TV 8K in difficoltà: perché LG, Sony e TCL stanno abbandonando il formato

L’uscita di LG dal mercato dei televisori 8K sancisce il fallimento commerciale di una tecnologia avanzata ma priva di ecosistema. Nonostante la maturità dei pannelli e dell’elaborazione video, l’assenza di contenuti, i limiti degli standard di trasmissione e la scarsa utilità percepita hanno confinato l’8K a una funzione dimostrativa.

Quando i principali produttori di TV hanno iniziato a discutere concretamente di risoluzione 8K, l’obiettivo dichiarato era prolungare la traiettoria evolutiva inaugurata dal Full HD e consolidata dal 4K Ultra HD. A partire dal 2019, alcuni brand hanno tentato di anticipare questa transizione introducendo pannelli con una densità di pixel senza precedenti per l’uso domestico, presentando l’8K come la successiva soglia tecnologica della qualità d’immagine. In questo contesto, LG ha svolto un ruolo centrale, investendo nello sviluppo di soluzioni OLED e LCD capaci di dimostrare la fattibilità industriale del formato, prima ancora che esistesse un mercato strutturato in grado di assorbirlo.

Con l’uscita di scena dei modelli OLED Z3 e LCD QNED99T, si chiude un ciclo iniziato nel 2019 con ambizioni elevate e risultati commerciali marginali.

Un progetto tecnicamente avanzato, ma isolato

Dal punto di vista strettamente tecnico, l’8K non è mai stato un esercizio di stile. L’introduzione del primo OLED 8K da 88 pollici, lo Z9, ha dimostrato la capacità di integrare una matrice autoemissiva con una risoluzione di 7.680 × 4.320 pixel, raddoppiando linearmente il 4K. La sfida non riguardava soltanto la densità di pixel, ma anche la gestione della luminosità, della dissipazione termica e dell’elaborazione del segnale su pannelli di dimensioni estreme.

Negli anni successivi, le serie ZX, Z1, Z2 e infine Z3 hanno introdotto miglioramenti incrementali: algoritmi di upscaling sempre più complessi, calibrazioni di fabbrica più precise e, con l’arrivo dei 77 pollici, un tentativo di ridurre – almeno in parte – la barriera dimensionale. Tuttavia, questi progressi non hanno mai modificato l’equazione fondamentale: la tecnologia era pronta, il contesto no.

L’assenza di un ecosistema 8K

Il principale fattore di insuccesso non va cercato nei pannelli, bensì nell’ecosistema. La produzione di contenuti nativi 8K è rimasta pressoché inesistente. Le piattaforme di streaming, già impegnate a ottimizzare la distribuzione del 4K HDR, non hanno mostrato alcun interesse concreto verso un formato che richiede bitrate estremamente elevati e infrastrutture di rete ancora più robuste.

Anche la filiera hardware ha mostrato limiti evidenti. La trasmissione di segnali 8K compressi tramite HDMI 2.1 ha generato problemi di compatibilità e stabilità, rendendo paradossale l’esperienza per gli utenti che avevano investito in display di fascia altissima. L’introduzione del supporto 8K sulla PlayStation 5 Pro nel 2024 ha ulteriormente messo in luce queste criticità: pochissimi televisori erano realmente in grado di gestire il segnale senza compromessi.

Lo stop alla produzione dei pannelli

La decisione di LG Display di sospendere lo sviluppo dei pannelli OLED 8K sancisce, di fatto, l’impossibilità di un rilancio a breve termine.

Senza una catena produttiva attiva, anche l’eventuale ritorno di interesse da parte dei brand consumer richiederebbe anni di investimenti per essere tradotto in prodotti concreti. Il messaggio è chiaro: l’8K non è una priorità strategica, ma un’opzione congelata in attesa di condizioni di mercato radicalmente diverse.

Sul fronte LCD, la situazione non è stata più favorevole. Le serie SM99 e QNED99 avevano inizialmente offerto un accesso più ampio all’8K, ma già dopo il 2021 la gamma si è progressivamente ridotta fino a scomparire del tutto all’inizio del 2026. Le attuali indisponibilità del QNED99T nei principali mercati non sono semplici problemi di stock, bensì l’indicazione di una linea definitivamente archiviata.

Marketing contro realtà d’uso: l’addio all’8K si affianca a quelli di TCL e Sony

Particolarmente significativa è la distanza tra il racconto marketing e l’effettiva adozione. LG aveva investito molto nel concetto di “Real 8K”, contrapponendo i propri OLED ai Neo QLED di Samsung. Al di là delle dispute su definizioni e metriche di risoluzione percepita, l’esito è stato uniforme: l’8K è rimasto un simbolo di eccellenza ingegneristica, non uno strumento utile per il consumatore medio o evoluto.

La scelta di LG non è un caso isolato, ma l’ultimo tassello di una ritirata collettiva. TCL ha abbandonato l’8K già nel 2023, Sony nel 2025, mentre Hisense ha ridimensionato drasticamente i propri tentativi. Panasonic non ha mai superato la fase prototipale e Philips continua a considerare il mercato “immaturo”. Resta solo Samsung, ma senza segnali chiari di un impegno strutturato per il 2026.

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