Starlink sotto attacco: come il regime tenta di bloccare Internet satellitare

Durante il blackout digitale imposto dal regime iraniano, Starlink si conferma come uno degli strumenti più efficaci per accedere a Internet. L’articolo analizza in modo tecnico come funziona la costellazione satellitare di SpaceX e perché riesce ad aggirare la censura statale.
Starlink sotto attacco: come il regime tenta di bloccare Internet satellitare

L’Iran sta attraversando una delle più gravi crisi interne degli ultimi decenni. Le proteste si sono rapidamente trasformate in un movimento di massa che il regime sta reprimendo con estrema violenza. Dal punto di vista tecnico, la risposta del regime segue uno schema ormai consolidato: l’isolamento digitale. A partire dall’8 gennaio, l’Iran risulta quasi completamente disconnesso dalla rete globale. I dati di traffico osservati da reti di distribuzione dei contenuti e gruppi indipendenti di monitoraggio confermano un blocco sistematico delle comunicazioni, realizzato attraverso la disattivazione delle dorsali nazionali e l’interruzione dei collegamenti internazionali. In un altro articolo abbiamo visto come gli iraniani stiano utilizzando Briar per riaccendere le comunicazioni dopo il blackout.

Una delle migliori “vie d’uscita” per tornare a ricollegarsi con la rete Internet è tuttavia rappresentata da Starlink, la costellazione satellitare di SpaceX. Un sistema progettato per garantire connettività ovunque, anche in assenza di infrastrutture terrestri, che si è rivelato cruciale anche in contesti di guerra e repressione. Tuttavia, proprio per questo, Starlink è diventato un bersaglio diretto delle contromisure iraniane.

Starlink opera in orbita terrestre bassa (LEO), a circa 550 chilometri di altitudine. A differenza dei tradizionali satelliti geostazionari, la sua architettura si basa su migliaia di satelliti che si muovono rapidamente sopra la superficie terrestre, scambiando dati non solo con le stazioni di terra, ma anche tra loro tramite collegamenti laser ad alta capacità.

Tale struttura consente a Starlink di fornire accesso a Internet anche in Paesi dove non esistono gateway ufficiali o autorizzazioni governative. I pacchetti dati possono essere instradati nello spazio fino a raggiungere un satellite visibile da una stazione di terra situata in un altro Stato, aggirando di fatto il controllo territoriale.

Dal punto di vista politico, ciò rappresenta una rottura radicale con il modello tradizionale di sovranità digitale. Dal punto di vista tecnico, è una rete mesh orbitale che riduce drasticamente i punti di controllo centralizzati, rendendo inefficaci molte delle tecniche classiche di censura.

Installazione antenna Starlink a terra

Antenne a phased array e fasci direzionali

Il funzionamento di Starlink si basa su antenne a phased array, sia a bordo dei satelliti sia nei terminali degli utenti. Le antenne, composte da centinaia o migliaia di elementi radianti, non necessitano di parti meccaniche per orientarsi. La direzione del fascio radio è controllata elettronicamente, modificando in tempo reale la fase dei segnali.

Il puntamento può in questo modo essere estremamente preciso e dinamico, indispensabile in un sistema in cui i satelliti entrano ed escono dal campo visivo nel giro di pochi minuti. Il terminale non “punta” un satellite come una parabola tradizionale, ma adatta continuamente il proprio schema di irradiazione per mantenere il collegamento più efficiente possibile.

Tuttavia, nessun sistema radio è perfetto. Anche le antenne più sofisticate emettono e ricevono segnali secondari, noti come lobi laterali, che diventano un punto debole in contesti di “guerra elettronica”.

Dal punto di vista teorico, un’antenna phased array ideale irradia solo nella direzione desiderata. Nella realtà, ogni array presenta lobo principale, lobi secondari, lobo posteriore. Nel terminale Starlink, questi lobi sono attenuati, ma non eliminabili. A frequenze con lunghezza d’onda di 1–2,5 cm, anche piccoli disallineamenti e riflessioni generano emissioni laterali misurabili.

Il jamming, semplice in teoria, complesso nella pratica

Bloccare un segnale radio non richiede necessariamente tecnologia avanzata. In linea di principio, è sufficiente trasmettere rumore sulla stessa frequenza con una potenza maggiore o da una posizione più favorevole. Nel caso di Starlink, però, la situazione è più articolata.

