La patch anti Meltdown per Windows 7 e Windows Server 2008 R2 aveva aperto una voragine

Il ricercatore svedese Ulf Frisk ha scoperto che Microsoft ha risolto in modo silente una grave lacuna di sicurezza che era stata introdotta a gennaio, con il rilascio della patch contro la vulnerabilità Meltdown, nei sistemi Windows 7 e Windows Server 2008 R2 a 64 bit.

La patch anti-Meltdown, una delle vulnerabilità scoperte nei processori (Verificare se il processore in uso è vulnerabile a Meltdown e Spectre), che Microsoft ha rilasciato a gennaio ha introdotto una lacuna di sicurezza ancor più grave.

Lo spiega Ulf Frisk, esperto in materia di sicurezza informatica, che ha verificato l’esistenza del problema nelle versioni a 64 bit di Windows 7 e Windows Server 2008 R2 durante gli ultimi test del suo PCILeech, dispositivo ideato alcuni anni fa per sferrare attacchi DMA (Direct Memory Access) e accedere al contenuto della memoria protetta (ne avevamo parlato lo scorso anno per evidenziare come anche la tecnologia Secure Boot implementata nei nuovi BIOS UEFI sia aggirabile: Attacco a UEFI: Secure Boot si può superare facilmente).


Secondo Frisk un errore di programmazione ha esposto il contenuto della memoria kernel a qualunque processo, anche a quelli eseguiti con i privilegi di utente normale.
Codice malevolo o aggressori neanche troppo smaliziati avrebbero quindi potuto razziare credenziali di accesso e altre informazioni personali spesso conservate nella memoria kernel.

Fortunatamente Microsoft ha risolto il problema con il rilascio delle patch di marzo 2018 per Windows 7 e Windows Server 2008 R2: il consiglio, quindi, è quello di procedere con l’installazione, mediante Windows Update, di tutti gli aggiornamenti sin qui distribuiti (tenendo presente anche quanto rilevato nel nostro articolo Windows 7 non si aggiorna più senza antivirus: incredibile ma vero).

Per maggiori informazioni sulla scoperta di Frisk, è possibile fare riferimento all’analisi tecnica pubblicata sul suo blog.

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