Negli ultimi tempi una parte degli utenti italiani di Brawl Stars ha segnalato un problema ricorrente: il gioco non si avvia o resta bloccato nella fase di connessione quando si utilizza la linea fissa o la connessione mobile, con almeno un provider di telecomunicazioni, mentre funziona senza difficoltà usando collegamenti Internet di altri fornitori. Le segnalazioni si concentrano soprattutto su utenti collegati a un importante operatore di telecomunicazioni nazionale, ma il fenomeno non riguarda una singola infrastruttura domestica o un singolo dispositivo.
Il caso è interessante perché dimostra come, in un’infrastruttura Internet complessa e distribuita, la qualità dell’esperienza utente non dipenda solo dalla velocità della linea, ma soprattutto dal percorso che i dati compiono tra il dispositivo e i server di gioco (il cosiddetto routing).
Brawl Stars: un gioco mobile globale con requisiti di rete stringenti
Pubblicato da Supercell, Brawl Stars è uno dei titoli mobile competitivi più diffusi a livello internazionale. Il pubblico è estremamente ampio: adolescenti e giovanissimi costituiscono una base consistente di giocatori, ma anche utenti adulti partecipano quotidianamente alle partite rapide e alle modalità competitive.
Dal punto di vista tecnico, un gioco come Brawl Stars richiede:
- latenza stabile e contenuta;
- instradamento coerente verso i server;
- assenza di perdita di pacchetti nelle fasi di handshake;
- raggiungibilità affidabile delle infrastrutture cloud utilizzate dal publisher.
Non è quindi la banda (“i Megabit” disponibili) a fare la differenza, ma la qualità del percorso di rete.
Come funziona il percorso dei dati verso i server di gioco
Quando uno smartphone tenta di connettersi ai server di Brawl Stars, i pacchetti non viaggiano direttamente dal dispositivo al server finale.
Il percorso coinvolge diversi attori: la rete dell’operatore dell’utente, una o più dorsali (backbone) internazionali, la rete del provider cloud che ospita i server, l’infrastruttura applicativa di Supercell. In molti casi il traffico europeo è consegnato a grandi reti di transito globale, che fungono da ponte tra operatori locali e grandi piattaforme cloud come Amazon Web Services (AWS).
Le analisi di rete condotte su alcuni casi reali mostrano una dinamica anomala: il traffico destinato ai server di gioco, invece di rimanere su nodi europei, è instradato verso infrastrutture negli USA, per poi entrare nella rete del cloud provider.
In questi giorni abbiamo verificato che oltre alla latenza elevata verso i server Brawl Stars (usando connessioni Gigabit in Italia si ha comunque un ping a tre cifre!…), si registra un’elevatissima perdita di pacchetti con alcune connessioni. Guardate l’immagine che segue:

Da un certo punto in avanti, una volta superati i nodi di Milano, la percentuale di pacchetti persi (colonna loss) sale vertiginosamente. Proprio a conferma di un problema di routing che sembra riguardare la rete di transito.
Per realizzare il traceroute (con ping contemporaneo) abbiamo utilizzato il software libero MTR (originariamente Matt’s traceroute). MTR è una scelta eccellente perché permette di vedere in tempo reale latenza e perdita di pacchetti su ogni nodo, aiutando a individuare subito dove nasce un problema di rete.
Impatto sugli utenti e percezione del servizio
Dal punto di vista dell’utente finale, il problema appare come un malfunzionamento del gioco o dell’applicazione. In realtà si tratta di una criticità a livello infrastrutturale che coinvolge più attori della catena di rete.
Le conseguenze più comuni sono impossibilità di accedere al gioco (ecco perché i vostri figli si lamentano del fatto che “la connessione non funziona con Brawl Stars“…), disconnessioni improvvise, latenza elevata e lag durante le partite. Per un titolo competitivo e in tempo reale come Brawl Stars, anche piccole instabilità possono compromettere completamente l’esperienza di gioco.
In un contesto in cui le principali piattaforme cloud garantiscono una distribuzione capillare delle risorse su scala globale, viene spontaneo chiedersi per quale motivo almeno una parte del traffico degli utenti italiani sia instradata verso nodi in Francia e successivamente negli USA, invece di essere gestita interamente all’interno di infrastrutture europee.
Una scelta di routing di questo tipo, oltre ad aumentare la latenza e il rischio di instabilità, appare difficilmente giustificabile dal punto di vista delle prestazioni, soprattutto considerando la disponibilità di data center e punti di presenza distribuiti nel territorio europeo che potrebbero offrire percorsi più brevi, stabili e coerenti con le esigenze di servizi interattivi in tempo reale.
Note finali
Da parte nostra stiamo provvedendo a informare i soggetti coinvolti nella catena di rete, inclusi l’operatore di accesso, il provider di transito internazionale e il cloud provider che ospita l’infrastruttura applicativa.
Resta tuttavia una considerazione inevitabile: possibile che un’anomalia di instradamento con impatto su un servizio così diffuso non sia stata ancora intercettata dai sistemi di monitoraggio?
Le grandi dorsali e le piattaforme cloud dispongono normalmente di strumenti avanzati di telemetria e rilevamento delle anomalie. Tuttavia, quando il problema riguarda specifiche combinazioni di rotte, prefissi IP o percorsi tra reti, può rimanere circoscritto a determinati operatori o aree geografiche, rendendo meno immediata la sua individuazione.
L’auspicio è che la segnalazione contribuisca a una rapida analisi e correzione delle rotte, ristabilendo un instradamento coerente e prestazioni adeguate per tutti gli utenti interessati.