Come provare subito il Low Latency Profile di Windows 11 per accelerare menu Start e ricerca

Microsoft ha nascosto in Windows 11 KB5089573 il nuovo Low Latency Profile: un CPU boost che rende menu Start, ricerca e Action Center più fluidi. Come attivare e provare subito la nuova funzionalità.

Microsoft ha inserito in Windows 11 una modifica che è già una delle ottimizzazioni più discusse degli ultimi mesi: si chiama Low Latency Profile e il suo obiettivo consiste nel ridurre la latenza dell’interfaccia aumentando in modo aggressivo la frequenza di clock della CPU durante alcune operazioni critiche.

L’aggiornamento, al momento distribuito con il pacchetto di anteprima KB5089573 per Windows 11 25H2 e Windows 11 24H2 (sarà poi distribuito in via ufficiale forse già da giugno 2026) accelera elementi che ogni utente usa di continuo: menu Start, Action Center, ricerca integrata, menu contestuali e flyout di sistema. Il sistema forza per pochi istanti un utilizzo elevato dei core prestazionali per completare il rendering dell’interfaccia nel minor tempo possibile.

Il tema della fluidità dell’interfaccia accompagna Windows 11 praticamente dal debutto. Molti utenti hanno lamentato micro-scatti, ritardi nell’apertura dei menu e animazioni incoerenti, soprattutto sui notebook economici con CPU entry-level.

Che cosa cambia realmente con Low Latency Profile

La novità introdotta da Microsoft non velocizza, almeno per ora, l’avvio delle applicazioni tradizionali: non aspettatevi tempi dimezzati in Photoshop o browser più rapidi. L’ottimizzazione agisce soprattutto sulla shell di Windows, cioè sulla parte grafica e interattiva del sistema operativo.

Quando l’utente apre il menu Start o richiama il centro notifiche, Windows aumenta immediatamente il carico della CPU fino al massimo disponibile per 1-3 secondi. Durante quel breve intervallo, il sistema completa il rendering della UI, esegue il caricamento delle componenti grafiche e torna quasi subito nello stato di idle.

Il principio tecnico dietro questa scelta non è nuovo: Apple lo usa da tempo su macOS tramite scheduler hardware e ottimizzazioni dei core performance/efficiency dei SoC Apple Silicon. Consumare più energia per un tempo brevissimo può risultare più efficiente rispetto al mantenimento di un carico medio costante per diversi secondi.

Scott Hanselman di Microsoft ha difeso apertamente questo approccio dopo le critiche piovute attraverso vari canali. Alcuni utenti hanno infatti interpretato l’introduzione del Low Latency Profile come un tentativo artificioso di mascherare codice poco ottimizzato. In realtà il comportamento corrisponde a una precisa strategia di scheduling.

Perché Microsoft distribuisce la funzione in modo silenzioso

Chi installa KB5089573 potrebbe non vedere immediatamente alcun miglioramento: il motivo è legato al modello di distribuzione Controlled Feature Rollout, spesso abbreviato in CFR. Microsoft inserisce il codice nel sistema operativo ma abilita le funzioni soltanto per una parte degli utenti, ampliando la platea sempre di più nel corso del tempo.

Il meccanismo permette di monitorare stabilità, telemetria e compatibilità hardware prima dell’attivazione globale: due PC identici con la stessa build di Windows 11 installata possono comportarsi in modo diverso perché il flag della funzione è attivato lato server.

Come si abilita manualmente il CPU boost di Windows 11

Se voleste provare subito il nuovo Low Latency Profile, è ovviamente indispensabile cominciare con l’installazione dell’aggiornamento KB5089573 attraverso Windows Update.

Il secondo passo consiste nell’avvalersi del noto strumento open source ViVeTool, pubblicato su GitHub. Con ViVeTool si possono abilitare in anticipo funzionalità Microsoft già presenti sul sistema in uso, senza attendere un intervento ufficiale da parte dell’azienda di Redmond.

Dopo aver scaricato ViVeTool ed estratto l’archivio (ad esempio nella cartella c:\vivetool), bisogna digitare cmd nella casella di ricerca del sistema operativo, scegliere Esegui come amministratore quindi eseguire il comando seguente:

c:\vivetool\vivetool /enable /id:58989092

È essenziale riavviare il sistema (si può farlo dallo stesso prompt dei comandi con shutdown /r /t 0) per applicare le modifiche.

Qualora invece si volesse annullare la modifica, è sufficiente riproporre il medesimo comando, avendo cura di sostituire /disable a /enable.

Non servono configurazioni particolari: Low Latency Profile non richiede CPU recentissime, NPU o hardware AI dedicato. Anzi, i benefici più evidenti emergono proprio sui sistemi economici con processori dual-core o quad-core poco aggressivi nella gestione delle frequenze.

Come verificare se la funzione è realmente attiva

Windows 11 non offre alcun interruttore grafico per controllare lo stato della funzione; non esiste nemmeno una voce dedicata nel Task Manager. La verifica passa quindi da test empirici.

Aprendo il menu Start o il centro notifiche mentre il Task Manager mostra il grafico CPU, si nota un comportamento piuttosto evidente: i P-core raggiungono rapidamente il 100% di utilizzo e tornano subito a valori normali. Prima dell’attivazione del Low Latency Profile, l’apertura del menu Start non produceva alcun picco significativo; dopo l’abilitazione manuale, la CPU raggiunge il massimo carico per un istante durante il rendering dell’interfaccia.

Il sistema completa subito il lavoro anziché distribuire il carico nel tempo e l’effetto percepito non è tanto un aumento di velocità assoluta quanto una maggiore fluidità visiva.

Su sistemi potenti la differenza appare sottile ma comunque percepibile; su macchine virtuali limitate a 4 GB di RAM o notebook economici, invece, la trasformazione diventa molto più evidente. Alcune operazioni che prima risultavano “pesanti” sembrano improvvisamente più naturali.

Va detto però che la funzione non risolve ovviamente tutte le criticità dell’interfaccia di Windows 11: alcune componenti continuano a usare framework relativamente pesanti e il rendering della UI non raggiunge ancora la fluidità tipica delle interfacce mobili moderne a 120 Hz.

Il legame con la transizione verso componenti nativi

Microsoft sta portando avanti una revisione più ampia della shell di Windows 11. Diversi elementi dell’interfaccia abbandonano progressivamente componenti web e tecnologie ibride per tornare a codice nativo.

La stessa azienda ha confermato lavori di ottimizzazione sul menu Start, storicamente criticato per consumo di memoria e lentezza: la combinazione tra codice più leggero e gestione aggressiva della CPU potrebbe produrre effetti molto più importanti nei prossimi aggiornamenti.

Uno dei timori principali riguarda inevitabilmente batteria e temperature. I test non mostrano incrementi significativi né throttling evidente durante l’uso normale: il picco di frequenza dura infatti pochissimo tanto che il processore completa rapidamente l’operazione e torna quasi subito in stato di basso consumo.

Ti consigliamo anche

Link copiato negli appunti