TeraWave: come funziona la dorsale spaziale multi-orbita da 6 Tbps che sfida la fibra ottica globale

TeraWave è la rete di comunicazione spaziale di Blue Origin progettata come backbone orbitale ad altissima capacità. Basata su un’architettura multi-orbita LEO e MEO, offre throughput simmetrico su scala terabit, instradamento ottico tra satelliti e ridondanza fisica.

Le costellazioni satellitari sono entrate nel dibattito pubblico quasi esclusivamente come alternativa alla banda larga terrestre, soprattutto per colmare il digital divide in aree remote. Una narrazione, fortemente orientata al mercato consumer, che ha però oscurato un’esigenza diversa e crescente: la necessità di infrastrutture di trasporto dati globali, ad altissima capacità e intrinsecamente resilienti, pensate non per l’utente finale ma per sistemi critici e distribuiti.

È in questo scenario che si inserisce TeraWave, la nuova rete di comunicazione spaziale annunciata da Blue Origin, che segna un cambiamento rispetto alle costellazioni LEO (Low Earth Orbit) tradizionali. Il progetto non nasce per competere sul terreno dell’accesso a Internet, ma per estendere nello spazio il concetto di backbone di rete, offrendo throughput simmetrico su scala terabit, instradamento ottico orbitale e ridondanza fisica rispetto alle infrastrutture terrestri.

Un’architettura multi-orbita per superare i limiti del solo LEO

L’elemento distintivo di TeraWave è la combinazione di orbite LEO e MEO (Medium Earth Orbit), un approccio che rompe con l’ortodossia delle costellazioni esclusivamente a bassa quota. I 5.280 satelliti LEO forniscono la prossimità all’utente e la capacità di servire collegamenti multigigabit distribuiti, mentre i 128 satelliti MEO fungono da strato di trasporto ottico ad altissima capacità, creando una dorsale spaziale in grado di instradare traffico su scala continentale.

Schema funzionamento TeraWave

La separazione funzionale introdotta da TeraWave ricorda più il modello delle reti terrestri Tier-1 che quello delle tradizionali reti satellitari. Il risultato è una topologia che riduce la dipendenza da punti di atterraggio terrestri congestionati, offrendo percorsi alternativi fisicamente disgiunti rispetto alla fibra ottica, un aspetto sempre più rilevante in un contesto di rischio geopolitico e vulnerabilità infrastrutturale.

TeraWave non è “un altro Starlink”, né un’alternativa diretta ad Amazon Leo (ex Project Kuiper), bensì di un’infrastruttura di rete spaziale concepita come estensione del backbone globale terrestre, destinata a clienti enterprise, data center hyperscale e attori governativi con requisiti critici di capacità, simmetria e resilienza.

Il dato più emblematico – 6 Tbps di throughput simmetrico – non va letto come una promessa commerciale fine a sé stessa, ma come indicatore di una precisa scelta architetturale: TeraWave nasce per trasportare enormi volumi di traffico aggregato tra nodi strategici, non per distribuire connettività “best effort” all’utente finale.

Dal satellite come “ultimo miglio” al satellite come infrastruttura critica

TeraWave non è insomma pensata per collegare il singolo edificio isolato, ma per interconnettere sistemi complessi: campus di data center, reti governative, infrastrutture industriali distribuite, basi militari, nodi cloud regionali.

In questo scenario, la simmetria delle velocità assume un valore centrale. Upload e download equivalenti non sono un lusso, ma una necessità per applicazioni come replica sincrona dei dati, disaster recovery distribuito, federazione di workload cloud e trasporto di flussi cifrati ad alta intensità. Le reti consumer, per loro natura asimmetriche, non possono soddisfare questi requisiti senza compromessi strutturali.

Dal punto di vista tecnologico, TeraWave combina link RF in banda Q/V (collegamenti radio a frequenze molto elevate, circa 33–75 GHz, che offrono ampia larghezza di banda e alte velocità di trasmissione) per l’accesso utente con interconnessioni ottiche tra satelliti, una scelta che massimizza la capacità ma introduce sfide significative in termini di allineamento, gestione termica e affidabilità.

TeraWave e Blue Origin: oltre l’apparente sovrapposizione con Amazon Leo

Blue Origin è l’azienda aerospaziale fondata da Jeff Bezos, presidente di Amazon, con l’obiettivo di sviluppare infrastrutture spaziali su larga scala, includendo motori per razzi, lanciatori riutilizzabili, sistemi lunari e, sempre più, piattaforme orbitali ad alto valore strategico. A differenza di Amazon, che opera prevalentemente nel dominio dei servizi digitali e del cloud, Blue Origin si posiziona come fornitore industriale di infrastrutture spaziali critiche.

Amazon Leo è concepita come una rete di accesso, orientata a fornire connettività a utenti consumer, PMI e imprese generaliste, con prestazioni paragonabili alla banda larga terrestre e un modello di distribuzione simile a quello degli ISP tradizionali. TeraWave, al contrario, nasce come infrastruttura di trasporto ad altissima capacità, destinata a collegare nodi strategici – data center, reti governative, sistemi industriali critici – dove i requisiti di simmetria, ridondanza e throughput aggregato superano di diversi ordini di grandezza quelli del mercato consumer.

La distinzione non è quindi tra due reti concorrenti, ma tra due livelli diversi dello stack infrastrutturale: Amazon Leo presidia l’ultimo miglio e il mercato dell’accesso, TeraWave si colloca a monte, come dorsale orbitale capace di affiancare e rafforzare la fibra ottica terrestre.

Credit immagini nell’articolo: Blue Origin

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