifica dell’età (sebbene la presentazione non fu delle migliori: bucato in 2 minuti…) è tecnicamente pronto da aprile 2026 e può diventare un’app autonoma nazionale (lo è già in veste non definitiva) oppure integrarsi con un European Digital Identity Wallet.
Il funzionamento previsto separa l’emissione della prova dalla verifica effettuata dal sito. L’app ottiene inizialmente l’informazione sull’età tramite fonti affidabili, per esempio eID nazionale, carta d’identità, passaporto, applicazioni già in possesso di informazioni anagrafiche oppure procedure offline. Dopo l’emissione della credenziale, il collegamento con il soggetto che ha verificato l’identità viene interrotto.
Quando TikTok, YouTube o un altro servizio devono conoscere l’età, chiedono soltanto una prova anonima del superamento della soglia. Il servizio può quindi sapere, per esempio, che l’utente ha almeno 15 anni senza conoscere se ne abbia 15, 22 o 57 e senza ottenere nome, cognome o numero del documento.
Che cosa accadrebbe agli account già esistenti
Aprire nuovi account con una verifica dell’età è relativamente semplice. Molto più complesso è gestire centinaia di milioni di profili già attivi. Secondo il documento descritto da Euronews, il principio dovrebbe essere quello della verifica proporzionata.
Le piattaforme potrebbero quindi utilizzare elementi già disponibili per valutare quando chiedere una conferma aggiuntiva. La durata dell’iscrizione è citata come uno dei possibili segnali. Un account creato dieci anni prima, per esempio, offre indicazioni diverse rispetto a un profilo aperto pochi giorni fa con una data di nascita difficilmente verificabile.
Non significa però che la piattaforma possa dedurre arbitrariamente l’età da fotografie, conversazioni o altri dati personali. Il DSA stesso specifica che gli obblighi di protezione dei minori non devono trasformarsi in un incentivo alla raccolta indiscriminata di nuove informazioni personali.