Negli ultimi 15 anni lo smartphone è diventato il centro della nostra vita digitale. Tuttavia, per quanto potenti, i telefoni restano legati a un’idea di utilizzo rapido, frammentato, spesso limitato da interfacce pensate per il consumo più che per la produzione. NexPhone è un progetto che nasce come tentativo concreto di rispondere a una domanda rimasta irrisolta per anni: è davvero necessario portarsi dietro più dispositivi per coprire esigenze diverse, oppure è il software che non si è ancora adattato all’hardware moderno?
Nex Computer, già nota per i suoi “lapdock” capaci di trasformare smartphone in postazioni di lavoro complete, prova ora a spingersi oltre, condensando l’intero concetto di computer personale in un solo dispositivo tascabile.
Cos’è NexPhone e come si presenta
La convergenza tra smartphone e PC è una promessa che il settore tecnologico ripete in continuazione. Ogni generazione di hardware sembra avvicinarsi all’obiettivo, ma finora nessun dispositivo è riuscito a superare davvero la separazione strutturale tra mondo mobile e mondo desktop.
A differenza di altri esperimenti di convergenza del passato — spesso limitati a modalità desktop semplificate o ambienti virtualizzati — NexPhone adotta un approccio radicale: tre sistemi operativi reali, nativi e funzionali, ciascuno con un ruolo preciso. Android per l’esperienza mobile quotidiana, Linux per il lavoro tecnico e professionale, Windows 11 per l’accesso completo all’insieme di software compatibili con la piattaforma Microsoft. Niente emulazioni né compromessi evidenti, ma ambienti distinti che convivono nello stesso hardware e si attivano in base al contesto d’uso.

Qualcomm Dragonwing QCM6490: il chip che promuove NexPhone a computer desktop portatile
Uno degli aspetti tecnici più rilevanti del NexPhone è la scelta del Qualcomm Dragonwing QCM6490, un SoC che si discosta dai classici chip consumer della serie Snapdragon.
Si tratta infatti di una piattaforma pensata per applicazioni industriali ed embedded, con un ciclo di supporto esteso che arriva fino al 2036. Questa caratteristica è in realtà fondamentale per un dispositivo che ambisce a essere un computer principale, e non un telefono da sostituire dopo 3 anni.
Dal punto di vista architetturale, QCM6490 offre un equilibrio tra efficienza energetica e potenza sufficiente per sostenere carichi desktop moderati, mantenendo al contempo compatibilità ufficiale con più sistemi operativi. È proprio questa versatilità che consente a NexPhone di eseguire Android, Linux e Windows 11 nativamente, evitando soluzioni di emulazione pesante che avrebbero compromesso prestazioni e stabilità.
Il supporto esteso ai driver, in particolare per GPU e I/O, è ciò che rende praticabile l’accelerazione grafica in ambienti Linux e la gestione completa del desktop Windows quando il dispositivo è collegato a uno schermo esterno.
Tre sistemi operativi, tre ruoli distinti
Nei tentativi di convergenza che si sono visti sino ad oggi, si è sempre cercato di fare tutto con un solo sistema operativo. NexPhone adotta invece una strategia differente ossia quella di estendere la compatibilità a tutti i principali sistemi operativi.
Android rimane il sistema operativo primario per l’uso mobile. Non viene trasformato forzosamente in un desktop, come avviene in altre soluzioni, ma lasciato operare nel contesto per cui è stato progettato. Un approccio del genere riduce drasticamente attriti e compromessi nell’esperienza quotidiana, mantenendo consumi contenuti e una reattività elevata anche con display ad alto refresh rate.

