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TPB: il Tribunale pubblica le motivazioni del provvedimento

Sono state diffuse le motivazioni che avevano portato il Tribunale del Riesame di Bergamo ad annullare il sequestro preventivo del sito "The Pirate Bay", nell'occhio del ciclone dallo scorso mese di Agosto. Si spiega (ved. questa pagina) come in ambito penale non possa essere eseguito un sequestro preventivo senza rendere il bene indisponibile. In pratica, nella vicenda in questione, è stato richiesto ai provider Internet di inibire l'accesso al sito web dall'Italia agendo su filtri ed impostazioni dei server DNS. Questo tipo di inibitoria avrebbe dovuto essere emessa dal Ministero dell'Interno o da Amministrazioni di Stato senza però passare per il decreto di sequestro.
Sebbene il provvedimento di sequestro preventivo sia stato annullato, i giudici che hanno riesaminato il caso hanno fatto alcune interessanti osservazioni. E' stato ad esempio confermato che "tali contatti (le connessioni operate verso il sito "The Pirate Bay", n.d.r.), per specificità, l'evidenza e l'ampiezza dell'offerta contenuta nel sito oggetto di cautela, devono essere ragionevolmente ricondotti, almeno in una significativa parte, all'acquisizione in rete di beni protetti dal diritto di autore, in violazione delle norme a presidio dello stesso". I giudici hanno altresì ritenuto che "a nulla rileva il fatto che tali beni non siano nella diretta disponibilità degli indagati, ma collocati in archivi contenuti in apparecchi elettronici di altri soggetti, dal momento che solo le informazioni contenute nel sito in questione (nel quale si trovano le chiavi per accedere agli archivi di cui sopra e attingerne direttamente documenti) consentono la realizzazione di quei contatti in numero esorbitante cui fa riferimento la Guardia di Finanza".
Per maggiori informazioni sulla vicenda, è possibile fare riferimento a queste notizie.

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