Chi deve acquistare nuovi hard disk per l’installazione in un NAS si trova quasi sempre davanti allo stesso problema: raccogliere informazioni sparse tra datasheet, forum tecnici, documentazione dei produttori e comparatori di prezzo. Capire se un modello utilizza tecnologia CMR o SMR richiede spesso verifiche aggiuntive; valutare l’affidabilità reale significa consultare report indipendenti; confrontare il prezzo per terabyte obbliga ad aprire molteplici schede nel browser. Il risultato è un processo lungo e spesso frustrante, soprattutto per chi deve progettare un sistema di archiviazione destinato a restare operativo per molti anni.
La questione ha assunto maggiore rilevanza dopo le polemiche esplose nel 2020 quando diversi produttori commercializzarono unità SMR all’interno di alcune famiglie destinate anche agli ambienti NAS senza evidenziarlo chiaramente nelle specifiche tecniche. Molti utenti scoprirono la differenza soltanto dopo aver sperimentato prestazioni anomale durante ricostruzioni RAID e operazioni di manutenzione particolarmente intensive. Da allora la distinzione tra tecnologie di registrazione magnetica è diventata uno dei principali criteri di selezione.
L’importanza della differenza tra unità CMR e SMR per l’uso con i NAS
La distinzione tra CMR (Conventional Magnetic Recording) e SMR (Shingled Magnetic Recording) continua infatti a rappresentare uno degli aspetti più delicati nella scelta di un hard disk destinato a un NAS. Come abbiamo spiegato in un recente approfondimento dedicato alle unità SMR, il problema si presenta quando l’unità è sottoposta a carichi di lavoro reali. Un hard disk SMR installato in un NAS può presentare parametri SMART del tutto regolari, superare senza problemi i test diagnostici e garantire buone velocità nelle letture e scritture sequenziali. Tuttavia, può manifestare rallentamenti anche marcati durante la ricostruzione di un array RAID, nel resilvering di ZFS (la procedura con cui il file system rigenera o riallinea i dati su un disco), nelle operazioni di sincronizzazione e nei carichi caratterizzati da numerose scritture casuali.
Il motivo è legato alla struttura stessa della registrazione SMR: la sovrapposizione delle tracce costringe l’unità a eseguire continue operazioni di lettura, riorganizzazione e riscrittura dei dati, introducendo latenze che in alcuni scenari possono compromettere le prestazioni dell’intero array pur in assenza di qualsiasi guasto hardware.
In un computer desktop utilizzato principalmente per attività quotidiane il comportamento di SMR non è evidente; viceversa, in un NAS multi-bay la situazione cambia molto.
La registrazione CMR utilizza tracce separate che possono essere riscritte indipendentemente l’una dall’altra. Quando il sistema deve modificare un blocco di dati, il firmware aggiorna esclusivamente l’area interessata senza coinvolgere le tracce adiacenti: si ha quindi un comportamento prevedibile anche durante operazioni di scrittura casuale particolarmente intense.
NAS Disks: una banca dati costruita attorno alle esigenze di chi acquista storage
Abbiamo scovato un progetto che raccoglie in un’unica piattaforma dati tecnici, statistiche di affidabilità e prezzi aggiornati relativi agli hard disk destinati ai NAS. L’obiettivo è offrire uno strumento pratico che permetta di confrontare rapidamente modelli differenti senza dover ricostruire manualmente tutte le informazioni necessarie.
NAS Disks organizza le informazioni sotto forma di una grande tabella filtrabile che raccoglie le principali unità disco attualmente disponibili sul mercato. Ogni modello include dettagli relativi alla tecnologia di registrazione utilizzata, alla categoria di appartenenza, alle statistiche di affidabilità e ai prezzi aggiornati.
La piattaforma mette a disposizione anche dataset completi scaricabili in formato CSV e JSON, distribuiti con licenza aperta CC BY 4.0. Gli utenti possono inoltre interrogare i dati attraverso una API pubblica, caratteristica particolarmente interessante per chi sviluppa strumenti di monitoraggio, comparazione o pianificazione dello storage.
Un elemento distintivo del progetto consiste nell’assenza di registrazione obbligatoria, account utente o limitazioni all’accesso delle informazioni. L’intero archivio può essere consultato immediatamente e utilizzato come riferimento durante la scelta delle unità da installare in un nuovo NAS.
NAS Disks consente di filtrare immediatamente tutti i modelli SMR, eliminando una delle verifiche più noiose durante la progettazione di un sistema RAID.
