Manjaro in crisi: sviluppatori minacciano fork del progetto

Il team della nota e apprezzata distribuzione Linux Manjaro contesta la gestione del progetto e propone una scissione in forma non profit. Avviato uno sciopero, si ipotizza un fork della distribuzione.
Manjaro in crisi: sviluppatori minacciano fork del progetto

La nota distribuzione Manjaro Linux torna al centro del dibattito per via di una crisi interna che mette in discussione governance, sostenibilità e controllo delle risorse. Il progetto, nato nel 2011 come derivazione user friendly di Arch Linux, ha costruito la sua popolarità grazie a un modello ibrido: rolling release con stabilizzazione dei pacchetti e strumenti “proprietari” per semplificare gestione e installazione. Negli anni ha raggiunto milioni di utenti e posizioni di rilievo su DistroWatch, ma oggi si trova in una fase di forte tensione tra comunità tecnica e struttura aziendale.

Il punto di rottura emerge nel marzo 2026 con la pubblicazione del documento “Manjaro 2.0 Manifesto”, firmato da 19 membri del team tra sviluppatori, moderatori e responsabili tecnici. Il testo non rappresenta solo una presa di posizione politica, ma evidenzia problemi operativi concreti, accumulati nel tempo e mai risolti.

Un progetto nato comunitario, poi centralizzato

La storia di Manjaro riflette una dinamica frequente nei progetti open source maturi. In origine il controllo era distribuito tra contributori volontari, con repository pubblici e processi relativamente trasparenti. La creazione di una vera e propria società dietro alla famosa distro, ha introdotto una dimensione commerciale, con gestione centralizzata di marchio, infrastruttura e finanziamenti.

Secondo i firmatari del manifesto, la transizione ha portato a una concentrazione eccessiva del potere decisionale. L’accesso a componenti critici come repository GitHub, istanze GitLab self hosted, CDN e dominio risulterebbe limitato a poche figure, riducendo la capacità del team di intervenire rapidamente su problemi tecnici e organizzativi.

La questione non riguarda solo la governance, ma impatta direttamente sul ciclo di sviluppo. In un sistema rolling release basato su Arch Linux, il controllo distribuito è fondamentale per garantire aggiornamenti tempestivi e sicurezza delle dipendenze.

Errori tecnici ripetuti e perdita di fiducia

Tra le criticità più citate compare la gestione dei certificati TLS. In più occasioni Manjaro ha lasciato scadere certificati utilizzati per repository e servizi, esponendo gli utenti ad avvisi di sicurezza e potenziali rischi di man-in-the-middle. Il problema assume particolare gravità perché la distribuzione utilizza pacman come gestore pacchetti, che si affida alla validità delle firme e alla sicurezza del canale HTTPS per il download dei pacchetti.

Il manifesto sostiene che strumenti per automatizzare il rinnovo dei certificati erano già disponibili, ma non sono stati adottati. Una scelta di questo tipo non riguarda solo l’operatività quotidiana, ma segnala una difficoltà nella gestione dell’infrastruttura critica, che include mirror, repository binari e pipeline di build.

Nel tempo questi episodi hanno contribuito a erodere la fiducia della comunità. Il numero di contributori attivi è diminuito e la reputazione del progetto ha subito un calo progressivo, con riflessi anche sulla posizione nelle classifiche di popolarità delle distribuzioni Linux.

Il nodo economico e la gestione delle risorse

Un altro punto centrale riguarda la gestione dei fondi. Il documento accusa la società di non reinvestire adeguatamente nel progetto e di non aver sviluppato strategie di finanziamento sostenibili.

In ambito open source, il rapporto tra entità commerciale e comunità tecnica richiede un equilibrio delicato: infrastruttura, sviluppo e supporto devono ricevere risorse adeguate per mantenere qualità e sicurezza.

Secondo i firmatari, la mancanza di investimenti avrebbe avuto conseguenze dirette, tra cui la perdita dell’unico sviluppatore a tempo pieno per esaurimento dei fondi. Una situazione che evidenzierebbe la fragilità del modello attuale, soprattutto considerando la complessità tecnica di una distribuzione derivata da Arch, con kernel multipli, repository separati e supporto ARM.

La proposta: separazione e struttura non profit

La risposta del team è articolata e dettagliata. Il manifesto propone la creazione di un’associazione registrata, con governance distribuita e diritto di voto per tutti i membri. L’obiettivo è riportare il controllo del progetto alla comunità, separandolo dalla società commerciale.

Il piano prevede il trasferimento degli asset fondamentali: repository GitHub, infrastruttura GitLab, forum ufficiale, CDN e dominio principale. Anche il marchio Manjaro dovrebbe essere concesso alla nuova entità fino al 2029, con possibilità di trasferimento definitivo simbolico. Dal punto di vista organizzativo, il modello introduce le figure degli arbitri, responsabili di specifici ambiti tecnici.

Si tratta di un approccio che cerca di bilanciare decentralizzazione e responsabilità, evitando sia l’anarchia operativa sia la concentrazione eccessiva del potere.

Lo sciopero e lo scenario di fork

Il documento definisce una strategia progressiva in tre fasi. Dopo un periodo di attesa senza risposta, il team ha avviato uno sciopero interno, sospendendo attività non essenziali come moderazione e la gestione della comunità. La pubblicazione del manifesto segna il passaggio a una fase più visibile del conflitto.

Se le richieste non saranno accolte, il passo successivo potrebbe essere un fork completo della distribuzione.

Dal punto di vista tecnico, un fork di Manjaro comporterebbe la duplicazione dei repository, la gestione autonoma dei mirror e la ricostruzione dell’infrastruttura di build. Tuttavia, la perdita del marchio e la frammentazione della comunità rappresentano rischi significativi.

Nel mondo Linux, esempi simili non mancano. Fork riusciti richiedono una massa critica di sviluppatori, una governance chiara e risorse infrastrutturali adeguate. Senza questi elementi, il rischio è la dispersione del lavoro e la perdita di utenti.

Manjaro resta una distribuzione con una base solida e un’architettura tecnica valida, ma il futuro dipenderà dalla capacità di risolvere il conflitto interno. La direzione presa nelle prossime settimane determinerà se il progetto riuscirà a riorganizzarsi o se assisteremo alla nascita di una nuova distro derivata.

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