Oracle, Microsoft e TDF: gran parlare su OpenOffice.org

Dopo il "terremoto" che nei giorni scorsi ha investito il progetto OpenOffice.org, Oracle torna sull'argomento e promette che continuerà ad impegnarsi sullo sviluppo della suite per l'ufficio opensource.

Dopo il “terremoto” che nei giorni scorsi ha investito il progetto OpenOffice.org, Oracle torna sull’argomento e promette che continuerà ad impegnarsi sullo sviluppo della suite per l’ufficio opensource. Anzi, nel corso dell’evento “ODF Plugfest” in corso a Bruxelles, in Belgio, Oracle intende rimarcare la sua visione di OpenOffice.org come prodotto completo, aperto, in grado di supportare i più moderni formati di file ed altamente interoperabile.
Per Oracle, quindi, OpenOffice.org continuerà a vivere ed a cresce grazie ai contributi di un team di sviluppatori ed ingegneri che proseguiranno lo sviluppo della suite.

Le dichiarazioni di Oracle arrivano a distanza di qualche settimana dal varo della “Document Foundation“, organizzazione che raccoglie le principali “menti” di OpenOffice.org e che mira, innanzi tutto, a separare lo sviluppo del codice alla base del funzionamento della suite per l’ufficio dagli interessi commerciali di una sola azienda.
La fondazione ha subito lanciato LibreOffice, suite opensource che è stata derivata da OpenOffice.org è che a poco a poco inzierà a diversificarsi dal software “padre” in termini di funzionalità.

Novell, Red Hat, Canonical, l’Open Source Initiative, la Free Software Foundation (FSF) e Google hanno subito spalleggiato la “Document Foundation” ed il progetto LibreOffice. Anche PLIO, Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org, l’associazione che raggruppa la comunità italiana dei volontari che hanno sino ad oggi contribuito allo sviluppo, al supporto ed alla promozione di OpenOffice.org, ha subito sostenuto la nuova fondazione. Italo Vignoli, presidente del PLIO, è uno dei membri che hanno promosso il varo di “The Document Foundation” e del progetto “LibreOffice“.

Vignoli ha dichiarato che sarebbe preferibile se Oracle sostenesse “The Document Foundation” “perché un progetto di software libero funziona in modo migliore se alle sue spalle c’è un organismo indipendente“. Secondo il presidente del PLIO, le attività in ambito italiano – almeno per il momento – non cambiano: “la comunità sta per ora sostenendo entrambi i prodotti; (sia OpenOffice.org che LibreOffice, n.d.r.) è più saggio mantenere una posizione equilibrata“. In altri Paesi, invece, la comunità ha operato scelte differenti.

In questo articolo ed in questa news avevamo precedentemente illustrato i motivi che hanno portato alla nascita della “Document Foundation“.

Di OpenOffice.org si fa un gran parlare, in queste ore, anche per la pubblicazione di un video targato Microsoft che “prende di mira” la suite opensource bollandola come un prodotto affetto da numerose problematiche tanto da renderne inadatta la scelta soprattutto in ambito aziendale. Inaffidabile, lento, capace di creare problemi di formattazione dei documenti, esoso in termini di risorse: questa, la sostanza delle “accuse” di Microsoft.
Vignoli ha osservato che “quando si parla di milioni di utenti e migliaia di migrazioni (a OOo), ci saranno sempre utenti soddisfatti ed utenti insoddisfatti, e utenti che hanno sbagliato a migrare perché non hanno fatto un’analisi abbastanza approfondita“. Secondo il presidente del PLIO l’errore di base consisterebbe nella pretesa, da parte di qualcuno, di poter usare un solo software per tutte le esigenze: “una scelta che offre il vantaggio della standardizzazione ma apre un contenzioso infinito sulle funzionalità“. Continua Vignoli: “chi scrive lunghi testi sceglierà sempre Writer rispetto a Word, perché è superiore in quello specifico ambito, mentre chi usa macro complesse preferirà sempre Excel rispetto a Calc. E sono i primi due esempi che mi vengono in mente“.

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