Flipper One cambia tutto: il successore di Flipper Zero ora è un vero computer Linux

Flipper One non sostituisce Flipper Zero: è un computer Linux ARM tascabile, modulare e ancora in sviluppo, con RK3576, RP2350, M.2, rete avanzata e molte sfide aperte.

I dispositivi come Flipper Zero appartengono a una categoria particolare di strumenti portatili: piccoli terminali hardware pensati per interagire con segnali radio, badge NFC, telecomandi a infrarossi, chiavi iButton, GPIO e altri sistemi usati ogni giorno in controllo accessi, domotica, manutenzione tecnica e sicurezza informatica. Servono, in pratica, a studiare protocolli, verificare configurazioni, automatizzare test e capire come rispondono tecnologie spesso invisibili ma molto diffuse. Il nuovo Flipper One non nasce come “nuovo Flipper Zero”, almeno non nel senso più banale del termine.

Il progetto presentato da Flipper Devices il 21 maggio 2026 punta a un obiettivo più ambizioso: creare un computer Linux tascabile, aperto e modulare, pensato per networking, sviluppo embedded, analisi radio attraverso moduli esterni, automazione sul campo e sperimentazione hardware. L’azienda, però, non lo presenta come un prodotto finito: chiede aiuto a sviluppatori, kernel hacker, progettisti hardware, designer meccanici e utenti esperti prima di chiudere le scelte definitive.

Flipper One

Il viaggio da Flipper Zero a Flipper One

Per capire il peso dell’annuncio bisogna tornare al successo di Flipper Zero, il multitool basato su microcontrollore che ha portato in mano a moltissimi utenti funzioni legate a NFC, RFID a 125 kHz, Sub-1 GHz, infrarossi, iButton e GPIO.

Flipper Devices parla ormai di circa un milione di unità in circolazione; un dato che spiega perché ogni nuovo dispositivo dell’azienda attiri attenzione, ma anche diffidenza.

Il primo Flipper lavorava soprattutto su protocolli locali e access control; Flipper One cambia livello operativo e guarda alle reti IP, a Linux mainline, a interfacce ad alta velocità e a moduli M.2.

Il dato tecnico che riassume meglio la differenza è semplice: si passa da un dispositivo centrato su un microcontrollore STM32WB55RG, con Cortex-M4 a 64 MHz, 1 MB di flash e 256 KB di SRAM, a una macchina ARM con SoC Rockchip RK3576, 8 GB di RAM LPDDR5, 64 GB UFS 2.2 e un secondo microcontrollore Raspberry Pi RP2350 per la gestione a basso consumo. In pratica, Flipper One non sostituisce Flipper Zero: lo affianca aprendo nuovi interessanti scenari.

Confronto Flipper Zero Flipper One

Un computer ARM aperto, non un gadget con Linux “appiccicato sopra”

La parte più interessante dell’annuncio non riguarda il numero di porte o la presenza di un display. Flipper Devices insiste su un punto molto preciso: vuole realizzare una piattaforma ARM con supporto mainline Linux, senza dipendere da un kernel modificato dal vendor e senza costringere gli utenti a continuare a usare una vecchia versione del Board Support Package (BSP), il componente software che contiene driver, configurazioni e strumenti necessari per far funzionare il sistema operativo sull’hardware specifico del dispositivo.

Chi lavora con schede ARM conosce bene il problema. Il produttore del SoC fornisce spesso un BSP basato su kernel datati, patch proprietarie, bootloader adattati e librerie binarie difficili da mantenere. All’inizio tutto sembra funzionare; dopo qualche anno, però, aggiornare una distribuzione, applicare correzioni di sicurezza o usare periferiche nuove può diventare un lavoro poco piacevole. Un prodotto del genere, se vuole durare, deve vivere vicino a kernel.org, U-Boot, Trusted Firmware-A, Mesa.

Per questo Flipper Devices ha coinvolto Collabora nel lavoro sul Rockchip RK3576: il SoC scelto integra 4 core Arm Cortex-A72 e 4 core Cortex-A53 fino a 2,2 GHz, una GPU Arm Mali-G52 MC3, una NPU dichiarata da 6 TOPS su INT8 e numerosi controller per storage, rete e I/O. Secondo la documentazione pubblica, l’obiettivo è far funzionare Flipper One con kernel recenti senza una montagna di patch fuori albero.

