I localizzatori tascabili hanno trasformato un’idea semplice — ritrovare chiavi, zaini o bagagli — in un problema di ingegneria complesso, dove radiofrequenza, consumo energetico e sicurezza personale devono convivere nello stesso oggetto. Il teardown del nuovo AirTag pubblicato da iFixit permette di capire come Apple abbia aggiornato la piattaforma hardware puntando su maggiore precisione nell’individuazione della posizione dell’Air Tag 2 e sulle contromisure anti-abuso, lasciando però scoperto un punto critico: la manomissione del sistema di allerta sonora resta relativamente accessibile a chi ha competenze minime di elettronica.
Per inquadrare il tema: la rete Apple Dov’è si basa su una logica di crowdsourcing, in cui dispositivi nelle vicinanze rilevano segnali a corto raggio e contribuiscono (in forma cifrata) a stimare la posizione dell’oggetto. Nel tempo, l’attenzione si è spostata dalla sola “efficacia di ritrovamento” alle implicazioni di privacy, dopo i casi di uso improprio dei tracker (ad esempio, per attività di stalking). Da qui nasce anche il lavoro congiunto Apple-Google che ha portato a una specifica industriale per gli avvisi multipiattaforma contro il tracciamento indesiderato (DULT, Detecting Unwanted Location Trackers), integrata lato sistema operativo su iOS e Android.
Che cosa cambia davvero nel nuovo AirTag
Prima del lancio, diverse indiscrezioni di settore ipotizzavano una revisione della struttura fisica interna dell’AirTag, pensata per rendere più complesso l’accesso ai componenti critici e scoraggiare interventi di manomissione, come la disattivazione dello speaker o la modifica dei collegamenti interni.
Dal teardown di iFixit emerge invece una continuità di impostazione: un contenitore compatto, batteria a bottone e una scheda logica dove convivono i sottosistemi radio e di gestione energetica.
La differenza principale non è la “scocca”, ma l’evoluzione dei componenti di comunicazione e di localizzazione di precisione. In questo senso, la novità più rilevante è l’integrazione del chip U2 Ultra Wideband, che abilita misure più robuste nella stima di distanza e direzione rispetto alle generazioni precedenti.
Speaker più potente, ma ancora aggirabile: anatomia della manomissione
Apple dichiara un segnale acustico più udibile, concepito come freno pratico all’uso improprio: se un tag sconosciuto si muove con una persona, la componente sonora aumenta la probabilità che venga individuato fisicamente.
Lo “smongtaggio” del nuovo Air Tag evidenzia però che il collegamento tra trasduttore e scheda è realizzato tramite due conduttori sottili: intervenendo su questi, lo speaker può essere escluso senza compromettere la restante funzionalità di tracciamento. Il passaggio chiave, qui, non è tanto la il volume sonoro dell’avviso quanto l’assenza di un controllo attivo sul carico elettrico del trasduttore: un semplice monitoraggio di impedenza o una diagnostica di circuito avrebbe potuto rendere l’operazione più rischiosa o almeno rilevabile dal firmware.
Non si tratta di un dettaglio da laboratorio: la catena di mitigazione del tracciamento indesiderato si regge su più livelli (avvisi software, identificazione del tracker, emissione sonora, istruzioni di disabilitazione). Se il “suono” può essere rimosso con relativa facilità, una parte della protezione perde efficacia proprio nel contesto in cui serve di più.
Le protezioni anti-tracciamento: cosa fanno (e cosa non possono fare) a livello tecnico
Apple ha enfatizzato protezioni “di prima classe” contro il tracciamento indesiderato, tra cui avvisi anche su piattaforme diverse e identificativi Bluetooth a rotazione frequente. Dal punto di vista radio, la rotazione degli identificativi riduce la possibilità di correlare nel tempo la presenza del tag tramite osservazioni passive, limitando il tracciamento a livello locale. In pratica, il dispositivo deve bilanciare due obiettivi contrari: essere riconoscibile dalla rete di localizzazione quando serve al proprietario, ma non essere tracciabile facilmente da terzi nel mezzo.
Qui entra anche la cornice DULT: la specifica definisce comportamenti e requisiti per permettere a iOS e Android di rilevare un tracker sconosciuto che si muove con l’utente e di produrre un avviso con azioni pratiche (far suonare il dispositivo, vedere un identificativo, accedere alle istruzioni per disabilitarlo).
PCB e integrazione: come sono organizzati i sottosistemi
Lo smontaggio mostra l’infrastruttura su una scheda PCB multilayer, scelta tipica quando servono piste RF controllate e un layout capace di gestire antenne e filtri in spazi minimi.
In un tracker di questo tipo, la progettazione del front-end RF è decisiva: l’adattamento tra circuito radio e antenna influisce su quanta energia del segnale viene realmente irradiata o raccolta, limitando riflessioni e perdite e incidendo in modo diretto su portata, stabilità del collegamento e precisione della localizzazione, soprattutto in un dispositivo così compatto.
Accanto al blocco UWB, il teardown segnala un SoC aggiornato che gestisce lo stack a corto raggio e le interazioni “di prossimità”. Il tag combina tipicamente comunicazioni a bassa energia per la presenza e il contatto iniziale con una modalità ad alta precisione per la guida finale verso l’oggetto, riducendo consumo e aumentando l’affidabilità dell’esperienza utente.
Bluetooth LE e NFC: perché servono entrambi
Il canale di base resta Bluetooth Low Energy, utilizzato per advertising, rilevamento in prossimità e interazione con i dispositivi circostanti. BLE è efficiente, ma non nasce per fornire direzione e distanza accurate in ambienti complessi: può stimare prossimità tramite RSSI, con variabilità elevata a causa di riflessioni, ostacoli e orientamento del tag.
Il supporto NFC continua a essere fondamentale per la Lost Mode: un telefono può leggere il tag a contatto e ottenere le informazioni rese disponibili dal proprietario. È una scelta progettuale pragmatica: NFC non richiede pairing né batteria “attiva” nel momento della lettura, ma offre un canale locale semplice per restituire l’oggetto. Sul tema delle misure anti-stalking e del lavoro congiunto Apple–Google, su IlSoftware.it è presente anche un articolo di contesto che aiuta a capire perché gli avvisi multipiattaforma siano diventati una priorità industriale: Apple e Google contro il tracking indesiderato degli AirTag.
UWB e Precision Finding: perché il chip U2 è centrale
La ricerca “di precisione” è l’aspetto più tecnico e, al tempo stesso, più percepibile dall’utente: l’app non mostra solo “sei vicino”, ma guida con indicazioni di direzione e distanza. La funzione Precision Finding sfrutta l’Ultra Wideband per offrendo una stima più stabile. È il motivo per cui l’aggiornamento dell’hardware UWB si traduce direttamente in un’esperienza di ricerca più “deterministica”, specie in casa o in ufficio, dove la presenza di ostacoli e la struttura degli ambienti interni rendono inaffidabile il solo RSSI.
Va però considerata la dipendenza dal dispositivo che effettua la ricerca: le capacità migliori richiedono un terminale compatibile con l’UWB di ultima generazione. Apple, nelle pagine di supporto e nelle comunicazioni di prodotto, lega infatti la disponibilità e le prestazioni dell’UWB a modelli specifici e a requisiti software aggiornati.