UK accelera sulla polizia algoritmica: riconoscimento facciale, AI e rischio di sorveglianza permanente

Il piano di modernizzazione della polizia britannica basato sull’uso estensivo dell’intelligenza artificiale e del riconoscimento facciale. Dalla creazione del centro Police.AI alla riorganizzazione della governance dei dati.

Il governo britannico ha annunciato quello che viene definito come il più ampio programma di modernizzazione delle forze di polizia degli ultimi due secoli, segnando una svolta profonda nel rapporto tra pubblica sicurezza, tecnologia e governance dei dati. Al centro della riforma c’è un massiccio investimento sull’intelligenza artificiale e, soprattutto, nell’estensione del riconoscimento facciale in tempo reale, una tecnologia che negli ultimi anni ha già sollevato dibattiti accesi sul piano dei diritti civili e della protezione della privacy.

Il riconoscimento facciale come strumento per la sorveglianza urbana

Il piano d’Oltremanica prevede il finanziamento di 40 nuovi veicoli dotati di sistemi di Live Facial Recognition, destinati a operare nei centri urbani di Inghilterra e Galles. Il riconoscimento facciale diventa uno strumento strutturale della sorveglianza urbana, non più confinato a sperimentazioni limitate o a eventi eccezionali. L’obiettivo dichiarato è aumentare l’efficacia nella prevenzione e nell’identificazione dei criminali, ma l’impatto di una simile diffusione tecnologica è destinato a essere molto più ampio.

Police.AI e l’integrazione dell’intelligenza artificiale nelle indagini

Parallelamente, il Regno Unito investirà 115 milioni di sterline nei prossimi tre anni per la creazione del National Centre for AI in Policing, noto come Police.AI. Il centro avrà il compito di testare, validare e distribuire soluzioni basate sull’intelligenza artificiale lungo l’intera filiera investigativa: dall’analisi delle prove digitali alla riduzione dei carichi burocratici che oggi assorbono una parte significativa delle risorse delle forze dell’ordine.

La narrativa istituzionale insiste su un punto chiave: circa il 90% dei reati presenta ormai una componente digitale, rendendo inevitabile una trasformazione tecnologica della polizia.

Nuove regole, trasparenza e governance dei dati

Consapevole delle criticità che accompagnano l’uso estensivo dell’IA, il governo promette l’introduzione di un nuovo quadro regolatorio specifico per le tecnologie impiegate dalle forze di polizia, incluso il riconoscimento facciale.

Tra le misure previste figura anche un registro pubblico dei sistemi di AI attualmente in uso, un tentativo di aumentare trasparenza e responsabilità in un ambito tradizionalmente opaco.

Sul fronte della governance dei dati, la riforma propone la nomina di un decisore unico a livello nazionale, incaricato di supervisionare i dataset utilizzati dalla polizia e le pratiche di condivisione delle informazioni, introducendo standard obbligatori sulla qualità e sull’uso dei dati.

Dal punto di vista operativo, l’AI sarà utilizzata anche per l’analisi predittiva, con l’obiettivo di individuare aree e comunità a maggiore rischio di criminalità attraverso l’incrocio di dati storici e intelligence in tempo reale.

Allo stesso tempo, il personale sarà formato per affrontare nuove minacce digitali, dalla disinformazione ai deepfake, mentre saranno assunti analisti del crimine, specialisti di digital forensics e investigatori cyber dedicati al contrasto delle truffe online e delle reti criminali nel dark web.

Sicurezza, diritti fondamentali e rischio di sorveglianza permanente

La portata della riforma britannica va valutata non solo in termini di efficienza operativa o di capacità tecnologica, ma soprattutto alla luce delle sue implicazioni sui diritti fondamentali.

La progressiva normalizzazione di strumenti di sorveglianza algoritmica, dal riconoscimento facciale all’analisi predittiva, rischia infatti di trasformare l’eccezione in regola, rendendo la raccolta massiva di dati biometrici e comportamentali una componente strutturale dello spazio pubblico.

In questo scenario, l’equilibrio tra sicurezza e libertà individuali non può essere affidato esclusivamente a promesse di trasparenza o a meccanismi di autoregolazione istituzionale, ma richiede un controllo giuridico e democratico continuo, capace di prevenire derive di sorveglianza permanente e di garantire che l’efficacia tecnologica non si traduca in una progressiva erosione dei diritti civili.

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