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Apple condannata negli USA: ha fatto cartello per gli ebook

Apple, di concerto con alcune case editrici, avrebbe gonfiato i prezzi degli e-book a proprio vantaggio. Il giudice Denise Cote, della corte distrettuale di Manhattan, ha emesso una storica sentenza sfavorevole alla Mela: sarebbero stati individuati e ritenuti attendibili una serie di elementi che proverebbero l'attività collusiva messa in campo dai vertici di Apple. Secondo quanto emerso durante il processo, Apple avrebbe ordito una trama ai danni dei principali concorrenti (Amazon in testa) impedendo una sana competizione sul mercato.

La società guidata da Tim Cook aveva sempre sostenuto di non aver stretto alcun accordo segreto con gli editori a loro volta chiamati in causa (E-book: Apple sostiene di non aver "fatto cartello") nonostante la recente diffusione di alcune e-mail dal contenuto piuttosto "scottante" (Steve Jobs voleva tagliare le gambe ad Amazon?).


Apple avrebbe insomma "ingabbiato" il mercato al dettaglio degli e-book provocando aumenti ingiustificati (fino a 12,99 o 14,99 dollari) rispetto ai 9,99 dollari del listino di Amazon. "Senza il ruolo direttivo di Apple nella cospirazione, l'azienda non avrebbe raggiunto il suo obiettivo", si legge nella decisione del giudice a stelle e strisce.

Secondo l'antitrust americana, la sentenza del giudice Cote - insieme con gli accordi siglati dai cinque editori coinvolti nell'indagine sugli e-book - avrebbe permesso di ripristinare condizioni di mercato favorevoli ai consumatori.

Il giudice Cote ha anche invitato Apple, il prossimo 9 agosto, a partecipare ad una nuova seduta durante la quale saranno discussi nuovi interventi tesi a ripristinare la libera concorrenza nel mercato degli e-book. In quell'occasione si potrebbe parlare anche di sanzioni ai danni della casa di Cupertino.


Stando agli ultimi dati, il mercato degli e-book resta dominio di Amazon con il 65%. A seguire Barnes & Noble con il 20% ed Apple che non raggiunge, in termini percentuali, neppure la doppia cifra.

I legali di Apple hanno contestato la sentenza assicurando di non aver fatto cartello con gli editori. L'azienda, attraverso il portavoce Tom Neumayr, spiega che presenterà appello: "quando abbiamo lanciato il nostro iBookStore, nel 2010, abbiamo offerto agli utenti una nuova possibilità di scelta favorendo la competizione e spingendo l'acceleratore sull'innovazione".

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