LibreOffice, perché TDF ha escluso gli sviluppatori Collabora

La crisi tra TDF e Collabora non nasce dal codice ma dalla governance: audit, conflitti di interesse, membership sospesa e futuro di LibreOffice con continui botta e risposta tra le parti.

La frattura emersa ad aprile 2026 attorno a The Document Foundation (TDF) non nasce da uno scontro tecnico sul codice di LibreOffice, ma da una questione molto più delicata: la tenuta giuridica e organizzativa di una fondazione senza scopo di lucro che gestisce un progetto open source globale (con licenza libera, è quindi un software libero a tutti gli effetti), con interessi comunitari, rapporti con aziende commerciali e obblighi formali verso autorità, revisori e sostenitori economici.

Il nodo non riguarda il valore dei singoli sviluppatori di Collabora – che TDF continua a riconoscere apertamente – ma la gestione dei conflitti di interesse che possono manifestarsi in seno alla fondazione.

Da dove nasce il braccio di ferro tra TDF (LibreOffice) e Collabora

Collabora rappresenta uno dei principali contributori al codice di LibreOffice, con sviluppatori che coprono una quota rilevante dello sviluppo core. L’azienda con sede a Cambridge (Regno Unito) ha sviluppato Collabora Office, una suite collaborativa per l’ufficio il cui codice è stato parzialmente derivato proprio da LibreOffice. Disponibile anche in versione gratuita, Collabora Office è comunque un prodotto frutto del lavoro di una società dal carattere spiccatamente commerciale.

TDF, in quanto fondazione non profit, deve garantire indipendenza decisionale e conformità legale, soprattutto in materia di gestione del marchio e dei processi economici.

La rottura si è concretizzata quando la fondazione ha deciso di revocare la membership a oltre 30 sviluppatori affiliati a Collabora, inclusi contributori di primo piano al progetto LibreOffice, sostenendo che la presenza di soggetti legati a interessi commerciali negli organi decisionali possa generare conflitti tali da mettere a rischio lo status giuridico della fondazione.

Sullo sfondo emergono tensioni profonde legate al modello di sviluppo ibrido di LibreOffice, dove aziende private costruiscono prodotti commerciali derivati – come Collabora Office, appunto – partendo dalla stessa base open, ingenerando inevitabilmente confronti in materia di governance, priorità evolutive e controllo dell’identità del progetto.

Perché TDF parla di rischio reale su LibreOffice e non di semplice divergenza interna

In nuova nuova lettera aperta “ad alcuni” sviluppatori di Collabora, TDF prova a spostare il dibattito su un terreno meno emotivo.

Italo Vignoli, uno dei fondatori di TDF, del progetto LibreOffice e di Associazione LibreItalia, di cui è presidente onorario, afferma che la sospensione della membership non equivale a un giudizio morale sui programmatori coinvolti. Anzi, riconosce il valore dei loro contributi – definiti generosi e onesti -. La rottura, prosegue Vignoli, nasce altrove: secondo la fondazione, alcuni rappresentanti aziendali eletti negli organi direttivi hanno agito in modo tale da mettere in pericolo lo status non profit dell’organizzazione.

Nel materiale pubblicato il 10 aprile, TDF collega la nuova stretta regolatoria a due audit finanziari falliti e a rilievi scritti di revisori indipendenti riferiti al 2023 e al 2024, con comportamenti problematici fatti risalire addirittura al 2020.

Il punto chiave dello scontro sta in una decisione formale con implicazioni molto concrete: il Membership Committee di TDF ha sospeso temporaneamente lo status di membro per gli sviluppatori dipendenti di aziende dell’orbita commerciale, applicando le nuove Community Bylaws introdotte dopo due audit finanziari falliti. Quegli audit avevano evidenziato criticità legate a conflitti di interesse nella gestione di gare, marchi e altre attività sensibili, ritenute sufficientemente gravi da poter mettere a rischio lo status di ente non profit.

Le nuove regole stabiliscono infatti che non possa mantenere la membership chi lavora per aziende coinvolte in contenziosi legali con TDF, ma il perimetro è limitato ai casi più critici: situazioni in cui si ipotizza un danno alla fondazione, un uso improprio dei fondi o una compromissione dei suoi asset, come certificato da revisori indipendenti e consulenti legali.

