Inviare file di grandi dimensioni attraverso Internet senza caricarli preventivamente su un server, creare account o sottoscrivere abbonamenti. È la proposta di DashBeam, precedentemente noto come AltSendMe, un’applicazione gratuita e open source (download) che permette di condividere documenti, archivi e intere cartelle direttamente tra dispositivi, anche quando si trovano su reti differenti. Il destinatario può ricevere un semplice link e scaricare i contenuti dal browser, senza dover installare un programma.
A differenza dei servizi come WeTransfer, che prevedono il caricamento iniziale dei file su un’infrastruttura remota dalla quale il destinatario li scarica successivamente, DashBeam trasferisce i dati tra il dispositivo del mittente e quello del destinatario, utilizzando connessioni cifrate e ricorrendo, quando necessario, a server intermedi che inoltrano il traffico senza poter leggere i contenuti.
Il progetto, disponibile su GitHub con licenza AGPL-3.0, supporta Windows, macOS, Linux e Android, oltre a offrire un’interfaccia web e uno strumento utilizzabile dalla riga di comando.

DashBeam: come inviare file via Internet utilizzando un semplice link
Una delle caratteristiche più interessanti di DashBeam riguarda la possibilità di condividere file con destinatari occasionali, senza richiedere loro la creazione di un account o l’installazione dell’applicazione.
Chi deve inviare un documento seleziona il file o la cartella dall’interfaccia di DashBeam e genera un collegamento oppure un codice QR: il link assume una struttura simile a app.dashbeam.net/receive?ticket=... e contiene le informazioni necessarie per individuare il mittente e recuperare i dati.
Il destinatario può aprire l’indirizzo nel browser e avviare la ricezione; su Android, il collegamento può aprire direttamente l’applicazione, quando installata. Gli sviluppatori consigliano comunque di preferire il client nativo per trasferimenti particolarmente voluminosi, perché la versione web presenta limitazioni nelle prestazioni.
La differenza rispetto a un tradizionale servizio di file hosting è sostanziale: DashBeam non deve prima completare l’upload dell’intero documento su uno spazio cloud per renderlo disponibile. Il file resta sul dispositivo dell’utente che lo condivide e il destinatario lo recupera attraverso la connessione stabilita tra i due sistemi.
Ovviamente, se il computer o il dispositivo che ospita il file viene spento, il destinatario non può continuare a scaricarlo come farebbe da un normale servizio cloud.

Il motore di DashBeam utilizza Iroh, QUIC e BLAKE3
Il funzionamento dell’applicazione si basa su Iroh, una tecnologia open source progettata per collegare dispositivi attraverso Internet senza richiedere agli utenti di configurare manualmente indirizzi IP pubblici, porte del router e regole di inoltro.
Ogni dispositivo dispone di un’identità crittografica basata su chiavi Ed25519, utilizzata per riconoscere l’interlocutore indipendentemente dall’indirizzo IP momentaneamente assegnato. Le comunicazioni sfruttano QUIC con TLS 1.3, mentre i meccanismi di attraversamento dei NAT (Network Address Translation) cercano di stabilire un collegamento diretto tra mittente e destinatario.
Per la gestione dei file, DashBeam utilizza il componente iroh-blobs: i contenuti sono identificati attraverso hash BLAKE3, che consentono di verificarne l’integrità durante la ricezione. Il programma può controllare quali porzioni dei dati sono già arrivate correttamente e recuperare soltanto quelle mancanti: se la connessione si interrompe, non è quindi necessario ricominciare automaticamente il trasferimento dall’inizio.
DashBeam supporta inoltre il passaggio tra reti differenti durante una sessione, per esempio quando uno smartphone abbandona una rete WiFi e utilizza la connessione mobile. Il software tenta di aggiornare il percorso di comunicazione mantenendo l’identità del dispositivo remoto.

