Google Bard: che gaffe, conversazioni indicizzate sul motore di ricerca

Scivolone per Google che, attraverso il suo motore di ricerca, indicizza "involontariamente" il contenuto delle conversazioni tra gli utenti e l'assistente Bard basato sull'intelligenza artificiale.

Il debutto dell’assistente digitale Google basato sul modello generativo sviluppato internamente dall’azienda di Mountain View non è stato propriamente dei migliori. E adesso Google Bard scivola su un’altra buccia di banana.

A luglio 2023, Bard si è arricchito di una nuova funzione che consente di generare un link pubblico per condividere una domanda posta all’intelligenza artificiale Google e le successive risposte con altri utenti. L’azienda fondata da Larry Page e Sergey Brin spiega infatti che la creatività è spesso ispirata dal lavoro degli altri. Mettendo a fattor comune più idee, è probabile riuscire a creare qualcosa di veramente innovativo.

La struttura degli URL per la condivisione delle chat Google Bard

Gli URL delle chat condivise attraverso Google Bard contengono /share/ immediatamente dopo il nome di dominio bard.google.com. È successo che i crawler del motore di ricerca Google hanno iniziato a indicizzare per poi pubblicare i contenuti di conversazioni create dai singoli utenti che avrebbero dovuto rimanere riservate. Ancora oggi, digitando un site:bard.google.com/share probabilmente vedrete un estratto di conversazioni indicizzate dal motore di ricerca.

Anche se è sconsigliato farlo, sono tanti gli utenti che inseriscono dati personali nelle domande proposte ai modelli di intelligenza artificiale disponibili sul cloud. Come osservato, il rischio è che tali informazioni siano indicizzate e diventino facilmente reperibili da parte di chiunque, con semplice interrogazioni sul motore di ricerca.

Google adesso impedisce l’indicizzazione delle conversazioni

Dopo le tante segnalazioni, Google ha risposto che l’indicizzazione delle chat non era intenzionale e che l’azienda si è attivata per bloccare la presentazione di ulteriori conversazioni sul motore di ricerca. E infatti, dando un’occhiata al file robots.txt di Bard, ci si accorge che Google ha aggiunto la direttiva Disallow: /share/. In altre parole al crawler di Google e agli altri motori di ricerca è adesso negata la possibilità di scansionare e indicizzare la cartella contenente le conversazioni condivise di Bard.

Il fatto è che in questo modo le chat già pubblicate non sono automaticamente rimosse: per “i comuni mortali” è di solito richiesto un intervento manuale tramite Google Search Console per richiedere la deindicizzazione delle risorse rese pubbliche per errore.

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