L’ibernazione su Linux potrebbe diventare sensibilmente più rapida grazie a una nuova serie di patch sviluppata da Youngjun Park di LG e presentata il 15 settembre 2026 come RFC, quindi ancora aperta alla revisione degli sviluppatori del kernel.
Il lavoro comprende dieci patch e interviene sull’allocazione dello spazio utilizzato per conservare l’immagine della memoria durante la sospensione. Nei test preliminari condotti in una macchina virtuale QEMU, la nuova implementazione ha ridotto i tempi di scrittura dell’immagine dal 18 al 25% e quelli di lettura dall’11 al 20%. I risultati non rappresentano ancora un benchmark generalizzabile a ogni configurazione hardware, ma indicano un possibile miglioramento concreto in una fase dell’ibernazione spesso penalizzata dalle prestazioni dello storage.
Le patch cambiano la gestione dell’immagine di ibernazione
Il punto centrale della proposta riguarda gli swap slot, cioè le unità di spazio che Linux assegna all’immagine prodotta durante l’ibernazione. La serie di patch modifica il modo in cui questi slot vengono distribuiti, favorendo l’assegnazione di sequenze contigue. Secondo la descrizione fornita da Park nella mailing list del kernel, questa organizzazione permette di raggruppare le operazioni di I/O invece di gestire una successione più frammentata di accessi.
Il cambiamento agisce quindi sia sull’allocatore sia sul trasferimento dell’immagine. La possibilità di eseguire operazioni batch per gruppi contigui riduce il lavoro necessario per gestire le singole operazioni di lettura e scrittura. La disposizione più lineare dei dati è inoltre favorevole allo storage flash, soprattutto quando il dispositivo presenta prestazioni meno elevate nelle operazioni su blocchi di piccole dimensioni.
I numeri disponibili devono però essere interpretati come risultati preliminari. Phoronix riferisce che i test sono stati eseguiti all’interno di QEMU e non su una gamma rappresentativa di SSD, NVMe e configurazioni Linux reali. La serie è stata pubblicata proprio per raccogliere osservazioni sul codice; non si tratta quindi di una funzionalità già disponibile in una versione stabile del kernel.
Linux aveva già iniziato a velocizzare l’ibernazione
Il nuovo intervento si inserisce in un lavoro più ampio sull’efficienza dell’ibernazione. Nel febbraio 2026 Kairui Song aveva proposto un percorso di allocazione più rapido per lo swap, pensato soprattutto per gli SSD con prestazioni 4K ridotte. In un test citato da Phoronix, un vecchio Samsung 830 collegato tramite SATA 2.0 passava da 324 secondi necessari all’ibernazione con Linux 6.19 a circa 35 secondi con le nuove patch.
La proposta di settembre affronta però un livello differente del problema: non si limita a velocizzare l’assegnazione dello spazio, ma cerca di rendere più efficiente la disposizione dell’immagine e il successivo I/O. Se il codice supererà la revisione e sarà integrato nel kernel principale, il beneficio potrà dipendere in modo significativo da quantità di RAM, tipo di storage e caratteristiche del sistema.