Riduzione del sovraccarico di messaggi su WhatsApp: cosa significa

WhatsApp limita il numero di comunicazioni commerciali che gli utenti possono ricevere dalle aziende. Vediamo come funziona il nuovo meccanismo, cosa cambia per WhatsApp Business e quali regole devono rispettare le imprese per contattare gli utenti.

WhatsApp sta mostrando ad alcuni utenti italiani una comunicazione piuttosto insolita, che riporta il seguente titolo: “Riduzione del sovraccarico di messaggi su WhatsApp“. Il testo spiega che un aggiornamento dell’informativa sulla privacy introduce limiti sul numero di offerte e comunicazioni che le aziende possono inviare.

La novità non consiste nell’aggiunta di un nuovo pulsante per bloccare le aziende. WhatsApp sta formalizzando un meccanismo con cui limita direttamente la quantità di comunicazioni marketing che un singolo utente può ricevere attraverso la piattaforma di messaggistica, anche quando le aziende avrebbero tecnicamente la possibilità di inviarle.

La schermata, che compare nella forma riprodotta nell’immagine di seguito, sembra collegata alla nuova formulazione dell’Informativa sulla privacy europea entrata in vigore il 2 luglio 2026.

Sovraccarico messaggi WhatsApp

WhatsApp dichiara esplicitamente di limitare i messaggi marketing

La parte più significativa si trova proprio nell’Informativa sulla privacy di WhatsApp per lo Spazio economico europeo. Nella sezione dedicata ai rapporti con le aziende, WhatsApp/Meta spiega innanzitutto che un’impresa può affidarsi anche a fornitori esterni, Meta compresa, per inviare, archiviare, leggere o gestire le comunicazioni con i clienti.

Subito dopo compare una frase molto più interessante:

limitiamo inoltre la quantità di messaggi di marketing che l’utente può ricevere dalle aziende.

WhatsApp ripete lo stesso principio nella parte dell’informativa dedicata a sicurezza, prevenzione dello spam e comportamenti indesiderati. Lo strumento di messaggistica non afferma semplicemente di limitare quanto può inviare una specifica azienda. Parla della quantità di messaggi che un utente può ricevere dalle aziende.

Il sistema alla base del funzionamento di WhatsApp può insomma applicare un limite sul lato del destinatario: se WhatsApp ritiene che una persona abbia già ricevuto un numero elevato di comunicazioni commerciali, un’ulteriore campagna può essere fermata prima ancora di arrivare sul terminale dell’utente.

Non esiste un numero fisso di messaggi

Meta parla da tempo di limiti ai messaggi marketing per singolo utente, concepiti per evitare che WhatsApp assuma progressivamente le caratteristiche di una casella email invasa da newsletter e promozioni.

Già ad aprile 2025 la società spiegava di avere introdotto limiti al numero di messaggi commerciali ricevibili dagli utenti, usando un’espressione particolarmente chiara: l’obiettivo era “minimizing inbox overload“, cioè proprio ridurre il sovraccarico della casella dei messaggi.

Il sistema di WhatsApp Business può quindi applicare una sorta di frequency capping, ossia una limitazione della frequenza delle comunicazioni commerciali.

La soglia può dipendere dal destinatario e non necessariamente soltanto dall’azienda che sta tentando di contattarlo. È un aspetto importante perché due persone potrebbero ricevere quantità differenti di messaggi pur essendo destinatarie della stessa campagna.

Perché WhatsApp ha interesse a fermare l’eccesso di messaggi

Per Meta le comunicazioni Business sono una delle principali opportunità di monetizzazione di WhatsApp, ma presentano un problema: WhatsApp nasce come applicazione di messaggistica personale. Una notifica proveniente dall’app è normalmente percepita come più importante di una normale email pubblicitaria.

Se le aziende potessero sfruttare questa caratteristica senza particolari restrizioni, il rischio sarebbe quello di deteriorare rapidamente l’esperienza d’uso.

Meta riconosce il problema e osserva che gli utenti devono mantenere il controllo: possono scegliere di ricevere comunicazioni, bloccare un’azienda, segnalarla e fornire un feedback indicando se un’offerta ricevuta è interessante oppure no.

Proprio queste informazioni possono contribuire a determinare quanto aggressivamente un’impresa possa continuare a utilizzare WhatsApp come canale promozionale.

Cosa significa il messaggio “Questa azienda usa un servizio sicuro di Meta

La nuova comunicazione dal titolo “Riduzione del sovraccarico di messaggi su WhatsApp” può comparire nello stesso periodo in cui l’utente inizia a ricevere messaggi da account Business più strutturati.

La frase “Questa azienda usa un servizio sicuro di Meta per gestire questa chat” indica che l’impresa non sta necessariamente scrivendo da un semplice smartphone con WhatsApp Business. Può utilizzare infrastrutture e strumenti messi a disposizione da Meta per gestire le comunicazioni, ad esempio tramite WhatsApp Business Platform, sistemi CRM, software di assistenza clienti o piattaforme utilizzate contemporaneamente da più operatori.

La FAQ ufficiale dedicata alle conversazioni con le aziende chiarisce proprio che alcune imprese affidano a Meta o ad altri fornitori la gestione tecnica dei messaggi.

Ciò non significa automaticamente che Meta possa leggere le chat personali dell’utente: l’Informativa europea continua infatti a precisare che messaggi e chiamate personali sono protetti dalla crittografia end-to-end.

Il caso delle conversazioni Business richiede però una distinzione: una volta che il messaggio raggiunge l’azienda, quest’ultima può gestirlo attraverso propri dipendenti, sistemi e fornitori secondo le proprie modalità operative e la propria informativa privacy.

