Starlink, i colossi telefonici europei preparano una risposta comune

Quattro colossi delle telecomunicazioni europee si alleano per sfidare Starlink e portare la connettività satellitare direttamente sugli smartphone.

Quattro tra i maggiori operatori di telecomunicazioni europei hanno deciso di unire le forze per sviluppare un’alternativa ai servizi di connettività satellitare di Starlink. Deutsche Telekom, Orange, Telefónica e Vodafone hanno annunciato il 19 ottobre 2026 la firma di una lettera d’intenti per valutare una candidatura congiunta all’assegnazione delle frequenze destinate ai servizi mobili satellitari in Europa. L’obiettivo è consentire agli smartphone di comunicare direttamente con i satelliti, anche dove non arrivano le tradizionali reti cellulari.

La notizia, confermata da Deutsche Telekom attraverso un comunicato ufficiale, arriva in una fase particolarmente delicata per il settore delle comunicazioni spaziali. Da una parte SpaceX, società di Elon Musk, sta cercando di estendere le capacità della propria costellazione Starlink oltre l’accesso Internet tramite terminali dedicati; dall’altra l’Unione Europea vuole evitare che servizi essenziali per cittadini, imprese e amministrazioni pubbliche dipendano eccessivamente da infrastrutture controllate fuori dai suoi confini.

La partita si gioca innanzitutto sulle frequenze radio. Le autorizzazioni europee per l’utilizzo della banda satellitare dei 2 GHz risalgono a una procedura avviata nel 2008 e culminata nel 2009 con la selezione degli operatori. Dopo circa 18 anni, nel 2027 arriverà una scadenza che potrebbe modificare gli equilibri commerciali e tecnologici del settore. La Commissione Europea ha già presentato, il 27 maggio 2026, una proposta per disciplinare la successiva assegnazione dello spettro.

I quattro operatori del vecchio continente non hanno annunciato la costruzione di una nuova costellazione satellitare. Almeno per ora, non intendono neppure acquistare direttamente satelliti da collocare in orbita.

L’accordo riguarda la possibilità di presentare un’offerta comune per ottenere i diritti di utilizzo delle frequenze dei Mobile Satellite Services (MSS), vale a dire i servizi di comunicazione mobile via satellite. Le aziende vogliono inoltre sviluppare le infrastrutture terrestri e le funzioni di coordinamento necessarie per integrare tali servizi nelle reti cellulari esistenti.

La componente spaziale dovrebbe essere affidata a un operatore satellitare ancora da individuare: i quattro gruppi telefonici metterebbero a disposizione clienti, capacità di rete, sistemi di gestione e competenze commerciali, mentre un partner specializzato fornirebbe l’infrastruttura in orbita.

Nel comunicato ufficiale, Deutsche Telekom precisa anche che l’iniziativa non sostituisce le collaborazioni satellitari già esistenti; non siamo quindi davanti a una rottura immediata dei rapporti con gli operatori attuali, bensì al tentativo di costruire un’infrastruttura comune attraverso la quale offrire nuovi servizi.

L’intenzione dichiarata è permettere a tutti gli operatori mobili europei, non soltanto ai quattro promotori, di accedere alla futura piattaforma secondo condizioni aperte e non discriminatorie. Un modello condiviso potrebbe ridurre la frammentazione del mercato e rendere più semplice la distribuzione commerciale dei servizi satellitari nei diversi Paesi.

Come funziona la connessione diretta tra smartphone e satelliti

La tecnologia al centro dell’iniziativa prende il nome di Direct-to-Device (D2D): permette al dispositivo mobile compatibile di stabilire una comunicazione radio con un satellite senza ricorrere alla classica parabola o a un terminale Starlink dedicato. L’intento è quello di avvicinare le comunicazioni spaziali agli smartphone commerciali, sfruttando componenti radio, protocolli e architetture compatibili con quelli della telefonia mobile.

Un passaggio tecnico rilevante è arrivato con la Release 17 del 3GPP, che ha introdotto specifiche per le Non-Terrestrial Networks (NTN), ossia reti nelle quali il collegamento radio può coinvolgere satelliti e piattaforme non terrestri.

Le specifiche 3GPP distinguono due principali modalità per integrare i satelliti nelle reti mobili. La prima, chiamata IoT-NTN, deriva dalle tecnologie 4G NB-IoT e LTE-M (nota anche come eMTC), progettate per dispositivi che trasmettono quantità limitate di dati e devono contenere consumi energetici e costi. È una soluzione adatta, ad esempio, a sensori ambientali, contatori intelligenti e sistemi di localizzazione che devono comunicare anche in assenza di copertura cellulare.

La seconda modalità, NR-NTN, estende invece la tecnologia radio 5G New Radio alle comunicazioni satellitari. L’obiettivo è supportare servizi più avanzati, compresi collegamenti dati utilizzabili dagli smartphone, compensando i ritardi di propagazione e le variazioni di frequenza causate dal movimento dei satelliti. Entrambe le famiglie richiedono dispositivi e modem compatibili.

Esiste una terza strada, che non richiede l’adozione delle specifiche NTN. Starlink Direct to Cell, ad esempio, utilizza una tecnologia derivata dal normale LTE: i satelliti integrano apparati radio che si comportano come stazioni base cellulari, consentendo agli smartphone LTE compatibili di comunicare attraverso frequenze messe a disposizione dagli operatori partner. È una soluzione differente da NR-NTN, perché punta a riutilizzare le capacità già presenti nei telefoni senza richiedere un modem satellitare dedicato. La compatibilità dipende comunque dalle bande supportate, dal dispositivo e dagli accordi commerciali.

Deutsche Telekom, Orange, Telefónica e Vodafone dovranno scegliere, insieme al partner satellitare, quale tecnologia adottare e quali categorie di smartphone potranno effettivamente utilizzare il servizio.

Il progetto europeo nasce dalla scadenza delle licenze nel 2027

Il 27 maggio 2026 la Commissione Europea ha presentato una proposta per la futura autorizzazione dei servizi mobili satellitari nella banda dei 2 GHz.

Bruxelles vuole introdurre una procedura europea per selezionare gli operatori: un’autorizzazione coordinata a livello europeo potrebbe facilitare investimenti e pianificazione delle coperture, soprattutto nelle zone rurali, marittime o comunque difficili da raggiungere tramite infrastrutture terrestri.

Una rete satellitare copre territori molto estesi e non segue i confini nazionali: un approccio che abbracci tuti gli Stati membri renderebbe molto più semplice garantire un’offerta di servizi paneuropei.

Secondo il Financial Times, l’orientamento europeo favorevole agli operatori continentali ha provocato una forte reazione statunitense, poiché potrebbe penalizzare aziende americane interessate alle frequenze, fra cui SpaceX. Certo è che la sovranità digitale europea sembra voler passare anche attraverso soluzioni che permettano a ciascun Paese dell’Unione di smarcarsi dalle realtà d’Oltreoceano.

Saranno comunque le disposizioni definitive, i criteri di selezione e le successive autorizzazioni a determinare chi potrà utilizzare le bande interessate.

Dal punto di vista prettamente tecnico, l’utilizzo di frequenze intorno ai 2 GHz presenta vantaggi per dispositivi mobili con antenne relativamente piccole. Rimangono comunque problemi legati alle interferenze, alla penetrazione dei segnali negli edifici e alla disponibilità di potenza trasmissiva.

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