Va detto però che la misura non esclude questi sviluppatori dalla vita tecnica del progetto: continuano a far parte dell’Engineering Steering Committee, partecipano a mailing list, forum ed eventi, e restano pienamente attivi nello sviluppo, segno che la linea di TDF separa in modo netto la governance istituzionale dalla collaborazione sul codice.

Il peso dei numeri e i limiti della lettura basata solo sui commit

Il nuovo intervento di Vignoli a nome di TDF arriva dopo una serie di strali tra Collabora e la fondazione, che si susseguono ormai da settimane.

Il post è innanzi tutto una risposta alla critica pungente di Mike Kaganski, dipendente di Collabora e tra i maggiori contributori storici al progetto LibreOffice. Lo avevamo ricordato anche la scorsa estate per via del blocco del suo account da parte di Microsoft.

Vignoli, rivolgendosi direttamente a Kaganski, ne tesse le lodi e scrive:

Vi siamo grati. Ci dispiace che questo sia l’esito. Non stiamo dicendo che siate persone cattive, cattivi collaboratori o cattivi membri della nostra comunità.

The Document Foundation e il progetto LibreOffice sono aperti, per definizione e per principio, a tutti gli sviluppatori. Le nostre porte non sono mai state chiuse a nessuno di voi e non lo saranno mai.

L’eccellenza tecnica e l’entusiasmo per il lavoro di squadra che avete dimostrato più volte sono i pilastri dei nostri successi comuni.

Dobbiamo però ammettere che la struttura presentava dei difetti e che il danno era reale. Non avremmo potuto correggere la struttura senza che ciò comportasse conseguenze, seppur temporanee, anche per persone che non lo meritavano.

Nel post correlato, TDF “snocciola numeri”: nei 12 mesi considerati, gli 8 sviluppatori impiegati direttamente dalla fondazione hanno prodotto 4.077 patch, pari al 37% del totale; i 47 sviluppatori impiegati da Collabora hanno contribuito con 4.763 patch, cioè per il 43%; i 221 volontari hanno aggiunto 1.871 patch, il 17%.

TDF si rifiuta di attestare che il progetto LibreOffice dipenda in modo esclusivo da una sola azienda, ma conferma che il peso di Collabora sul piano dello sviluppo resta alto.

TDF rimarca il suo ruolo

La visione di TDF è che per un progetto del calibro di LibreOffice non si guarda soltanto al commit log ovvero alla lista complessiva dei contribuiti inviati a livello di codice.

C’è il lavoro sul marchio, la relazione con il diritto tedesco delle organizzazioni non profit, la pubblicazione dei registri contabili, la gestione delle release, le attività di documentazione, gli hackfest, i workshop, il supporto agli standard aperti e la tenuta di una comunità che non può essere ridotta alla sola area engineering. In pratica, una fondazione deve difendere anche ciò che non appare immediatamente a livello di sviluppo del codice di programmazione.

Questo non sminuisce il ruolo di Collabora, anzi. Il contributo tecnico dell’azienda resta decisivo in varie aree del codice. Ma proprio per questo la governance deve essere solida: più un attore pesa, più la fondazione ha interesse a evitare che quel peso diventi, anche solo potenzialmente, influenza impropria sugli organi fiduciari.

LibreOffice Online, possibili fork e il problema del marchio

La lista di “domande e risposte” tocca anche altre ferite aperte che aiutano a leggere meglio la crisi.

TDF sostiene che la riapertura del repository di LibreOffice Online, dopo anni di accantonamento totale, non equivarrebbe di per sé a una minaccia commerciale per Collabora: un repository aperto non basta a costruire un’offerta cloud competitiva, perché servono infrastruttura, integrazione, supporto e prodotto. Allo stesso modo, la fondazione sostiene di avere documenti interni dal 2022 sul rischio di un fork di LibreOffice da parte di Collabora e collega a quel timore la decisione di assumere nuovi sviluppatori.

Qui emerge un altro livello tecnico interessante. TDF descrive LibreOffice Technology come una piattaforma riusabile, capace di generare prodotti diversi. La nuova offerta desktop di Collabora, secondo la fondazione, si colloca piu vicino a ONLYOFFICE che alla suite completa LibreOffice.