Le diverse categorie di hard disk e gli scenari di utilizzo previsti
Non tutti gli hard disk destinati allo storage condividono le stesse caratteristiche. I modelli classificati come NAS, rappresentati ad esempio da WD Red Plus e Seagate IronWolf, sono progettati per sistemi domestici e piccoli uffici con workload annuali nell’ordine di circa 180 TB e garanzia di 3 anni.
I dischi NAS-Pro si rivolgono a configurazioni più impegnative: in questa categoria rientrano unità come WD Red Pro e IronWolf Pro, con velocità di rotazione pari a 7200 RPM, sensori per il controllo delle vibrazioni, workload dichiarati attorno ai 300 TB annui e copertura di garanzia estesa a 5 anni.
Le unità Enterprise occupano il gradino superiore. Famiglie come WD Ultrastar e Seagate Exos nascono per server e data center, supportano carichi di lavoro fino a circa 550 TB annui e sono progettate per operare continuativamente in ambienti ad alta densità.
Una categoria separata comprende i modelli destinati alla videosorveglianza, come WD Purple e Seagate SkyHawk, ottimizzati per registrazioni video continue provenienti da sistemi NVR e telecamere IP operative 24 ore al giorno, 7 giorni su 7.
Come sono calcolati i tassi di affidabilità
Uno degli aspetti più interessanti del progetto NAS Disks riguarda l’integrazione delle statistiche ricavate dai report pubblicati da Backblaze. L’azienda gestisce una delle più grandi infrastrutture cloud dedicate a backup e object storage, pubblicando periodicamente informazioni dettagliate sul comportamento delle unità disco installate nei propri server.
Le statistiche utilizzate dal progetto derivano dai dati completi del 2025 e si basano sull’analisi di oltre 340.000 hard disk operativi: si tratta di uno dei dataset pubblici più estesi disponibili nel settore dello storage professionale.
Va però compreso correttamente il tipo di workload a cui Backblaze sottopone le proprie unità. I dischi lavorano in rack ad alta densità, restano sempre accesi e gestiscono continuamente attività di lettura, scrittura, replica e verifica dell’integrità dei dati. A ciò si aggiungono le operazioni di ricostruzione dei volumi quando un disco si guasta e deve essere sostituito.
In pratica, le condizioni operative sono generalmente molto più severe rispetto a quelle affrontate da un NAS domestico, da un piccolo server aziendale o anche da un NAS professionale. Le vibrazioni meccaniche, il numero di ore di funzionamento e il volume di dati elaborati risultano spesso superiori a quelli tipici degli ambienti più comuni.
Il tasso di guasto annualizzato secondo Backblaze
Per ogni modello Backblaze calcola il valore di AFR, Annualized Failure Rate, ovvero una stima statistica del tasso di guasto annualizzato. Il dato deriva dal rapporto tra il numero di unità guaste e il totale dei giorni di funzionamento accumulati dall’intera popolazione di dischi osservata.
I valori non devono essere interpretati come una previsione assoluta della durata di una singola unità: un AFR dell’1% non significa che ogni disco abbia esattamente una probabilità dell’1% di guastarsi entro l’anno. Le statistiche descrivono il comportamento medio osservato in una specifica infrastruttura e risultano particolarmente utili per confrontare modelli differenti.
La differenza rispetto alle specifiche commerciali è significativa. I produttori pubblicano generalmente valori teorici come MTBF (Mean Time Between Failure) e workload rating ottenuti attraverso procedure di test controllate; i report Backblaze derivano invece dall’osservazione diretta di centinaia di migliaia di unità utilizzate quotidianamente per servizi cloud reali.
Strumenti per pianificare capacità e resilienza dello storage
NAS Disks include anche una serie di strumenti dedicati alla progettazione degli array. Tra questi figurano calcolatori per determinare la capacità realmente disponibile nelle configurazioni RAID più diffuse, simulatori dedicati al rischio di perdita dei dati e strumenti di pianificazione della crescita dello storage.
Si tratta di funzionalità particolarmente utili per chi deve dimensionare sistemi multi-bay: molti utenti tendono infatti a sovrastimare la capacità disponibile senza considerare l’impatto della ridondanza o dei meccanismi di protezione implementati dall’array.
Le simulazioni consentono inoltre di comprendere come aumentino le probabilità di guasto all’aumentare del numero di unità installate. Non sostituiscono una valutazione professionale, ma offrono un utile riferimento durante la progettazione di infrastrutture domestiche e aziendali.
Quanto ai prezzi, la presenza di grafici storici permette inoltre di verificare se un’offerta rappresenti realmente una promozione. Un disco apparentemente scontato potrebbe infatti risultare meno conveniente di un modello concorrente caratterizzato da una migliore combinazione tra capacità, affidabilità e costo per terabyte.