Quando si parla di formati di documenti il tema non è puramente tecnico ma rappresenta un nodo cruciale che incide su interoperabilità, controllo dei dati e indipendenza tecnologica. La recente presa di posizione di The Document Foundation, organizzazione nata nel 2010 per garantire uno sviluppo indipendente di LibreOffice, riporta al centro del dibattito la relazione tra standard aperti e modelli commerciali ibridi. Il confronto non riguarda soltanto Microsoft e i suoi formati proprietari, ma si estende ora a soluzioni come ONLYOFFICE, accusate di favorire una dipendenza strutturale dai formati DOCX, XLSX e PPTX.
La questione assume un peso rilevante se si considera che il mercato globale della produttività documentale genera decine di miliardi di dollari e coinvolge Pubbliche Amministrazioni, università e grandi imprese.
Origini della disputa e ruolo di The Document Foundation
La fondazione con sede a Berlino è stata creata per garantire una governance neutrale sulla nota suite per l’ufficio, LibreOffice, che è una soluzione aperta e libera. Allo stesso tempo, The Document Foundation ha come obiettivo quello di promuovere l’adozione di standard aperti come OpenDocument Format (ODF), uno schema XML compresso basato su ZIP, definito da OASIS e standardizzato ISO.
LibreOffice, sviluppato dalla fondazione, utilizza ODF come formato nativo e include componenti utili a garantire una compatibilità multipiattaforma. L’obiettivo dichiarato è evitare forme di dipendenza da singoli fornitori, una condizione definita vendor lock-in, che limita la libertà di scelta e rende difficile la migrazione dei dati.
Differenze tra OOXML approvato dall’ISO e implementazione in Microsoft Office
Le tensioni tra standard aperti e tecnologie proprietarie risalgono agli anni 2000, quando Microsoft promosse il proprio formato Office Open XML. Sebbene OOXML sia stato successivamente riconosciuto come standard ISO, la sua implementazione reale nei software Microsoft presenta estensioni e comportamenti non completamente documentati, che generano discrepanze di rendering nei software alternativi. La fondazione sostiene che tale complessità renda l’interoperabilità solo teorica e non effettiva.
Come spiega Italo Vignoli, il formato OOXML – sebbene formalmente riconosciuto da ISO – non rispecchia quelle specifiche perché l’implementazione nella suite Office risulta largamente divergente. Da qui derivano gli errori di formattazione e le differenze di rendering quando file DOCX, XLSX o PPTX (tutti formati sotto l’ombrello OOXML) sono aperti con software alternativi come LibreOffice.
The Document Foundation richiama un precedente storico: la fase in cui Internet Explorer 6 cercò di imporre estensioni proprietarie sull’HTML. In quel caso, il W3C (World Wide Web Consortium) rifiutò di riconoscere tali estensioni come standard, costringendo Microsoft ad adeguarsi agli standard aperti. Nel caso dei documenti, invece, l’ISO ha accettato OOXML come standard nonostante le sue criticità. Secondo The Document Foundation, una simile scelta avrebbe impedito una convergenza verso un formato realmente neutrale e ha consolidato la posizione dominante dei formati Microsoft.
La diatriba sui formati si estende a ONLYOFFICE
Nel suo recente post, The Document Foundation estende le sue critiche anche a ONLYOFFICE, una suite office per la produttività progettata per integrarsi in ambienti Web e infrastrutture aziendali moderne, con un’attenzione particolare alla collaborazione in tempo reale e alla compatibilità con i formati Microsoft.
Una delle principali caratteristiche di ONLYOFFICE, diciamo noi, è la gestione nativa dei file DOCX, XLSX e PPTX attraverso un motore di editing basato su tecnologie Web. L’interfaccia è sviluppata in HTML5 e JavaScript e consente di lavorare direttamente nel browser senza plugin, mantenendo un’elevata fedeltà di rendering rispetto ai documenti generati con Microsoft Office.
Un altro elemento distintivo è l’architettura modulare. ONLYOFFICE Docs può essere distribuito on-premise o in cloud (senza alcun legame con soggetti terzi) e integrato tramite API con piattaforme come Nextcloud, ownCloud, Seafile, Alfresco o sistemi di gestione documentale personalizzati. I protocolli utilizzati da ONLYOFFICE e i connettori ufficiali permettono l’editing collaborativo in ambienti enterprise mantenendo il controllo dei dati all’interno dell’infrastruttura aziendale.
Secondo The Document Foundation, l’integrazione con servizi Microsoft e la priorità data alla compatibilità con Office porterebbero a una forma indiretta di lock-in, poiché l’utente continua a produrre documenti in formati non realmente aperti.
ONLYOFFICE evidenzia invece che la compatibilità con DOCX e XLSX rappresenta un requisito irrinunciabile per le imprese che devono collaborare con utenti Office, sottolineando la necessità di garantire continuità operativa.
