I pagamenti digitali europei sono stati dominati da Visa e Mastercard per decenni, ma qualcosa sta cambiando.
Un gruppo di banche e piattaforme fintech europee sta costruendo un’infrastruttura comune per gestire trasferimenti e pagamenti senza dipendere dai circuiti statunitensi.
Il progetto coinvolge già circa 130 milioni di utenti in tredici Paesi e punta alla piena operatività tra il 2026 e il 2027. Al centro dell’iniziativa c’è Wero, il wallet digitale sviluppato dall’European Payments Initiative (EPI), consorzio sostenuto da BNP Paribas, Deutsche Bank, ING e Société Générale.
Come funziona Wero e chi è già coinvolto
Wero utilizza i trasferimenti SEPA istantanei per consentire pagamenti diretti tra conti bancari, bypassando i circuiti tradizionali. Lanciato nel 2024 in Francia, Germania e Belgio, ha già superato i 43 milioni di utenti registrati con miliardi di euro movimentati attraverso la piattaforma.
L’accordo più rilevante riguarda però l’alleanza con EuroPA, che riunisce le principali piattaforme di pagamento nazionali: Bizum in Spagna, Bancomat Pay in Italia, MB WAY in Portogallo e Vipps MobilePay nei Paesi nordici. Tramite un hub di interoperabilità comune, un utente italiano potrà trasferire denaro a un utente spagnolo senza mai uscire dalla propria app bancaria e senza passare da infrastrutture americane.
La struttura tecnica si basa su bonifici istantanei SCT Inst, autenticazione PSD2, interoperabilità API tra wallet nazionali e integrazione progressiva nei POS fisici e nell’e-commerce. L’obiettivo dichiarato è un’esperienza paragonabile ad Apple Pay o PayPal, con backend interamente europeo.
Perché l’Europa vuole autonomia nei pagamenti
La motivazione non è soltanto economica. Nel 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, Visa e Mastercard sospesero le operazioni in Russia, dimostrando come il controllo delle reti di pagamento possa diventare uno strumento geopolitico.
Da quel momento la Banca Centrale Europea ha accelerato la pressione per lo sviluppo di sistemi continentali autonomi, con Christine Lagarde che ha più volte ribadito la necessità di rafforzare la sovranità europea nel settore digitale.
Secondo diverse analisi economiche, circa due terzi dei pagamenti digitali nell’Eurozona transitano ancora attraverso operatori non europei. Una dipendenza che Bruxelles considera sempre meno accettabile, anche sul fronte del controllo dei dati finanziari e della resilienza infrastrutturale. Diversi report di BNP Paribas indicano il 2026 come anno potenzialmente cruciale per questa transizione.
Limiti concreti e sfide da superare
Il progetto non è privo di criticità. Una parte dell’infrastruttura cloud di Wero utilizza Amazon Web Services, un dettaglio che ha sollevato dubbi sulla reale autonomia tecnologica dell’iniziativa. Visa e Mastercard dispongono inoltre di reti globali integrate in milioni di terminali, piattaforme e-commerce e sistemi bancari: replicare quella scala richiederà anni e investimenti significativi.
Resta anche la frammentazione bancaria europea, con regole operative e abitudini di pagamento differenti da Paese a Paese. L’interoperabilità tecnica è solo il primo passo. Nel breve periodo i due circuiti americani rimarranno dominanti, soprattutto nelle transazioni internazionali. Ma l’alleanza tra EPI e i principali wallet nazionali rappresenta il tentativo più credibile mai costruito di creare un’alternativa europea su larga scala.