Il tentativo di disturbare direttamente il collegamento uplink verso i satelliti, nella banda attorno ai 14 GHz, richiederebbe sistemi estremamente precisi e potenti, capaci di inseguire satelliti in rapido movimento. Una strategia inefficiente e costosa, soprattutto considerando che un terminale Starlink vede simultaneamente numerosi satelliti.

Molto più plausibile è il disturbo del downlink, ovvero del segnale che arriva dal satellite al terminale. Jammers posizionati su edifici elevati, nelle aree urbane più sensibili, possono degradare significativamente la qualità del servizio su distanze di centinaia o migliaia di metri. I lobi laterali delle antenne dei terminali diventano così un canale involontario di ingresso per l’interferenza.

Localizzare gli utenti senza accedere alla rete

Uno degli aspetti più inquietanti è la capacità del regime di individuare approssimativamente la posizione dei terminali Starlink, pur non avendo accesso ai dati di SpaceX né alla rete stessa.  Ciò diventa possibile proprio sfruttando le emissioni radio laterali citate in precedenza.

Utilizzando antenne direzionali ad alto guadagno da più punti, le forze di sicurezza possono determinare la direzione di provenienza di un segnale. Incrociando più rilevazioni, è possibile ottenere una triangolazione approssimativa della sorgente. Non una posizione precisa al metro, ma più che sufficiente per operazioni repressive mirate.

GNSS spoofing, l’arma più efficace

Il metodo più sofisticato e probabilmente più utilizzato dall’Iran è il GNSS spoofing. A differenza del jamming, che degrada il segnale, lo spoofing inganna il ricevitore facendogli credere di trovarsi in una posizione diversa.

I segnali dei sistemi di navigazione satellitare arrivano a terra con una potenza estremamente bassa. Si tratta di una caratteristica che li rende vulnerabili a trasmettitori locali in grado di simulare  segnali GNSS più forti e credibili. Un terminale Starlink che riceve coordinate errate non è più in grado di orientare correttamente il proprio fascio né di essere agganciato in modo ottimale dal satellite.

Dati tecnici trapelati indicano che Starlink è in grado di rilevare alcune forme di spoofing e di passare a metodi alternativi di determinazione della posizione, basati sui tempi di propagazione del segnale. Tuttavia, queste soluzioni sembrano ancora meno efficienti, con perdita di pacchetti e degrado delle prestazioni.

I satelliti Starlink trasmettono verso terra con una EIRP limitata, tipicamente compresa tra 50 e 60 dBW per fascio. A 550 km di distanza, il free-space path loss nella Ku-band (porzione dello spettro delle microonde, compresa indicativamente tra 10,7 e 14,5 GHz, utilizzata per le comunicazioni satellitari ad alta capacità) supera facilmente i 190 dB. Il free-space path loss (FSPL) rappresenta l’attenuazione che un segnale radio subisce semplicemente propagandosi nello spazio, anche in assenza totale di ostacoli, atmosfera o interferenze.

Contromisure artigianali e leggi della fisica

In assenza di un controllo completo dell’uplink satellitare, esistono ancora margini di difesa. La fisica offre una verità semplice: se il ricevitore viene schermato dalle interferenze laterali, il collegamento può tornare funzionante.

Soluzioni empiriche, già osservate in altri teatri di conflitto, prevedono l’uso di schermature metalliche sui lati e dal basso, lasciando libero solo il campo visivo verso il cielo. Anche materiali comuni, come il semplice foglio di alluminio, offrono un’attenuazione significativa alle frequenze utilizzate da Starlink, purché applicati senza fessure.

La schermatura laterale non è un “trucco empirico”, ma una conseguenza diretta delle equazioni di Maxwell. Un foglio continuo di materiale conduttivo riflette e assorbe onde elettromagnetiche quando lo spessore supera alcune frazioni della skin depth, ovvero lo spessore entro cui una corrente o un’onda elettromagnetica riesce a penetrare in un materiale conduttivo prima di essere fortemente attenuata.

Nella Ku-band la lunghezza d’onda è estremamente corta e anche l’alluminio domestico offre attenuazioni superiori a 60–70 dB. La schermatura riduce l’ingresso di rumore dai dispositivi terrestri e l’emissione laterale utile alla triangolazione, il tutto senza interferire significativamente con il lobo principale diretto verso il cielo.

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