Le aziende sono autorizzate a contattare gli utenti su WhatsApp?

Il fatto che WhatsApp consenta tecnicamente alle aziende di inviare offerte e comunicazioni non significa che qualunque impresa possa prendere un numero di telefono e iniziare a usarlo per finalità promozionali.

La disponibilità del canale non coincide con la liceità del trattamento dei dati personali: prima di inviare marketing tramite WhatsApp, l’azienda deve disporre di una base giuridica adeguata e rispettare anche le regole specifiche previste per le comunicazioni elettroniche.

Messaggi di servizio e comunicazioni promozionali non sono la stessa cosa

Per i messaggi strettamente necessari a gestire un rapporto già esistente la situazione è relativamente semplice. Se un cliente ha effettuato un acquisto, prenotato un servizio o richiesto assistenza, l’azienda può avere titolo per utilizzare il numero per comunicazioni funzionali all’esecuzione del contratto o alla richiesta dell’interessato: conferma dell’ordine, aggiornamenti sulla consegna, appuntamenti, assistenza tecnica e messaggi analoghi. In questi casi la base giuridica può derivare, ad esempio, dall’art. 6 GDPR e non necessariamente dal consenso al marketing.

Il quadro cambia quando il messaggio ha natura promozionale. In Italia trova applicazione anche l’art. 130 del D.Lgs. 196/2003, il Codice Privacy, che disciplina l’utilizzo di sistemi automatizzati e mezzi di comunicazione elettronica per finalità commerciali. Il Garante per la protezione dei dati personali ha più volte applicato tali principi anche ai messaggi inviati tramite WhatsApp: in linea generale, l’invio di comunicazioni promozionali attraverso questo canale richiede un consenso preventivo, libero, specifico, informato e dimostrabile.

Avere il numero di telefono non significa poterlo usare per il marketing

Non basta quindi che l’impresa conosca il numero dell’utente. Neppure il fatto che il recapito sia reperibile online, contenuto in una banca dati o ottenuto da un soggetto terzo autorizza automaticamente il marketing su WhatsApp. Se il trattamento si fonda sul consenso, l’art. 7, paragrafo 1, GDPR pone inoltre l’onere della prova sul titolare: è l’azienda che deve essere in grado di dimostrare quando e come l’utente abbia autorizzato quel tipo di comunicazione.

Il Garante ha inoltre chiarito che la disponibilità dei dati in registri pubblici, siti Internet o altre fonti accessibili non rende di per sé lecito utilizzarli per inviare messaggi promozionali.

Una casella generica come “accetto l’informativa privacy” non equivale necessariamente a un consenso al marketing. La finalità deve risultare sufficientemente chiara e, quando sono previsti diversi canali di contatto, deve essere possibile comprendere se il consenso copre anche WhatsApp.

Cosa succede se i dati arrivano da intermediari o fornitori di lead

Ancora più delicato è il caso in cui il numero arrivi da un intermediario, da un fornitore di lead o da un’altra società: l’impresa che utilizza successivamente quei dati deve poter giustificare sia la loro acquisizione sia l’impiego per quella specifica finalità commerciale. Il Garante ha affrontato espressamente anche casi nei quali i dati erano stati acquisiti tramite fornitori esterni e successivamente utilizzati per marketing WhatsApp.

Il legittimo interesse non sostituisce automaticamente il consenso

Un altro equivoco frequente riguarda il legittimo interesse. Il GDPR riconosce che il marketing diretto può, in determinate circostanze, rientrare negli interessi legittimi del titolare; ciò non consente però di ignorare le norme più specifiche applicabili alle comunicazioni elettroniche. Se per un determinato canale la disciplina nazionale richiede il consenso, non è sufficiente richiamare genericamente l’art. 6, paragrafo 1, lettera f), GDPR per aggirare tale requisito. Il Garante ha ribadito che l’art. 130 del Codice Privacy costituisce una disciplina speciale rispetto alle basi giuridiche generali previste dal GDPR.

Il soft spam non si estende automaticamente a WhatsApp

Anche la cosiddetta eccezione del soft spam va interpretata con attenzione. L’art. 130, comma 4, del Codice Privacy permette, a determinate condizioni, di utilizzare senza un nuovo consenso l’indirizzo email acquisito durante una vendita per proporre prodotti o servizi analoghi, garantendo sempre un’opposizione semplice e gratuita. La deroga, tuttavia, riguarda specificamente l’indirizzo di posta elettronica e non costituisce un’autorizzazione generale a trasferire automaticamente la stessa logica a WhatsApp. Il Garante ha chiarito espressamente che la deroga riguarda “solo l’indirizzo e-mail” e non può essere estesa ad altri canali di comunicazione elettronica.

Le regole di Meta si aggiungono agli obblighi previsti dalla legge

Alle norme si aggiungono poi le regole imposte da Meta alle aziende che utilizzano WhatsApp Business. La piattaforma richiede agli operatori di disporre delle autorizzazioni necessarie e di rispettare le scelte degli utenti.

I limiti alle “offerte e comunicazioni” introdotti da WhatsApp rappresentano quindi un livello ulteriore di protezione, non un’alternativa al consenso previsto dalla normativa.

Il messaggio “Riduzione del sovraccarico di messaggi su WhatsApp” non va interpretato come: “le aziende possono mandare pubblicità, ma WhatsApp ne limita la quantità“. Il principio è diverso: l’azienda deve prima avere titolo per contattare l’utente; successivamente WhatsApp può comunque decidere di limitare il numero di comunicazioni commerciali recapitate allo scopo di evitare il sovraccarico dei messaggi.

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