Nel mercato dei tracker intelligenti, la maturità tecnologica ha ormai portato a una forte omologazione dell’hardware. I dispositivi compatibili con reti come Apple Find My e Google Find Hub condividono spesso la stessa architettura di base: moduli radio simili, batterie a bottone o agli ioni di litio e fattori di forma che cambiano più per esigenze estetiche che per reale innovazione funzionale. In questo scenario, la competizione si è progressivamente spostata dal piano puramente tecnico a quello dell’esperienza d’uso, dell’integrazione con gli oggetti di uso comune e, sempre più spesso, della sostenibilità ambientale.
È proprio su quest’ultimo fronte che si inserisce la proposta di Nimble, azienda statunitense già nota per la produzione di accessori tecnologici a basso impatto ambientale, come caricabatterie e power bank realizzati con materiali riciclati e packaging plastic-free. Al CES 2026, Nimble ha ampliato la sua visione introducendo una nuova generazione di tracker che non si limita a reinterpretare il concetto di localizzazione personale, ma lo ripensa a partire dalle fondamenta stesse del prodotto: materiali, fonti di energia e ciclo di vita.
L’elemento di più forte discontinuità consiste nell’adozione di batterie a base di cellulosa, di fatto batterie “di carta”.
Oltre il tracker tradizionale: design e integrazione funzionale
A prima vista, i nuovi tracker Nimble non stravolgono il concetto di localizzatore personale. Le forme sono familiari: un tag compatto, un’etichetta per bagagli, un portafoglio e un porta-passaporto. Tuttavia, l’approccio progettuale è più maturo rispetto a molti prodotti concorrenti. Non si tratta di semplici “gusci” che ospitano un modulo elettronico standard, ma di accessori pensati per essere utilizzati quotidianamente, con una forte attenzione a ergonomia, materiali e finiture.
L’uso di una pelle vegetale di origine vegetale (plant-based leather) non è soltanto una scelta estetica o di marketing. È un materiale che contribuisce a ridurre l’impatto ambientale complessivo del prodotto e, allo stesso tempo, consente una buona resistenza all’usura, requisito fondamentale per oggetti come etichette da valigia o portafogli destinati a viaggiare spesso.
Sul lato software, la ricetta rimane quella consolidata: i tracker possono funzionare con una sola rete di localizzazione alla volta, scegliendo tra Apple Find My e Google Find Hub. Non è possibile un utilizzo simultaneo, ma questa limitazione è comune a tutti i dispositivi di questo tipo e deriva dalle logiche chiuse dei rispettivi ecosistemi.
La vera innovazione: batterie a base di cellulosa
Come anticipato in apertura, il vero elemento di rottura introdotto da Nimble non riguarda però né design né la compatibilità con le reti di tracking, bensì la tecnologia di alimentazione.
I nuovi tracker abbandonano le tradizionali batterie agli ioni di litio in favore di una soluzione sviluppata da Flint, basata su una struttura in cellulosa con elettroliti non tossici e a base d’acqua.
In termini pratici, parliamo di batterie estremamente sottili – meno di 1 mm di spessore – che possono essere integrate direttamente all’interno dell’accessorio senza compromettere il profilo compatto del prodotto. È un aspetto cruciale per tracker compatti, in cui anche pochi millimetri in più possono incidere negativamente sull’esperienza d’uso.

Nell’immagine: produzione batterie a cellulosa (fonte: Flint)
Dal punto di vista ambientale, l’impatto potenziale è significativo. Le batterie agli ioni di litio pongono problemi rilevanti in termini di estrazione delle materie prime, smaltimento e riciclo. Una batteria a base di cellulosa, con elettroliti non tossici, riduce drasticamente i rischi ambientali a fine vita del prodotto e apre scenari interessanti per una nuova generazione di dispositivi elettronici a basso impatto.
È importante sottolineare che la produzione di queste batterie è iniziata solo recentemente. Questo suggerisce che ci troviamo in una fase ancora iniziale di adozione industriale, con tutte le incognite del caso in termini di costi, scalabilità e prestazioni nel lungo periodo.
Come funziona la “batteria di carta”
Una batteria, in generale, è un dispositivo elettrochimico che converte energia chimica in energia elettrica tramite reazioni di ossidoriduzione. Le batterie “a cellulosa” adottano lo stesso principio fondamentale, ma usano materiali completamente diversi da quelli tradizionali (come litio, cobalto o nichel).
In una batteria a cellulosa come quella di Flint troviamo la carta come struttura portante della batteria stessa. La cellulosa è un polimero naturale (catena lunga di glucosio) con una struttura fibrosa e porosa che, opportunamente trattata, può facilitare il trasporto degli ioni.
Come anodo si usa un metallo a basso potenziale di ossidazione (per esempio zinco), al catodo un materiale adatto alla riduzione (per esempio manganese o suoi ossidi). Sono metalli sono più abbondanti, meno costosi e più sicuri di litio o cobalto. In molte batterie più tradizionali l’elettrolita è un liquido o un polimero impregnato di sali ionici. Nel caso di Flint, si usa un elettrolita a base d’acqua e idrogel che impregna la cellulosa e consente il passaggio degli ioni, ma è stabile e non infiammabile.
Tradizionalmente, in molte batterie serve una membrana/separatore sintetico per isolare elettricamente anodo e catodo mantenendo il passaggio degli ioni. La cellulosa può sostituire direttamente questo componente se trattata correttamente.
Ricarica wireless e interrogativi sull’autonomia
Nonostante l’abbandono del litio, Nimble non rinuncia alla comodità della ricarica wireless. I tracker supportano la ricarica Qi, con la bobina integrata e visivamente indicata sulla superficie esterna in pelle.
La scelta mantiene l’esperienza d’uso allineata alle aspettative degli utenti moderni, evitando soluzioni proprietarie o connettori fisici che avrebbero potuto compromettere la durabilità del prodotto.
Resta però un nodo fondamentale ancora da sciogliere: l’autonomia. Al momento, Nimble non ha comunicato dati ufficiali sulla durata della batteria con una singola carica. È una caratteristica peculiare che risulta particolarmente critica per i tracker, che idealmente dovrebbero funzionare per settimane o mesi senza necessità di ricarica frequente.
La reale efficienza delle batterie in cellulosa, soprattutto in scenari di utilizzo intensivo o in condizioni ambientali variabili, sarà uno dei fattori determinanti per il successo commerciale di questi dispositivi.
Un segnale per il futuro dell’elettronica sostenibile
Al momento, i tracker Nimble non sono ancora disponibili sul mercato e non è stato comunicato alcun prezzo. Tuttavia, al di là delle tempistiche di lancio e del posizionamento commerciale, il messaggio è chiaro: l’innovazione nel settore dei dispositivi di localizzazione non passa più solo dai chip o dagli algoritmi di rete, ma anche – e forse soprattutto – dai materiali e dalle scelte di sostenibilità che stanno dietro all’hardware. In questo senso, Nimble potrebbe aver aperto una strada che molti altri produttori saranno costretti a seguire.