LibreOffice, invece, continua a presentarsi come suite full feature con Writer, Calc, Impress, Draw, Base e Math. Va detto però che dietro a questa impostazione c’è anche un debito tecnico storico: parti del codice risalgono all’eredità lasciata da StarOffice, prima ancora di OpenOffice.org. Chi lavora sul progetto sa bene che refactoring, pulizia architetturale e modernizzazione del codice richiedono anni, soprattutto se non si vogliono perdere compatibilità e funzioni avanzate.

Collabora non ci sta: TDF ha cambiato le carte in tavola

In una nuova risposta pubblica, il CEO di Collabora, Michael Meeks, non usa mezzi termini e – pur riconoscendo che le “domande e risposte” pubblicate da TDF integrino alcune correzioni utili – bolla parte del contenuto come “fuorviante e diffamatorio, oltre che fattualmente inesatto“.

Il consiglio di amministrazione di TDF, composto da circa 10 membri, impiega in genere molto tempo per giungere a una decisione chiara su quale sia la cosa giusta da fare. È quindi particolarmente preoccupante quando il parere legale che guida tale decisione cambia improvvisamente. Ribadisco la mia tesi secondo cui i membri volontari del consiglio accusati hanno agito in buona fede nell’interesse di TDF, basandosi sulle migliori informazioni a loro disposizione al momento dei fatti. (Michael Meeks, Collabora).

Secondo il numero uno di Collabora, inoltre, molte delle pratiche oggi messe sotto accusa da TDF – in particolare la distribuzione di LibreOffice sugli app store e l’uso del marchio – sarebbero state adottate seguendo indicazioni legali e linee guida pubbliche della stessa fondazione, salvo poi essere riconsiderate come problematiche a distanza di anni. Meeks sottolinea anche un elemento economico non marginale: Collabora avrebbe versato volontariamente oltre il 15% dei ricavi provenienti dagli store a TDF, senza obblighi contrattuali stringenti, mentre oggi si vedrebbe chiedere un contributo formale retroattivo.

Sul tema delle gare d’appalto, l’azienda respinge ogni responsabilità diretta, ricordando che le procedure erano gestite da board e staff TDF non coinvolti nelle offerte.

Il punto più critico, però, riguarda la gestione complessiva della vicenda: Collabora parla di anni di ritardi, cambi di posizione legale, assenza di confronto reale e rifiuto di proposte di mediazione o supporto economico; nel frattempo, evidenzia come i propri rappresentanti siano fuori dal consiglio da oltre 2 anni, rendendo difficile attribuire responsabilità attuali.

Nel frattempo, nonostante la drastica riorganizzazione di quello che era stato concepito come un progetto di software libero aperto e meritocratico, restiamo pronti ad aiutare TDF a indagare e a cercare soluzioni a questi potenziali problemi attraverso una mediazione“, conclude Meeks.

Conclusioni e osservazioni finali

Se davvero esiste una disponibilità a riaprire il dialogo, il terreno su cui lavorare non può essere quello delle dichiarazioni pubbliche ma quello delle regole operative.

Una prima mossa concreta potrebbe essere l’introduzione di un meccanismo di firewall sul versante della governance: separare in modo rigoroso chi contribuisce a livello commerciale da chi prende decisioni su marchio, gare e compliance, con criteri verificabili e non negoziabili caso per caso.

In parallelo, avrebbe forse senso istituire un tavolo tecnico-legale permanente, con la presenza di soggetti terzi indipendenti, che possa validare preventivamente le pratiche più sensibili evitando reinterpretazioni a posteriori come quelle contestate da Collabora.

Un altro punto, spesso sottovalutato, riguarda la trasparenza: riportare almeno una parte delle discussioni strategiche su canali pubblici o documentati ridurrebbe la percezione di accentramento e aiuterebbe a ricostruire fiducia.

Infine, sul piano economico, si potrebbe formalizzare un modello chiaro e stabile per l’uso del marchio e per le distribuzioni commerciali – con percentuali, obblighi e diritti definiti ex ante – così da evitare ambiguità che nel tempo diventano conflitto.

Non sono soluzioni semplici, ma il punto è proprio questo: senza un’architettura condivisa e prevedibile, anche un progetto solido come LibreOffice rischia di trascinarsi dietro tensioni che nulla hanno a che vedere con la qualità del codice.

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