La crescita dell’Intelligenza Artificiale ha portato sotto i riflettori un problema spesso trascurato: il consumo idrico dei data center.
Amazon ha deciso di pubblicare per la prima volta dati aggregati sulle proprie strutture globali, unendosi a Google, Meta e Microsoft che riportano queste informazioni almeno dal 2020. I dati pubblicati arrivano in un momento delicato, con governi, comunità locali e autorità ambientali che chiedono maggiore trasparenza ai grandi operatori tecnologici, soprattutto nelle regioni soggette a stress idrico o scarsità di acqua potabile.
I numeri del consumo idrico e il confronto con i competitor
Nel 2025 Amazon ha utilizzato circa 2,5 miliardi di galloni d’acqua, oltre 9,4 miliardi di litri, registrando tuttavia una riduzione del 2% rispetto all’anno precedente nonostante l’espansione delle infrastrutture. Il parametro di efficienza idrica ha raggiunto 0,12 litri per kilowattora, un miglioramento del 52% rispetto al 2021.
Il concorrente più vicino è Microsoft, che nel 2025 ha utilizzato 0,27 litri per kilowattora, in calo rispetto agli 0,30 del 2024. Meta si attesta intorno a 0,19 litri, mentre Google risulta il consumatore più intensivo con una media di 1,15 litri per kilowattora.
Va però segnalato un elemento critico emerso dalle analisi di settore: nel confronto grafico pubblicato da Amazon, i propri dati aggregati vengono messi a confronto con le strutture AI-specifiche dei competitor, che sono naturalmente più energivore e idrovore. Per circa il 90% del tempo i server vengono raffreddati tramite free air cooling, una tecnica che sfrutta direttamente l’aria esterna senza ricorrere all’acqua.
Solo quando le temperature superano i 30 gradi Celsius entrano in funzione sistemi di raffreddamento evaporativo, che richiedono meno elettricità rispetto agli impianti frigoriferi tradizionali. Parallelamente, gli ingegneri AWS hanno innalzato le soglie termiche supportate dall’hardware, riducendo le ore in cui il raffreddamento ad acqua è necessario. In alcuni campus queste modifiche progettuali hanno abbassato il consumo idrico fino al 50%.
Acqua riciclata e obiettivo water positive
Una parte rilevante della strategia ambientale si basa sull’utilizzo di acqua rigenerata, proveniente da impianti di trattamento delle acque reflue invece che da risorse potabili. Amazon gestisce oggi 26 strutture alimentate interamente da acqua recuperata, con oltre 130 siti coinvolti in programmi simili a livello globale. L’obiettivo dichiarato è raggiungere lo status di water positive entro il 2030.
Restano però alcune zone d’ombra. Amazon non ha divulgato dati per singolo sito, a differenza di Google e Meta che forniscono informazioni struttura per struttura. Non ha inoltre comunicato quale percentuale proveniente da fonti riciclate, né ha pubblicato tabelle storiche che permettano confronti precisi con gli anni precedenti.