Gli smart glasses, occhiali connessi dotati di videocamera stanno entrando rapidamente nella quotidianità, spinti dal successo commerciale dei modelli prodotti da Meta in collaborazione con Ray-Ban. L’integrazione tra registrazione video, streaming diretto sui social e assistenti vocali rende questi dispositivi sempre più diffusi.
La prospettiva di essere ripresi senza consenso, però, non è teorica: la miniaturizzazione dei sensori e la connettività permanente via Bluetooth e WiFi hanno ridotto le barriere tecniche, mentre la diffusione di piattaforme come TikTok e Instagram amplifica l’impatto di contenuti registrati in contesti pubblici e privati.
In questo scenario emergono nuove preoccupazioni legate alla privacy, aggravate dalle indiscrezioni su funzionalità di riconoscimento facciale integrate nei futuri modelli.
Occhiali smart e registrazione invisibile
I dispositivi come i Ray-Ban Meta Smart Glasses utilizzano moduli fotografici integrati nella montatura, accompagnati da microfoni e da un LED di registrazione progettato per segnalare quando la videocamera è attiva.
La presenza di questa spia, tuttavia, non garantisce una reale trasparenza: può risultare poco visibile in ambienti luminosi e, secondo analisi tecniche indipendenti, può essere disattivata tramite modifiche firmware o accessori di terze parti. I modelli attualmente in commercio registrano video in risoluzione 1080p e trasmettono i dati attraverso connessioni wireless, rendendo possibile la pubblicazione immediata su piattaforme social senza passaggi intermedi.
Riconoscimento facciale e scenari di rischio
Secondo un’inchiesta del New York Times, Meta starebbe lavorando all’integrazione di un sistema di riconoscimento facciale nei propri occhiali.
L’ipotesi tecnica prevede l’uso di modelli di visione artificiale eseguiti in locale o tramite edge computing, con sincronizzazione cloud per il confronto dei volti. Una funzione simile comporterebbe implicazioni significative per la protezione dei dati biometrici, già regolamentati dal GDPR in Europa e da normative specifiche negli USA.
La possibilità di identificare automaticamente le persone in ambienti pubblici o durante eventi aumenta la superficie di rischio e rende più complessa la gestione del consenso informato.
Come funziona l’app Nearby Glasses
Per rispondere a queste criticità, lo sviluppatore Yves Jeanrenaud ha realizzato Nearby Glasses, un’applicazione open source che sfrutta i segnali Bluetooth Low Energy (BLE) emessi dagli occhiali smart.
I dispositivi di Meta, Oakley e Snap trasmettono infatti pacchetti BLE contenenti identificativi univoci e metadati di fabbrica, tra cui una firma codificata del produttore.
L’app intercetta questi pacchetti e li analizza, identificando la presenza di occhiali con videocamera nelle vicinanze. L’algoritmo utilizza anche l’intensità del segnale (RSSI) per stimare la distanza, impostata di default a circa 10 metri per l’attivazione della notifica.

Limiti tecnici e falsi positivi
Il rilevamento basato su BLE presenta limitazioni intrinseche. La stima della distanza tramite RSSI è influenzata da ostacoli fisici, interferenze e riflessioni del segnale radio.
Inoltre, alcuni dispositivi non correlati, come i visori VR Meta Quest o altri indossabili, possono emettere pacchetti simili, generando falsi positivi.
L’autore del progetto segnala che non esiste una garanzia assoluta di identificazione corretta, soprattutto in ambienti densamente popolati di dispositivi wireless. Le impostazioni dell’app consentono comunque di regolare la soglia di rilevamento e i parametri di scansione.
Distribuzione e sviluppo open source
Nearby Glasses è disponibile gratuitamente per Android tramite Google Play Store e repository GitHub, dove il codice è pubblicato con licenza open source.
La scelta di rendere pubblico il codice consente audit indipendenti e miglioramenti collaborativi, un aspetto rilevante in ambito sicurezza.
La versione iOS è in fase di sviluppo, ma potrebbe essere limitata dalle restrizioni di Apple sull’accesso ai dati Bluetooth in background.
Il progetto rappresenta uno dei primi tentativi concreti di creare contromisure tecniche a un fenomeno destinato a crescere con l’evoluzione dei dispositivi indossabili.
Prospettive di regolamentazione e mitigazioni
L’adozione crescente di occhiali con videocamera richiede un adeguamento normativo e tecnologico.
Tra le possibili mitigazioni rientrano l’obbligo di indicatori luminosi non disattivabili, la limitazione delle funzioni di riconoscimento biometrico e la trasparenza sul trattamento dei dati.
In ambito tecnico, la standardizzazione di identificatori BLE per dispositivi di registrazione potrebbe facilitare strumenti di rilevamento come Nearby Glasses. Senza un equilibrio tra innovazione e tutela della privacy, il rischio di sorveglianza diffusa e non consensuale è destinato ad aumentare.