Da oggi ascoltare musica online comporta nuove regole: chi utilizza YouTube Music senza pagare dovrà fare i conti con una soglia ben precisa.
Dopo aver permesso per anni la lettura integrale dei testi a tutti, la piattaforma introduce un limite che trasforma una funzione quotidiana in un benefit esclusivo per chi sceglie l’abbonamento. Superata la soglia mensile di cinque brani, il sistema impone un paywall che oscura le parole delle canzoni, invitando a passare a Premium per continuare a leggere.
Un cambiamento che, se da un lato promette vantaggi economici per la piattaforma, dall’altro solleva dubbi sulla direzione che sta prendendo la fruizione digitale della musica.
YouTube Music delinea una linea netta tra abbonati e utenti free
La nuova politica di YouTube Music è chiara e senza zone grigie: chi sottoscrive Premium o il pacchetto YouTube Premium mantiene la possibilità di consultare senza limiti i testi dei brani, insieme ad altri vantaggi come l’assenza di pubblicità, la riproduzione in background e il download per l’ascolto offline. Al contrario, per gli utenti free la situazione cambia radicalmente: una volta raggiunta la quota di cinque canzoni al mese con testi completi, il resto dei contenuti testuali diventa inaccessibile, se non passando all’abbonamento.
Non si tratta di un caso isolato. La scelta di YouTube Music si inserisce in una strategia ormai consolidata tra le piattaforme di streaming musicale. Un esempio recente è quello di Spotify, che già nel maggio 2024 aveva deciso di limitare l’accesso ai testi per gli utenti free.
In quel caso, le proteste degli ascoltatori avevano spinto l’azienda a fare marcia indietro, almeno in parte. Le motivazioni addotte dalle piattaforme sono sempre le stesse: i costi di gestione delle licenze per i testi sono elevati e richiedono nuove forme di monetizzazione, come appunto il paywall e la spinta verso l’abbonamento a Premium.
Implicazioni per artisti e diritti d’autore
Dietro questa riorganizzazione c’è anche un impatto concreto per chi la musica la crea.
La gestione delle licenze testuali rappresenta un processo costoso e complesso: limitare la loro fruizione può certamente alleggerire le spese operative delle piattaforme, ma rischia di ridurre la visibilità di brani meno noti. In altre parole, la scoperta musicale potrebbe diventare più difficile, e i numeri di ascolto per gli artisti emergenti potrebbero risentirne negativamente. Una conseguenza non trascurabile in un ecosistema dove la scoperta è spesso la chiave del successo.
Di fronte a questa nuova barriera, gli ascoltatori hanno tre strade principali: accettare il passaggio a Premium per godere dei testi senza restrizioni, affidarsi a siti esterni specializzati nella pubblicazione di testi, oppure limitarsi alla quota mensile concessa agli utenti free.
La storia delle piattaforme digitali insegna che, sotto la pressione di feedback e proteste, le aziende possono anche rivedere le proprie scelte. È plausibile, quindi, che la stessa YouTube Music possa rivalutare la sua posizione se la risposta del pubblico dovesse essere particolarmente negativa o se le autorità di regolazione dovessero intervenire.