La vicenda delle smart TV LG accusate di raccogliere informazioni dalla rete domestica e di acquisire audio anche quando lo schermo appare spento ha adesso un secondo capitolo. Dopo l’inchiesta tecnica di Gamers Nexus, realizzata con Level1Techs e ricercatori indipendenti, LG Electronics ha preso posizione con una risposta molto netta: le accuse secondo cui i televisori registrerebbero continuamente le conversazioni ambientali “non sono vere“.
Su IlSoftware.it avevamo già analizzato il caso nell’articolo TV LG sotto accusa: audio registrato anche con schermo spento, soffermandoci sul traffico di rete rilevato con Wireshark, sulla scansione della LAN, sull’audio acquisito durante le prove e sul ruolo dell’Automatic Content Recognition (ACR). La risposta di LG permette ora di mettere alcuni punti fermi e, soprattutto, di separare tre fenomeni spesso mescolati insieme: ascolto locale per riconoscere una parola di attivazione, registrazione dell’audio e trasmissione dei dati verso server remoti.
Vale anche la pena ricordare come siamo arrivati fin qui. webOS e piattaforme analoghe eseguono applicazioni, comunicano con servizi cloud, scoprono dispositivi nella LAN, gestiscono assistenti vocali e producono dati utilizzabili per suggerimenti e pubblicità. LG Ad Solutions ha inoltre esteso a livello internazionale la propria tecnologia ACR già nel 2022, annunciandone il dispiegamento su milioni di televisori in 27 Paesi. Oggi la divisione pubblicitaria parla di circa 216 milioni di TV LG a livello mondiale: è proprio da questo numero che deriva il clamoroso riferimento ai “216 milioni di spy TV” utilizzato da Gamers Nexus.
LG risponde alle accuse: le TV non registrano le conversazioni ambientali
La posizione ufficiale comunicata da LG è categorica sul punto più delicato. Secondo l’azienda, i televisori elaborano dati vocali soltanto quando l’utente tiene premuto il pulsante dedicato sul telecomando oppure quando il sistema riconosce una parola di attivazione come “Ciao LG“, a condizione che l’utente abbia precedentemente abilitato la funzione di riconoscimento vocale a distanza.
LG aggiunge che, al di fuori di tali circostanze, i TV non raccolgono né registrano conversazioni ambientali. Per il rilevamento di “Ciao LG“, l’audio necessario a individuare la parola chiave sarebbe elaborato direttamente sul dispositivo. Se il comando non viene riconosciuto, sostiene il produttore, i dati non raggiungono i server LG e l’audio viene eliminato immediatamente.
Un dispositivo capace di reagire a una parola di attivazione deve necessariamente mantenere operativo almeno parte del sottosistema audio: il microfono acquisisce un segnale che un algoritmo confronta continuamente con il modello della parola chiave. Non significa automaticamente che il televisore stia creando registrazioni permanenti o inviando conversazioni a Internet. Significa però che, con il riconoscimento vocale a distanza abilitato, il microfono può restare operativo anche in standby.
LG lo conferma esplicitamente: quando il televisore appare spento e la funzione Far-Field è attiva, il sistema continua a controllare la presenza della parola “Ciao LG“. Il nodo sollevato dall’indagine di Gamers Nexus non riguarda quindi soltanto la possibilità tecnica di ascoltare in standby, che il produttore riconosce, ma che cosa succede ai campioni audio acquisiti e in quali condizioni possano trasformarsi in registrazioni, trascrizioni o dati trasferiti altrove.
Ascoltare una wake word non significa necessariamente registrare tutto
Un sistema di wake word detection può lavorare attraverso un buffer audio molto breve, continuamente sovrascritto: il segnale entra, un modello locale cerca la sequenza fonetica prevista e, in assenza di corrispondenza, i campioni precedenti spariscono dal buffer.
È la stessa architettura generale impiegata da molti dispositivi dotati di controllo vocale. Dal punto di vista della privacy, però, tutto dipende dall’implementazione concreta: dimensione e durata del buffer, momento nel quale parte una registrazione vera e propria, gestione delle false attivazioni, eventuale creazione di trascrizioni e destinazione finale dei dati.