L’addio al cloud non implica l’assenza di server: il ruolo dei relay
Quando mittente e destinatario non possono collegarsi direttamente, per esempio a causa delle configurazioni NAT o delle restrizioni imposte dalle reti aziendali, Iroh può utilizzare un server relay per inoltrare i dati. Il traffico attraversa quindi un’infrastruttura intermedia, ma rimane protetto dalla crittografia end-to-end.
Secondo la documentazione sulla privacy di DashBeam, i gestori dei relay possono osservare alcune informazioni relative alle connessioni, tra cui gli indirizzi IP, la durata delle sessioni e il volume del traffico. Non possono invece decifrare il contenuto dei file trasmessi.
DashBeam permette comunque agli utenti più esperti di configurare relay propri, anche attraverso Docker e server VPS, scegliendo così l’infrastruttura utilizzata per facilitare le comunicazioni.
Rimane inoltre possibile disabilitare i relay quando si desidera utilizzare soltanto connessioni dirette, purché i dispositivi riescano effettivamente a raggiungersi.
DashBeam e Flipflop: due programmi simili, ma con differenze importanti
DashBeam presenta diverse analogie con Flipflop, applicazione open source per condividere file tra Windows, Linux, macOS e Android senza cloud, che abbiamo presentato di recente.
Entrambi utilizzano proprio Iroh per stabilire connessioni cifrate tra dispositivi, supportano l’associazione persistente dei computer e permettono di riprendere i trasferimenti interrotti. In entrambi i casi, l’obiettivo è evitare di utilizzare un archivio remoto come passaggio obbligatorio per lo scambio dei dati.
La differenza più interessante riguarda la condivisione attraverso il browser: Flipflop mette attualmente a disposizione una funzione denominata Browser link, che avvia un server HTTP sul dispositivo del mittente e consente di scambiare file con altri sistemi collegati alla stessa rete locale. È una soluzione comoda quando si lavora nella medesima LAN, ma non permette di raggiungere direttamente un destinatario attraverso Internet senza ulteriori configurazioni.
DashBeam estende invece la ricezione tramite browser anche ai dispositivi remoti: il link HTTPS generato dall’applicazione contiene un ticket che permette al destinatario di stabilire la comunicazione attraverso Iroh, senza che i due computer debbano condividere la stessa rete.
Flipflop offre, dal canto suo, alcune funzionalità specifiche: supporta Bluetooth oltre a LAN e Internet e dispone di una coda persistente degli invii, che conserva le richieste quando il dispositivo destinatario è offline e ritenta il trasferimento quando torna disponibile.
DashBeam privilegia anche l’invio occasionale mediante ticket, link e QR, pur permettendo di associare stabilmente i dispositivi. Offre inoltre la scoperta automatica dei sistemi presenti sulla rete locale tramite mDNS, la ricezione automatica dai dispositivi esplicitamente contrassegnati come attendibili e la possibilità documentata di utilizzare relay gestiti autonomamente.
Le differenze a colpo d’occhio
| Caratteristica | DashBeam | Flipflop |
|---|---|---|
| Sistemi supportati | Windows, Linux, macOS, Android | Windows, Linux, macOS, Android |
| Tecnologia di trasferimento | P2P tramite Iroh e QUIC | P2P tramite Iroh e QUIC |
| Trasferimento via Internet | Sì | Sì |
| Ricezione tramite browser | Anche via Internet, senza installazione | Tramite link sulla rete locale |
| Condivisione con link o QR | Sì, anche con destinatari remoti | Link per accesso dalla LAN |
| Trasferimenti interrotti | Ripresa supportata | Ripresa supportata |
| Destinatari offline | Nessuna coda equivalente documentata | Coda persistente con nuovi tentativi |
| Bluetooth | Non previsto come trasporto | Supportato |
| Relay personalizzati | Configurabili e gestibili autonomamente | Supporto non verificato |
| Utilizzo ideale | Invio occasionale di file via Internet | Scambio frequente tra dispositivi personali |
Come scaricare DashBeam e quando usarlo
DashBeam (sito ufficiale) si può scaricare dalla pagina ufficiale delle release GitHub. Per Windows sono disponibili un installer, un pacchetto MSI e una versione portabile; per macOS e Linux sono previsti pacchetti dedicati, mentre su Android l’installazione può avvenire tramite il pacchetto APK. Come evidenziato in precedenza, è eventualmente possibile utilizzare DashBeam anche dal browser, tenendo presente le limitazioni prestazionali della versione web.
Il programma può risultare particolarmente utile per condividere archivi di grandi dimensioni, immagini di unità di memorizzazione, video e raccolte di documenti senza passare attraverso l’upload su un servizio esterno. È inoltre una soluzione interessante quando si desidera evitare registrazioni, quote di archiviazione e scadenze imposte da una piattaforma di file hosting.
WeTransfer e simili consentono al destinatario di scaricare il file anche quando il mittente ha già spento i suoi device o non risulta raggiungibile perché “i byte” sono temporaneamente conservati lato server. DashBeam rinuncia proprio a tale meccanismo e, di conseguenza, richiede che il dispositivo sorgente rimanga disponibile.
Per chi trasferisce occasionalmente file tra persone presenti in luoghi differenti, senza voler affidare i contenuti a un archivio cloud, il compromesso è davvero vantaggioso. Chi invece deve distribuire documenti a destinatari che li scaricheranno in momenti successivi, senza coordinarsi con il mittente, potrebbe trovare più pratico un tradizionale servizio di storage cloud.