La fine del supporto ufficiale a Windows 10 è arrivata ufficialmente il 14 ottobre 2025, ma milioni di utenti continuano a ignorare il passaggio a Windows 11.
Un dato emerso durante la presentazione dei risultati fiscali del secondo trimestre 2026 di HP fotografa bene la situazione: circa il 30% della base clienti consumer dell’azienda utilizza ancora Windows 10 su PC non aggiornabili.
Nonostante la scadenza sia ormai superata da mesi, una quota significativa di utenti non ha migrato a Windows 11 e non ha acquistato le estensioni di sicurezza ESU. Il fenomeno tocca sia i privati sia le aziende, frenando un mercato hardware già in difficoltà.
HP punta sul rinnovo PC, ma un cliente su tre è ancora fermo
Durante la conference call con gli investitori, HP ha indicato il ciclo di rinnovo dei PC Windows come uno dei principali motori di crescita per il 2026, puntando soprattutto su notebook consumer e sistemi AI-ready basati su Intel Lunar Lake, AMD Ryzen AI e Qualcomm Snapdragon X. Il problema è che tre clienti consumer su dieci non hanno ancora completato la transizione, una percentuale elevata considerando che Microsoft spinge Windows 11 da quasi cinque anni.
Secondo HP, molti utenti continueranno a rimandare la sostituzione del PC fino a quando problemi di sicurezza o incompatibilità software non renderanno inevitabile il cambio macchina. Nel frattempo cresce il mercato degli Extended Security Updates, le estensioni a pagamento pensate per mantenere protetti i sistemi Windows 10 oltre la fine del supporto standard. Una valvola di sfogo che, paradossalmente, rischia di rallentare ulteriormente il ricambio hardware.
Nel frattempo, l’utenza non fa che dimostrare il suo malcontento rispetto alle forzature di Microsoft. In tal senso, possiamo citare per esempio ciò che sta avvenendo in Francia, con vere e proprie proteste organizzate.
Requisiti hardware, aziende lente e frammentazione del mercato
Windows 11 ha introdotto vincoli tecnici molto più rigidi rispetto alle versioni precedenti. Il requisito TPM 2.0, insieme al supporto Secure Boot e alle restrizioni sulle CPU compatibili, ha reso obsoleti milioni di dispositivi ancora perfettamente funzionanti, in particolare quelli prodotti tra il 2016 e il 2019. Funzioni come Virtualization Based Security e l’isolamento del kernel nascono da esigenze di sicurezza reali, ma il risultato pratico è stato un ciclo di obsolescenza anticipato su larga scala.
Sul fronte enterprise la situazione è ancora più lenta. Molte organizzazioni dipendono da applicazioni Win32 sviluppate internamente, legate a vecchi framework o driver industriali, con costi di validazione che spesso superano quelli dell’hardware stesso. HP ha segnalato che il ciclo di rinnovo aziendale procede più lentamente delle attese, con molte imprese che preferiscono attendere piattaforme AI più mature prima di avviare migrazioni massive.
Il quadro complessivo è quello di una frammentazione prolungata. Secondo i dati StatCounter di maggio 2026, Windows 10 mantiene ancora una quota globale superiore al 35% del mercato desktop Windows. I produttori come HP, Lenovo e Dell continuano a puntare sulla nuova generazione di notebook AI-centrici come leva commerciale principale, ma resta da capire se gli utenti percepiranno davvero le funzionalità AI integrate come un motivo sufficiente per cambiare PC.