Standard aperti contro formati proprietari
Per The Document Foundation, Il nodo tecnico riguarda la differenza tra uno standard realmente interoperabile e uno formalmente standardizzato ma legato a implementazioni proprietarie.
ODF utilizza schemi XML pubblici e validabili con strumenti come ODF Toolkit Validator, consentendo la verifica della conformità. OOXML, pur essendo anch’esso basato su XML, contiene numerose estensioni specifiche che dipendono dal comportamento delle applicazioni Microsoft, rendendo più complessa la piena compatibilità nei software open source.
Secondo la fondazione, la dipendenza da formati proprietari può avere conseguenze anche sul piano della sicurezza e della governance dei dati. L’accesso ai contenuti dipende dal software in grado di interpretarli correttamente, e modifiche non documentate al formato possono rendere difficile la lettura di documenti storici o archiviati. The Document Foundation evidenzia che l’adozione di standard aperti riduce il rischio di perdita di accesso ai dati e garantisce la possibilità di migrare tra diverse piattaforme senza perdita di informazioni.
Osserva Vignoli che ODF è definito da specifiche pubbliche, validabili e implementabili da chiunque senza dipendere da un singolo fornitore. L’adozione diffusa di ODF permetterebbe, sempre secondo The Document Foundation, una concorrenza basata sulle funzionalità del software e non sulla compatibilità forzata con un formato proprietario.
ONLYOFFICE, OOXML e ODF: tra compatibilità reale e dibattito sul lock-in
Le critiche della The Document Foundation partono da una posizione coerente con la propria missione, ma non coincidono necessariamente con la realtà tecnica e operativa di ONLYOFFICE.
Dal punto di vista di The Document Foundation, il problema non è che ONLYOFFICE supporti ODF – cosa che effettivamente fa – ma il fatto che la suite utilizzi come formato principale di lavoro OOXML. In una logica di standard aperti, il formato di default è cruciale: determina cosa gli utenti producono ogni giorno e quindi quale formato si diffonde e si consolida. Se il flusso di lavoro porta verso OOXML, la presenza del supporto ODF diventa, nella lettura della fondazione, secondaria.
Dal punto di vista tecnico, la scelta di ONLYOFFICE ha però una motivazione pratica molto forte. OOXML è oggi il formato dominante negli ambienti aziendali e nello scambio documentale tra organizzazioni. Garantire un’elevata compatibilità con quei file significa ridurre attriti, perdita di formattazione e problemi nei workflow esistenti. In questo senso, l’approccio di ONLYOFFICE è orientato a massimizzare (anche) la compatibilità con lo standard de facto del mercato.
La critica di The Document Foundation assume quindi una dimensione più politica e strategica che puramente tecnica. La fondazione sostiene che privilegiare OOXML contribuisca a rafforzare il lock-in verso l’ecosistema Microsoft.
Promozione degli standard aperti: è lì che bisogna guardare
La promozione attiva di ODF è da sempre la strategia principale di The Document Foundation, e continua a esserlo: sviluppo di LibreOffice, attività di advocacy presso governi e Pubbliche Amministrazioni, partecipazione ai lavori di standardizzazione e miglioramento degli strumenti di interoperabilità. Questo lavoro è fondamentale perché uno standard aperto si afferma solo se è adottato e implementato bene da più attori.
Dal punto di vista di The Document Foundation, segnalare i rischi di dipendenza da formati proprietari serve a rendere più evidente perché valga la pena scegliere ODF come formato predefinito. In altre parole, la promozione degli standard aperti e la critica ai modelli che rafforzano il lock-in sono due leve della stessa azione.
Il tema è culturale e di consapevolezza
Va però considerato che la diffusione di ODF non dipende solo da LibreOffice o da The Document Foundation, ma da un insieme più ampio di fattori: decisioni politiche (ad esempio linee guida per la Pubblica Amministrazione), interoperabilità con i sistemi esistenti, disponibilità di strumenti cloud, supporto nei software concorrenti. In questo contesto, il comportamento dei fornitori che hanno una forte presenza nelle organizzazioni – come Microsoft o suite compatibili con i suoi formati – incide direttamente sulle possibilità di espansione di ODF.
A nostro avviso, il problema non è certo ONLYOFFICE: la questione è infatti soprattutto culturale. La maggior parte degli utenti e delle imprese continua a considerare i formati Microsoft come lo standard “naturale”, spesso senza interrogarsi sulle implicazioni in termini di controllo dei dati, interoperabilità e libertà di scelta. Gli strumenti che gestiscono bene i formati Microsoft, pur supportando anche ODF, rispondono a esigenze operative reali, ma non sono la causa del problema: ne sono piuttosto una conseguenza.
Il punto è continuare a diffondere consapevolezza ed esplicitare con chiarezza che un’alternativa esiste ed è già utilizzabile in contesti reali. Significa far comprendere che la scelta del formato non è un vincolo inevitabile, ma una decisione che può essere orientata verso standard aperti e interoperabili.