Microsoft continua a rinnovare l’interfaccia di Windows 11 e, stavolta, nel mirino finisce uno degli strumenti più longevi del sistema operativo: l’utilità Deframmenta e ottimizza unità. Il programma, conosciuto anche come Defrag, gestisce la manutenzione di hard disk e unità SSD conservando ancora oggi un’interfaccia ereditata da Windows 8.
Avviabile rapidamente premendo Windows+R quindi digitando dfrgui oppure scrivendo Deframmenta e ottimizza unità nella casella di ricerca di Windows, l’utilità svolge ancora oggi un ruolo importante nella manutenzione dei dispositivi di archiviazione. La sua funzione, tuttavia, è cambiata profondamente rispetto al passato: mentre sugli hard disk tradizionali Windows cerca di ridurre la frammentazione dei file per limitare gli spostamenti delle testine meccaniche, sulle unità SSD adotta procedure differenti, a partire dal TRIM e dal retrim, che comunicano al controller quali blocchi logici non contengono più dati validi.
Windows può deframmentare le unità SSD?
Attenzione a un equivoco piuttosto diffuso: Windows può deframmentare anche gli SSD. Cooooosa?
Ebbene sì, non si tratta della deframmentazione indiscriminata che un tempo si consigliava di evitare sugli SSD, ma di una manutenzione mirata. La stessa documentazione Microsoft precisa che disattivare l’ottimizzazione pianificata delle unità SSD, automaticamente svolta tramite l’utilità Deframmenta e ottimizza unità, è controproducente.
La scelta migliore consiste nel verificare che Windows riconosca correttamente il supporto come SSD, lasciando al sistema operativo la gestione delle operazioni di ottimizzazione.
Lo spiegava già nel 2014 Scott Hanselman: la frammentazione, infatti, non riguarda soltanto i tempi di accesso fisici ai dati, ma anche i metadati del file system. Un numero eccessivo di frammenti può aumentare il lavoro necessario per gestire un file e, nei casi estremi, raggiungere i limiti delle strutture che ne descrivono la distribuzione sul volume. E questo vale anche nel caso delle unità SSD: lo abbiamo spiegato nell’approfondimento SSD: cosa conta davvero per farli durare di più (e cosa è inutile), chiarendo perché chi consiglia di disattivare Defrag sulle unità a stato solido è completamente fuori strada.
Hanselman chiariva inoltre che, in presenza delle istantanee dei volumi (Volume Shadow Copy), Windows può eseguire una deframmentazione periodica delle unità SSD per evitare il degrado delle prestazioni delle operazioni copy-on-write.

Microsoft conferma: anche Deframmenta e ottimizza unità sarà aggiornato
L’azienda di Redmond ha confermato di aver inserito la modernizzazione di Deframmenta e ottimizza unità in Windows 11 tra gli interventi da affrontare, nell’ambito di un lavoro più ampio che punta a sostituire le vecchie finestre di sistema con componenti grafici moderni.
La notizia racconta bene un problema che accompagna Windows da parecchio tempo: la convivenza tra interfacce sviluppate in epoche differenti, alcune risalenti addirittura agli anni ’90. La prima utilità di deframmentazione integrata nella famiglia Windows 9x comparve con Windows 95, nel 1995; Windows 8, nel 2012, introdusse invece la “nuova” denominazione e l’impostazione di Ottimizza unità, adattando le operazioni di manutenzione anche alle unità a stato solido.
La conferma della revisione arriva da March Rogers, Partner Director of Design di Microsoft. La dirigente ha risposto a una richiesta pubblicata su X, nella quale un utente proponeva di ricostruire l’utilità di ottimizzazione delle unità attraverso WinUI 3 oppure di incorporarne le funzioni nell’app Impostazioni.
Rogers ha pubblicamente confermato che Microsoft ha inserito Deframmenta e ottimizza unità nell’elenco dei componenti di Windows 11 da aggiornare. Non ha però annunciato una data, mostrato un prototipo o specificato quale soluzione tecnica adotterà.
WinUI 3: cosa cambia rispetto alle vecchie interfacce Windows
La tecnologia su cui Microsoft sta investendo è WinUI 3, il framework grafico nativo distribuito attraverso il Windows App SDK.
A differenza delle precedenti librerie strettamente associate alle versioni del sistema operativo, permette di sviluppare applicazioni desktop moderne utilizzando XAML e linguaggi come C# e C++.
Secondo la documentazione ufficiale Microsoft, WinUI 3 supporta applicazioni destinate a Windows 10 dalla versione 1809, build 17763, e alle successive versioni di Windows 11. Offre controlli grafici coerenti con Fluent Design, supporto per differenti densità di pixel e strumenti per realizzare interfacce adattabili a schermi e modalità di input differenti.
Per una finestra amministrativa significa poter utilizzare controlli moderni, una migliore integrazione con il tema scuro e un comportamento visivo più uniforme. L’adozione di WinUI non garantisce però, semplicemente per il fatto di abbracciare questa soluzione, maggiore velocità o minore utilizzo della memoria: contano l’implementazione, il caricamento delle librerie e le operazioni eseguite dall’applicazione.
È utile anche distinguere WinUI 3 da WebView2: il primo è un framework per realizzare interfacce native; il secondo consente di incorporare contenuti Web attraverso il motore Chromium di Microsoft Edge. Le due tecnologie non sono incompatibili: un’applicazione WinUI può integrare un controllo WebView2. Tuttavia, per un’utilità come Deframmenta e ottimizza unità, composta essenzialmente da tabelle, pulsanti e informazioni sullo stato delle unità, un’interfaccia nativa appare una scelta tecnicamente ragionevole.