Gamers Nexus sostiene di aver osservato un comportamento ulteriore rispetto alla semplice ricerca locale della parola chiave. Durante l’analisi del firmware e le prove sui televisori sarebbero emerse trascrizioni in chiaro e acquisizioni audio contenenti conversazioni ambientali. I ricercatori affermano inoltre di aver rilevato dati conservati in locale mentre il televisore era scollegato da Internet e successivamente disponibili dopo il ripristino della connettività.
LG dice che l’audio usato per abilitare “Ciao LG” e simili viene cancellato se la parola non è riconosciuta; Gamers Nexus afferma invece di aver ottenuto artefatti che dimostrerebbero una persistenza dell’audio o delle relative trascrizioni in determinate circostanze.
C’è un dettaglio al quale LG non ha risposto direttamente
La dichiarazione pubblicata da LG affronta con precisione il riconoscimento della parola di attivazione, la scansione della rete locale e l’ACR. Rimane però meno esplicita su uno degli elementi tecnicamente più interessanti mostrati nell’indagine: la presunta presenza di trascrizioni memorizzate in chiaro.
Non è un dettaglio secondario. Un flusso audio temporaneo conservato per pochi istanti nella memoria volatile e una trascrizione testuale scritta nello storage hanno proprietà completamente differenti. La seconda può sopravvivere più a lungo, entrare nei log, finire in backup o essere recuperata durante un’analisi forense. Inoltre il testo occupa pochissimo spazio: conservare quantità di trascrizioni rilevanti ha un costo tecnico trascurabile rispetto all’archiviazione dei file audio originali.
Servirebbe una spiegazione più dettagliata sulla provenienza delle trascrizioni mostrate dai ricercatori, sul componente che le genera, sulla durata della conservazione e sulle condizioni che ne determinano la cancellazione.
La stessa documentazione LG prevede l’acquisizione delle voci di familiari e ospiti
C’è poi un elemento che avevamo evidenziato nella nostra precedente analisi e che resta particolarmente interessante alla luce della nuova risposta. Nei termini di utilizzo dei servizi LG dedicati alle funzionalità di intelligenza artificiale, l’azienda spiega che le funzioni di riconoscimento vocale possono acquisire le voci di persone diverse dal proprietario del dispositivo.
Il documento cita espressamente familiari, ospiti, bambini e altre persone presenti nelle vicinanze e precisa che le loro voci ed espressioni possono essere registrate e analizzate per fornire i servizi basati sull’AI. LG attribuisce inoltre all’utente la responsabilità di informare le persone presenti e ottenere gli eventuali consensi richiesti; in mancanza del consenso, invita a disattivare il microfono o le funzionalità vocali.
La formulazione non prova che un televisore LG registri continuamente quanto avviene nell’ambiente: mostra però che l’acquisizione accidentale o funzionale della voce di soggetti diversi dall’utente principale rientra tra gli scenari esplicitamente contemplati dalla documentazione contrattuale.
Anche l’informativa privacy italiana aggiornata nel 2026 cita, tra i dati associabili ai servizi LG e ThinQ, la voce del parlante, il testo derivato, informazioni sull’immagine e sulla voce e, in alcune circostanze, campioni e impronte vocali.
LG conferma che il televisore esamina la rete locale
Su un altro punto LG non smentisce l’inchiesta: le smart TV possono individuare dispositivi presenti sulla stessa rete. L’azienda spiega che questa attività serve a offrire funzioni quali connessione tra dispositivi, condivisione dei contenuti e servizi per la casa intelligente e ricorda che comportamenti simili sono normali per molti televisori e apparati connessi.
Dal punto di vista tecnico è vero. Protocolli come SSDP, UPnP, mDNS e DLNA, insieme ai sistemi proprietari di casting e discovery, funzionano proprio perché i dispositivi cercano e annunciano servizi sulla LAN.
Gamers Nexus e i ricercatori sostengono però di aver osservato qualcosa di più ampio. Le acquisizioni con Wireshark e l’analisi del software indicavano, secondo la loro ricostruzione, la possibilità di identificare indirizzi IP interni, dispositivi non direttamente associati al TV, reti WiFi circostanti, SSID, intensità del segnale e altre informazioni sull’ambiente radio.
La domanda interessante non è se una smart TV possa scoprire altri dispositivi. Ovviamente può farlo. Bisogna capire quali informazioni mantenga dopo la fase di discovery, per quanto tempo le conservi e se possano essere correlate a identificatori pubblicitari o dati utilizzati fuori dalla semplice funzione tecnica che ne aveva richiesto la raccolta.
