Accusa a Meta: occhiali con AI di Meta riconoscono i volti delle persone?

Meta prepara funzioni di riconoscimento facciale per gli smart glasses e cresce il dibattito sulla privacy.

Meta torna al centro del dibattito sulla privacy biometrica con nuove indiscrezioni sui suoi smart glasses.

Secondo diverse ricostruzioni pubblicate negli ultimi mesi e rilanciate da Digital Trends, l’azienda starebbe sviluppando funzionalità di riconoscimento facciale per le future generazioni di occhiali intelligenti, riaprendo una discussione che sembrava chiusa dopo l’abbandono della tecnologia di riconoscimento volti su Facebook nel 2021.

La novità non riguarda un prodotto già disponibile, ma una serie di strumenti interni che potrebbero consentire agli occhiali di identificare persone inquadrate dalle fotocamere integrate e fornire dettagli contestuali tramite l’assistente AI.

Name Tag e il codice già nell’app Meta AI

Le indiscrezioni indicano che Meta starebbe sviluppando internamente una funzione denominata Name Tag, progettata per identificare persone nel campo visivo degli occhiali tramite algoritmi di riconoscimento facciale collegati ai sistemi AI dell’azienda.

Le versioni discusse non configurerebbero un motore universale: le ipotesi parlano di sistemi limitati a contatti già presenti nell’ecosistema Meta o a profili pubblici. Il principio tecnologico, tuttavia, resterebbe lo stesso: un dispositivo indossabile capace di associare identità digitali a persone incontrate nel mondo reale.

La vicenda ha assunto una nuova dimensione con un’indagine di WIRED, che ha individuato componenti di riconoscimento facciale già integrati nell’applicazione Meta AI usata per gestire gli occhiali. Il codice non risulterebbe attivo per gli utenti finali, ma mostrerebbe un livello di sviluppo avanzato. La struttura descritta comprende moduli per il rilevamento dei volti nelle immagini acquisite dalle fotocamere e altri per l’estrazione delle caratteristiche biometriche necessarie a generare un faceprint, ovvero una rappresentazione matematica del volto confrontabile con dati archiviati localmente o associati all’account utente.

Le preoccupazioni delle organizzazioni per la privacy sono immediate e concrete. Oltre settanta associazioni hanno firmato lettere aperte chiedendo a Meta di interrompere lo sviluppo, sostenendo che un sistema di identificazione indossabile aumenta i rischi di sorveglianza e profilazione non consensuale. Il punto critico è la discrezione: a differenza di uno smartphone usato per una foto occasionale, gli occhiali possono operare in modo continuo e difficilmente percepibile da chi viene inquadrato.

Perché il precedente di Facebook pesa ancora

Nel 2021 Meta disattivò il sistema di riconoscimento facciale usato per il tagging automatico su Facebook, eliminando gran parte dei dati biometrici raccolti negli anni precedenti.

All’epoca l’azienda dichiarò di voler trovare un equilibrio più sostenibile tra innovazione, aspettative degli utenti e requisiti normativi. Il potenziale ritorno di funzionalità analoghe in un dispositivo indossabile viene oggi interpretato da molti osservatori come una riapertura di questioni mai completamente risolte. La differenza sostanziale è che il riconoscimento non sarebbe più confinato alle foto caricate online, ma applicato alle interazioni quotidiane nel mondo reale.

Cosa succederà al mercato degli smart glasses

Meta non ha annunciato ufficialmente Name Tag e sostiene che eventuali implementazioni future richiederanno valutazioni approfondite. La presenza di codice dedicato e le informazioni emerse da fonti interne, però, suggeriscono che il riconoscimento facciale rappresenti una direzione concreta di sviluppo.

La sfida non riguarda solo Meta: coinvolge l’intero settore degli occhiali intelligenti, sospeso tra applicazioni potenzialmente utili in ambito accessibilità e interazione contestuale, e implicazioni normative che potrebbero attirare l’attenzione di autorità garanti e legislatori in più paesi.

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