Collabora e Flipper indicano un supporto mainline già utilizzabile per molti blocchi, ma restano aree aperte: gestione energetica, USB-C DisplayPort Alt Mode, video decoding hardware, NPU e alcuni acceleratori. Rimane anche un nodo delicato nella catena di avvio: il DDR trainer, cioè il componente che inizializza la RAM nelle primissime fasi del boot, oggi ancora legato a codice binario.

La scelta dei due chip: RK3576 più RP2350

Flipper One adotta un’architettura con due chip principali. Il SoC RK3576 esegue Linux e gestisce applicazioni, networking, USB 3.1, PCIe, grafica, HDMI, DisplayPort e carichi AI locali; il microcontrollore RP2350, invece, controlla display, pulsanti, touchpad, LED, alimentazione e processo di avvio. Non è un dettaglio minore: consente al dispositivo di mantenere una parte dell’interfaccia viva anche quando Linux non sta girando.

Il chip RP2350 di Raspberry Pi integra core dual Arm Cortex-M33 a 150 MHz e core dual Hazard3 RISC-V selezionabili, con 520 KB di SRAM. Flipper One usa questa componente come controller a basso consumo.

La comunicazione tra i due avviene attraverso diversi canali. La documentazione indica l’uso di SPI, un’interfaccia seriale ad alta velocità, per trasferire il framebuffer, cioè l’area di memoria che contiene i dati video da visualizzare, verso il microcontrollore (MCU).

Due chip Flipper One

Il bus I2C è invece utilizzato per gestire i comandi e gli eventi di input, mentre la UART serve per la console seriale, utile per debug e diagnostica. A queste si aggiungono linee GPIO dedicate al controllo delle fasi di avvio del sistema.

I pin BOOT0 e BOOT1 consentono di forzare modalità specifiche, come MaskROM, una modalità di recupero integrata nel chip, oppure di scegliere la sorgente di boot. BOOT1 sfrutta persino un segnale PWM, trasformato in un livello analogico e letto dal convertitore ADC del SoC durante le prime fasi di inizializzazione. Si tratta di una soluzione sofisticata, ma anche più complessa da gestire: i driver per display e input dovranno essere integrati correttamente nel kernel Linux, evitando scorciatoie tipiche dei prodotti chiusi e poco documentati.

Flipper OS vuole risolvere il caos dei piccoli computer Linux

Il sistema operativo Flipper OS parte da una base Debian, ma il progetto non vuole limitarsi a “mettere Debian in tasca”.

L’idea centrale è separare il sistema di base dai profili utente: ogni profilo contiene pacchetti installati, configurazioni, modifiche al root filesystem e asset applicativi; il sistema di base rimane pulito e aggiornabile.

Chi ha usato Raspberry Pi come router, media box, sniffer, mini-server o banco di prova conosce il problema: dopo molte installazioni, modifiche ai file di configurazione, servizi attivati e pacchetti compilati a mano, tornare indietro diventa più complesso che flashare una scheda microSD.

Così, Flipper OS vuole introdurre snapshot e profili clonabili: “Wi-Fi router“, “network sniffer“, “desktop“, “TV media box” o una configurazione personale. Con un’operazione immediata deve risultare semplice e diretto tornare al profilo desiderato.

FlipCTL: piccola interfaccia, grande ambizione

Un computer Linux portatile con schermo da 256 x 144 pixel non può trattare GNOME o KDE come soluzione predefinita. Flipper Devices propone quindi FlipCTL, un framework leggero per costruire interfacce a menu controllabili con D-pad, pulsanti e touchpad. La soluzione consiste nell'”avvolgere” strumenti CLI come ping, nmap, traceroute, iptables – tutti comandi dei quali abbiamo abbondantemente parlato – o altre utilità di sistema dentro schermate navigabili senza tastiera.

Il parallelo è con strumenti come nmtui e Midnight Commander, arricchiti da rendering grafico e input hardware. La documentazione parla di un core daemon, plugin scrivibili in vari linguaggi, frontend diversi e possibilità di usare la stessa logica su display integrato, terminale, web UI e applicazioni desktop.

