Con macOS Tahoe, gli sviluppatori Apple hanno introdotto una revisione significativa dell’interfaccia grafica, intervenendo anche su elementi storicamente rimasti invariati come i menu delle applicazioni. Tra le modifiche più evidenti compare l’aggiunta sistematica di icone accanto alle voci dei menu a tendina, una scelta che richiama logiche già viste in ambienti touch e in alcune applicazioni iOS. La novità ha suscitato reazioni contrastanti: da un lato una maggiore riconoscibilità delle azioni, dall’altro una percezione diffusa di maggiore rumore visivo e difficoltà nella scansione rapida dei comandi.
La storia dell’interfaccia macOS ha sempre privilegiato la leggibilità testuale e la coerenza tipografica. Già dai tempi di Mac OS X 10.0, Apple aveva limitato l’uso di elementi grafici nei menu, riservandoli a casi specifici come lo zoom o la gestione delle finestre. Con Tahoe – identificato internamente come macOS 26 – questa impostazione cambia in modo netto, portando icone anche in contesti dove prima non erano presenti. Il risultato, secondo diversi sviluppatori e utenti avanzati, introduce incoerenze tra applicazioni di sistema e software di terze parti, oltre a rallentare la lettura delle opzioni disponibili.
Il meccanismo dietro le icone nei menu di macOS
Il comportamento dei menu in macOS si basa su componenti del framework AppKit, in particolare sulla classe NSMenuItem, che può associare un’immagine a ciascuna voce.
La gestione globale della visualizzazione delle icone passa da una preferenza di sistema meno documentata, denominata NSMenuEnableActionImages, che determina se le immagini debbano essere renderizzate o meno accanto al testo.
In macOS Tahoe l’opzione risulta attiva per impostazione predefinita. Il sistema operativo applica quindi automaticamente le immagini anche quando gli sviluppatori non le considerano strettamente necessarie, favorendo una maggiore uniformità grafica ma riducendo il controllo granulare sull’interfaccia.
Alcune icone restano comunque fondamentali per il contesto, come quelle legate al ridimensionamento delle finestre, e continuano a essere mostrate indipendentemente dalla configurazione globale.
La modifica tramite Terminale per nascondere le icone
Una semplice soluzione consente di disattivare le icone nei menu di macOS senza ricorrere a strumenti esterni. Il comando da usare è il seguente:
defaults write -g NSMenuEnableActionImages -bool NO
L’istruzione agisce sul dominio globale delle preferenze utente, noto come NSGlobalDomain. Il comando defaults modifica direttamente i file plist che macOS utilizza per salvare le impostazioni, nello specifico intervenendo sul comportamento condiviso da tutte le applicazioni che rispettano le API standard.
Dopo l’esecuzione, le applicazioni devono essere riavviate affinché il cambiamento abbia effetto. Non è necessario un riavvio completo del sistema, ma processi già in esecuzione continueranno a utilizzare le impostazioni precedenti finché non vengono terminati e riaperti.
Limiti e compatibilità con le applicazioni
La modifica non ha un impatto universale su tutto il software installato. Le applicazioni sviluppate con framework moderni o personalizzazioni avanzate dell’interfaccia possono ignorare la preferenza globale, mostrando comunque icone nei menu. Ciò accade in particolare con software che non utilizza direttamente AppKit o che implementa rendering custom delle interfacce.
Un altro limite riguarda la coerenza visiva: disattivando le icone si ottiene un’interfaccia più pulita, ma alcune voci che dipendono da indicatori grafici potrebbero risultare meno immediate, soprattutto per gli utenti meno esperti.
È plausibile che versioni successive del sistema operativo della Mela possano guadagnare un controllo esplicito nelle preferenze utente, soprattutto se il feedback degli utenti (Tim Cook ricorda che è fondamentale per Apple) continuerà a evidenziare criticità legate alla leggibilità.