Linux è implementato nel dispositivo usando una distribuzione Debian. Non è una semplice shell remota o un container limitato, ma un desktop Linux accelerato via GPU, avviabile direttamente come applicazione Android.
In questo modo è possibile utilizzare multitasking reale, servirsi di tool professionali e avvalersi di una continuità operativa rara nel mondo mobile. Dal punto di vista ingegneristico, significa gestire correttamente accesso a storage, rete e accelerazione grafica senza introdurre colli di bottiglia artificiali.
Windows 11, infine, è implementato tramite dual boot: non è eseguito sopra Android né virtualizzato, ma caricato direttamente all’avvio. La soluzione elimina molte delle limitazioni tipiche delle implementazioni ARM su mobile, consentendo l’installazione di applicazioni Windows complete e l’uso di periferiche come su un PC tradizionale.
Per passare a Windows 11 è necessario un riavvio di NexPhone ma è una scelta consapevole che privilegia coerenza e affidabilità rispetto alla comodità immediata.

Gestione dell’interfaccia: Windows 11 su 6,58 pollici
Uno degli aspetti più complessi è l’adattamento di Windows 11 a uno schermo da smartphone. NexPhone affronta il problema con una shell personalizzata, progettata per ridurre la densità visiva e facilitare l’interazione touch.
L’interfaccia richiama concettualmente il vecchio Start Screen di Windows Phone, ma senza rinunciare alle funzionalità del desktop completo quando il dispositivo è collegato a un display esterno. Dal punto di vista tecnico, NexPhone mantiene un’unica installazione di Windows, evitando versioni “ridotte” del sistema operativo.
I/O, connettività e persistenza
Un altro elemento cruciale di NexPhone consiste nella gestione delle connessioni esterne. Il dispositivo utilizza USB-C come asse portante dell’intero sistema, supportando output video, alimentazione, hub e periferiche attraverso un singolo connettore.
L’hub USB-C incluso non è un accessorio secondario, ma parte integrante del progetto, pensato per garantire una transizione fluida tra modalità mobile e desktop.
Particolarmente interessante è la persistenza dello stato operativo: scollegare il telefono da un monitor non interrompe bruscamente la sessione desktop, ma la sospende senza alcuna difficoltà. Il comportamento è frutto di un’attenta gestione delle risorse, soprattutto in termini di memoria e processi, e rappresenta uno degli aspetti più maturi del progetto.
Robustezza e continuità operativa
NexPhone può già esibire certificazioni IP68, IP69K e MIL-STD-810H. Un dispositivo che ambisce a sostituire più macchine deve essere fisicamente affidabile e NexPhone è progettato per resistere a condizioni ambientali che normalmente escluderebbero l’uso di uno smartphone consumer, rendendolo adatto a contesti industriali, tecnici e professionali.
Anche la batteria da 5000 mAh, abbinata a ricarica cablata e wireless, va letta in questa chiave: non come semplice dato numerico, ma come garanzia di continuità d’uso in scenari misti, dove il dispositivo può passare più volte al giorno dal ruolo di telefono a quello di workstation, specie se collegato con un monitor esterno.
Chi c’è dietro a NexPhone: la visione di Nex Computer
Dietro al progetto NexPhone non c’è un gigante tecnologico con risorse illimitate, ma una startup statunitense con una visione lunga oltre un decennio: Nex Computer, con sede a Los Angeles, California.
Fondata da Emre Kosmaz insieme a Yeliz Kayacan, Nex Computer è conosciuta sin dagli anni 2010 per la sua linea NexDock, dispositivi “lapdock” che trasformano gli smartphone in postazioni di lavoro con schermo, tastiera e trackpad collegati.
NexDock ha spesso incarnato l’idea di convergenza hardware ben prima che termini come DeX o Continuum diventassero familiari. I lapdock non contengono una CPU propria, ma estendono la potenza computazionale dello smartphone ospite, aprendo la strada a un’esperienza simile a quella di un laptop tradizionale.
Il NexPhone rappresenta la realizzazione più matura e ambiziosa della visione di Kosmaz e del team: non più un accessorio che dipende da un telefono esistente, ma un dispositivo tascabile progettato fin dall’inizio per essere smartphone e computer allo stesso tempo.
Kosmaz racconta come l’idea sia nata oltre 14 anni fa, alimentata dalla convinzione che un singolo dispositivo possa sostituire smartphone, laptop e desktop senza compromessi reali nel workflow quotidiano.