ACR, LG conferma la tecnologia ma insiste sul consenso
Anche l’esistenza della tecnologia ACR non è in discussione. LG dichiara che la funzione viene offerta su base opt-in e serve a fornire suggerimenti personalizzati, servizi e pubblicità. Secondo l’azienda, i dati ACR non vengono utilizzati per fini pubblicitari se l’utente non ha accettato gli accordi opzionali pertinenti.
L’aspetto interessante è osservare come LG Ad Solutions descriva la stessa tecnologia agli inserzionisti. Nella documentazione commerciale ufficiale, ACR fornisce dati di visione “second-by-second” e opera a “glass level“: significa che può riconoscere ciò che arriva effettivamente al pannello indipendentemente dalla sorgente.
Non parliamo soltanto dell’app Netflix o YouTube installata su webOS. Il riconoscimento può interessare contenuti provenienti dalla TV lineare, da servizi OTT, console, decoder e altre sorgenti visualizzate dal televisore. Il sistema produce un’impronta del contenuto che permette di associarlo a materiale conosciuto senza dover necessariamente conservare l’intero flusso video.
Per la pubblicità è una fonte di informazioni estremamente preziosa. LG Ad Solutions spiega apertamente che i dati ACR permettono di costruire segmenti di pubblico in base alle abitudini di visione e di combinare tali segnali con altre categorie di dati, comprese informazioni demografiche, geografiche e relative ai comportamenti di acquisto.
Cosa può fare chi possiede una TV LG
La risposta di LG non rende inutili le precauzioni indicate nella precedente analisi.
Chi vuole ridurre la quantità di dati elaborati dal televisore dovrebbe innanzitutto controllare le impostazioni relative a riconoscimento vocale, “Hi LG“, ACR o Live Plus, pubblicità basata sugli interessi, AI Voice ID, Always Ready e avvio rapido. Le denominazioni e la posizione delle opzioni cambiano tra versioni di webOS e modelli differenti.
Una misura più tecnica consiste nell’isolare il televisore dalla rete principale. Con router evoluti, OpenWrt, pfSense, OPNsense o apparati professionali è possibile creare una VLAN dedicata ai dispositivi IoT: il TV continua così ad accedere a Internet, ma non può iniziare connessioni arbitrarie verso computer, NAS, smartphone e altri client della LAN.
Si possono anche analizzare le richieste DNS e le destinazioni contattate con Pi-hole, AdGuard Home o strumenti di packet capture. Va detto però che un filtro DNS non garantisce il blocco di qualsiasi telemetria: un dispositivo può usare resolver propri, DNS cifrato, indirizzi IP hardcoded oppure endpoint condivisi con servizi indispensabili al funzionamento delle applicazioni.
Disconnettere completamente la smart TV da Internet è la soluzione più radicale e limita drasticamente la raccolta remota dei dati, ma introduce un problema opposto: senza connettività diventano più difficili anche gli aggiornamenti firmware. Lasciare per anni un dispositivo connesso alla LAN senza patch di sicurezza può essere peggio di una configurazione Internet controllata.
La smentita di LG chiude il caso?
La risposta dell’azienda chiarisce diversi punti che nell’ondata iniziale di titoli rischiavano di scomparire. LG nega di registrare continuamente le conversazioni domestiche, afferma che la ricerca della parola “Ciao LG” avviene localmente e ammette che il televisore può mantenere attivo il riconoscimento della wake word durante lo standby se l’utente ha abilitato la funzione. Conferma inoltre sia il discovery dei dispositivi sulla LAN sia l’esistenza dell’ACR, insistendo però sul fatto che le funzioni interessate richiedono specifici consensi.
Restano aperte domande tecniche precise. In particolare, sarebbe utile capire come si spiegano le trascrizioni e gli artefatti mostrati nell’analisi del firmware, in quali condizioni vengano creati, quanto persistano e se il comportamento osservato dipenda da specifiche versioni di webOS o configurazioni. Sono punti verificabili e molto più interessanti di alcune “urla da stadio” che ci è capitato di intercettare da più parti in questi giorni.
Il tema non è certo demonizzare ogni funzione connessa, anzi. È invece utile e costruttivo sapere con precisione quali componenti restano attivi, quali dati producono e dove finiscono.