The Document Foundation (TDF) sottolinea e sbandiera il fatto che LibreOffice non integra funzionalità di intelligenza artificiale, ma nel suo codice sorgente compaiono modifiche realizzate con l’aiuto di Claude e GitHub Copilot. Una contraddizione? È l’accusa circolata su Mastodon e venuta a galla in queste ore.
La vicenda è reale, ma la conclusione secondo cui TDF avrebbe tradito la propria promessa agli utenti nasce da un equivoco: utilizzare l’AI per sviluppare software non equivale a integrare l’AI nel software distribuito agli utenti finali.
Il dibattito ha comunque portato alla luce una questione molto più concreta: quali garanzie deve offrire chi contribuisce a un progetto open source utilizzando strumenti di generazione automatica del codice?
Da dove nasce l’accusa contro LibreOffice
La discussione parte da alcuni interventi su Mastodon dell’utente argv[-1], che segnalano commit di LibreOffice nei quali gli autori dichiarano esplicitamente l’assistenza di modelli linguistici. La scoperta è stata (forzosamente) collegata al messaggio pubblicato da TDF il 3 settembre 2026, Yes, no AI is now a feature, che presenta l’assenza di funzionalità AI integrate nel prodotto come una caratteristica positiva della suite.
La tesi è che oggi troppe suite per l’ufficio facciano un uso sempre più invasivo dell’intelligenza artificiale, integrando assistenti, strumenti di generazione automatica dei contenuti e servizi cloud che non sempre garantiscono agli utenti un controllo completo sui propri dati.
TDF considera quindi l’assenza di funzionalità AI preinstallate un vantaggio concreto: LibreOffice continua a permettere di creare, modificare e gestire documenti senza dipendere da modelli linguistici, connessioni a servizi esterni o meccanismi di elaborazione potenzialmente problematici per la riservatezza delle informazioni.
Non si tratta, però, di un rifiuto ideologico dell’AI: la fondazione non esclude l’utilizzo di strumenti AI, ma ritiene che debbano essere facoltativi, trasparenti e pienamente controllabili dall’utente, senza introdurre dipendenze obbligatorie da fornitori esterni. È una posizione che riguarda le caratteristiche del prodotto e le modalità con cui tratta i documenti, non gli strumenti eventualmente utilizzati dagli sviluppatori per scriverne il codice sorgente.
Il trait d’union tracciato da argv[-1] e da altri commentatori ci pare oltremodo fuorviante: come abbiamo rimarcato, la dichiarazione di TDF riguarda ciò che LibreOffice offre agli utenti, non gli strumenti utilizzati dai programmatori.
Claude e Copilot nel codice di LibreOffice: cosa è successo
Le prove citate non sono indiscrezioni: si trovano nei repository pubblici del progetto:
- Un commit relativo a Writer corregge la gestione dell’ereditarietà della dimensione dei caratteri negli stili di paragrafo. Impostando una dimensione relativa del 100% oppure +0 punti, il programma deve ripristinare il collegamento con lo stile superiore anziché conservare una proprietà esplicita. L’autore riconosce l’aiuto di Claude Sonnet 4.6 nell’individuazione della soluzione.
- Un secondo commit, dedicato a Calc, abilita le dimensioni relative dei caratteri negli stili delle celle. Il problema dipendeva principalmente dalla mancata attivazione del flag
SVX_RELATIVE_MODEdurante la creazione della pagina di configurazione del carattere. Anche qui compare un riconoscimento a Claude. - Un terzo intervento aggiunge un pulsante per copiare immagini dalla finestra dedicata alle schermate. L’autore dichiara che GitHub Copilot ha generato la classe C++
BitmapTransferable, mentre il gestorecopyButtonHandlerè stato scritto manualmente con assistenza AI.
Si tratta di modifiche funzionali e correzioni di bug: non vi è alcuna introduzione di modelli linguistici nel funzionamento ordinario della suite. I commit mostrano inoltre passaggi di revisione e, nei primi due casi, test automatici: il codice non è semplicemente apparso nel repository senza controlli.
Perché usare AI nello sviluppo non rende LibreOffice un’applicazione AI
La distinzione è fondamentale nell’ingegneria del software. Un assistente come Claude, Copilot o Codex può suggerire una funzione C++, aiutare a individuare un errore oppure produrre una classe completa. Il sorgente risultante entra nel normale processo di compilazione e genera codice macchina, senza che per questo il programma debba eseguire un modello linguistico. Non è quindi richiesta nessuna connessione ai server del fornitore AI una volta che il codice è stato generato, verificato, approvato e inserito nel sorgente!
La provenienza del codice e le funzionalità del programma sono due questioni tecnicamente indipendenti: l’eventuale utilizzo dei LLM (Large Language Models) durante lo sviluppo software solleva problemi di qualità, sicurezza e responsabilità, non implica che il prodotto incorpori funzionalità AI.
È un po’ la posizione espressa da Linus Torvalds che bacchetta chi rifiuta l’AI per preconcetto: l’intelligenza artificiale non va né demonizzata né accettata acriticamente. Ne va valutata l’utilità concreta caso per caso, distinguendo gli impieghi che possono migliorare la produttività e la qualità del software da quelli che introducono complessità, dipendenze o rischi non necessari. Il punto, insomma, non è essere favorevoli o contrari all’AI per principio, ma decidere dove e come utilizzarla.
TDF aggiunge inoltre che gli sviluppatori principali di LibreOffice non utilizzano LLM, mentre i contributori esterni possono presentare modifiche assistite dall’AI rispettando condizioni specifiche: dichiarare l’utilizzo degli strumenti, sottoporre il codice a revisione e dimostrare di comprenderne il funzionamento. L’impiego dei LLM è generalmente scoraggiato e vietato agli studenti coinvolti nelle attività formative del progetto.
LibreOffice e AI: una polemica che nasconde la questione più importante
L’assenza di funzionalità AI nella configurazione predefinita di LibreOffice non è quindi di certo smentita dalla presenza di codice sviluppato con l’assistenza di Claude o Copilot. Presentare i due fatti come necessariamente incompatibili significa confondere il processo di produzione con il comportamento del prodotto.
Resta del tutto legittimo chiedere trasparenza sugli strumenti utilizzati e garanzie sulla qualità delle modifiche: ed è precisamente su tali aspetti che la comunità LibreOffice sta lavorando.
Ancora una volta, come avvenuto ad esempio con il kernel Linux, il tema centrale è come un grande progetto open source possa accogliere contributi assistiti dai LLM senza trasformare la facilità di generare codice in un costo crescente di verifica e manutenzione.