La fascia dei PC sotto i 500 dollari potrebbe scomparire entro il 2028, secondo le stime diffuse da Gartner, in un contesto di forte tensione sui prezzi delle memorie (RAM e storage) e contrazione delle spedizioni globali. L’analisi si inserisce in una fase storica già complessa per l’hardware: dopo il picco di domanda registrato tra il 2020 e il 2022 per effetto del lavoro remoto e della didattica a distanza, il mercato ha attraversato un rallentamento evidente, con cicli di aggiornamento più lunghi e margini sempre più compressi.
I dati previsionali per il 2026 indicano una riduzione delle spedizioni dei PC a livello mondiale del 10,4% su base annua, accompagnata da un calo dell’8,4% per gli smartphone. In parallelo, l’incremento atteso dei prezzi di DRAM e SSD fino al 130% entro la fine del 2026 rischia di ridefinire la struttura dei costi dell’intero comparto.
Memorie sempre più costose e impatto sul mercato PC
Secondo le stime, il costo della memoria DRAM e delle unità a stato solido SSD arriverà a incidere per il 23% sul bill of materials di un PC, ossia sull’elenco completo dei componenti e dei relativi costi necessari per assemblarlo, rispetto al 16% registrato l’anno precedente.
La crescita è significativa perché memoria e storage sono componenti non comprimibili oltre una certa soglia tecnica: i sistemi operativi moderni, a partire da Windows 11 23H2, richiedono configurazioni minime di 8 GB di RAM per garantire un’esperienza fluida, mentre la diffusione di applicazioni basate su browser e workload ibridi spinge verso 16 GB come standard di fatto.
Sul fronte storage, l’adozione quasi generalizzata di SSD NVMe su interfaccia PCIe 4.0 ha migliorato le prestazioni ma ha anche aumentato l’esposizione ai cicli di prezzo della memoria NAND.
Un aumento del 130% sui prezzi delle memorie si traduce, secondo le stime, in un rincaro medio del 17% per i PC rispetto al 2025. In un segmento entry level già caratterizzato da margini operativi ridotti al minimo, la capacità dei rivenditori di assorbire parte dei costi si riduce drasticamente. I dispositivi sotto i 500 dollari, spesso basati su CPU di fascia bassa come Intel N-series o AMD Athlon, vengono sono con un margine limitatissimo che non consente di compensare aumenti così marcati sui componenti critici.
Fine del segmento PC sotto i 500 dollari
Gartner prevede che la fascia entry level sotto i 500 dollari scomparirà entro il 2028. L’affermazione si basa su una dinamica palese: se il costo delle memorie incide quasi per un quarto sulla distinta base, il prezzo finale non può rimanere invariato senza erodere completamente il margine commerciale.
I produttori potrebbero tentare di ridurre altre voci di costo, come qualità del display, materiali del telaio o capacità della batteria nei notebook, ma esistono limiti tecnici e di percezione del mercato oltre i quali il prodotto diventa poco competitivo.
La conseguenza più probabile è una riallocazione dell’offerta verso configurazioni leggermente più costose ma con specifiche più equilibrate, eliminando progressivamente le SKU più economiche.
In parallelo, il mercato dei dispositivi ricondizionati potrebbe assumere un ruolo più rilevante, con aziende specializzate nella rigenerazione di PC aziendali dismessi che offrono alternative a basso costo basate su hardware di generazioni precedenti.
Cicli di aggiornamento più lunghi e rischi di sicurezza
L’aumento dei prezzi spinge utenti privati e aziende a prolungare la vita utile dei loro dispositivi. Le stime indicano un’estensione del ciclo di vita del 15% per il settore business e del 20% per i consumatori entro la fine del 2026.
In termini concreti, un PC aziendale che veniva sostituito mediamente ogni 4 anni potrebbe rimanere in servizio per oltre 4 anni e mezzo, mentre in ambito domestico si potrebbe passare da 5 a 6 anni di utilizzo.
Il prolungamento dell’uso introduce criticità sul piano della sicurezza. Hardware meno recente può non supportare funzionalità come TPM 2.0, richiesto ufficialmente da Windows 11, o meccanismi avanzati di isolamento basati su virtualizzazione. Inoltre, CPU precedenti a determinate generazioni non includono mitigazioni hardware complete contro vulnerabilità come Spectre e Meltdown, costringendo a ricorrere a patch software che incidono sulle prestazioni.
La gestione di device datati aumenta anche la complessità per i team IT, che devono mantenere compatibilità con firmware e driver non più aggiornati regolarmente dai produttori.
Effetti a catena sull’industria tecnologica
La tensione sulle memorie, definita da alcune analisi come una sorta di “RAMmageddon”, non riguarda esclusivamente il settore PC.
Anche console, dispositivi portatili da gioco e infrastrutture server dipendono da DRAM e NAND. Eventuali colli di bottiglia nella produzione, concentrata in larga parte in Asia orientale presso stabilimenti specializzati, possono generare ritardi e aumenti di prezzo trasversali. Aziende attive in ambiti diversi, dall’elettronica di consumo all’automotive, hanno già segnalato possibili limitazioni produttive legate alla disponibilità di memoria.
In ambito consumer, la riduzione dell’offerta nella fascia bassa potrebbe accentuare il divario digitale, rendendo più costoso l’accesso a strumenti informatici essenziali. Per le imprese, l’effetto combinato di hardware più caro e cicli di aggiornamento più lunghi richiede strategie di gestione del parco macchine più attente, con monitoraggio continuo delle vulnerabilità, piani di patch management rigorosi e valutazioni sul rischio residuo associato a dispositivi fuori supporto.