Porte, rete e moduli: perché M.2 è il centro del progetto

Flipper One integra due porte Gigabit Ethernet, WiFi 6E, USB-C con rete USB fino a 5 Gbps, HDMI full size 2.1, DisplayPort Alt Mode su USB-C, USB-A host, slot microSD, jack audio TRRS e SIM fisica Nano SIM collegata al modulo M.2. La parte più espandibile resta però lo slot M.2 Key-B.

Lo slot supporta formati 2242, 3042 e 3052, moduli double sided fino a classe D3 e interfacce PCI Express 2.1 x1, USB 3.1, USB 2.0, SATA3, serial audio, UART, I2C e SIM card.

Non tutti i moduli M.2 sono uguali: alcuni usano PCIe, altri USB, altri ancora linee SATA o segnali specifici per modem. Flipper prova quindi a costruire una porta il più universale possibile per modem 5G/LTE, SSD, SDR, acceleratori AI, GNSS e adattatori WiFi.

Il dispositivo può agire come router portatile, access point, bridge trasparente, sniffer inline, adattatore USB per PC o gateway VPN.

La documentazione cita scenari molto realistici: condividere una rete cablata via WiFi, usare un’unica autenticazione captive portal per più dispositivi, forzare tutto il traffico attraverso WireGuard, IKEv2 od OpenVPN, catturare traffico Ethernet tra una IP camera e lo switch, osservare ARP e Neighbor Discovery in modalità passiva, poi passare gradualmente a probe attivi. Per un tecnico di rete, è il genere di strumento che può ridurre il numero di adattatori, cavi e mini router nello zaino.

AI locale, satellite NTN e desktop di emergenza: promesse da verificare

La NPU da 6 TOPS apre la porta anche a funzioni AI offline: Flipper immagina un assistente locale capace di conoscere il dispositivo, generare configurazioni, suggerire comandi e aiutare l’utente anche senza Internet.

Anche la connettività satellitare NTN va letta senza entusiasmo eccessivo. 3GPP definisce le Non-Terrestrial Networks come reti o segmenti di rete che usano satelliti o piattaforme ad alta quota; nel caso di Flipper, l’interesse riguarda moduli M.2 capaci di usare stack cellulare, SIM/eSIM, roaming e traffico IP.

Oggi NB-NTN appare più maturo per IoT a bassa banda, mentre NR-NTN broadband resta vicino alle prime fasi commerciali. Flipper cerca partner come Skylo, ma non promette un modem definitivo già pronto.

Più immediata, almeno a livello di esperienza utente, è la modalità desktop. Flipper One offre HDMI 2.1 full size con CEC e uscita fino a 4K a 120 Hz, oltre a DisplayPort 1.4 Alt Mode su USB-C. Collegato a monitor, alimentazione e periferiche, può diventare un thin client o un piccolo desktop Linux da viaggio.

Conclusioni

Flipper One appare come un progetto molto ambizioso: non è semplicemente l’evoluzione di un dispositivo dedicato a NFC e radiofrequenze, ma del tentativo di costruire una piattaforma Linux portatile realmente aperta, modulare e pensata per durare nel tempo grazie al supporto mainline.

La combinazione tra networking avanzato, moduli M.2, AI locale, doppia architettura RK3576/RP2350 e approccio orientato agli sviluppatori potrebbe trasformarlo in uno strumento interessante non solo per ricercatori di sicurezza e maker, ma anche per tecnici di rete, sviluppatori embedded e professionisti IT che cercano un dispositivo compatto ma estremamente flessibile.

Resta però una sfida complessa: molte funzionalità devono ancora maturare, il supporto Linux completo richiederà tempo e alcune promesse – soprattutto lato AI e connettività satellitare – andranno verificate sul campo. Se Flipper Devices riuscirà davvero a mantenere l’approccio aperto annunciato, evitando le limitazioni tipiche di molti dispositivi ARM proprietari, Flipper One potrebbe ritagliarsi uno spazio unico tra mini PC Linux, strumenti di networking e piattaforme hardware sperimentali.

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