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IPv6 Cos'è e perché è importante in ottica Internet delle Cose

La cosiddetta pila ISO/OSI rappresenta un modello di riferimento, riconosciuto a livello internazionale, che fotografa le modalità di interconnessione tra sistemi di comunicazione.
Il livello più basso, quello fisico, riguarda le metodologie di trasmissione di un flusso di dati attraverso il mezzo di comunicazione scelto.

Al terzo livello della pila, vi sono i protocolli di interconnessione di reti. L'Internet Protocol (abbrevato, IP) è quello che viene utilizzato sulla rete Internet per interconnettere fra di loro reti eterogenee per tecnologia, prestazioni e gestione.
Vi sono due versioni dell'Internet Protocol attualmente in uso IPv4 e IPv6.

La prima è quella "storica"; la seconda è quella che ne prenderà a breve il posto.

Per come è stato concepito l'Internet Protocol ogni terminale che fa richiesta di accesso alla Rete, riceve ed utilizza un indirizzo univoco ed entra immediatamente a far parte della "rete globale". Da un indirizzo IP si possono inviare e ricevere, tranne alcune eccezioni, pacchetti dati verso qualunque altro indirizzo IP usato in qualunque luogo del pianeta.


Ogni terminale connesso alla rete Internet generalmente riceve un IP pubblico che viene assegnato dal fornitore della connettività in maniera dinamica (l'indirizzo IP cambia ad ogni collegamento) o statica (l'IP è sempre uguale ad ogni successiva riconnessione alla Rete).

Ci sono ovviamente alcune eccezioni. Fastweb, ad esempio, fino a qualche tempo fa non forniva ai suoi clienti alcun IP pubblico ma solamente un indirizzo interno alla sua rete.
La rete Fastweb permetteva la comunicazione con l'esterno solo tramite la tecnica del Network Address Translation (NAT).
Oggi, invece, anche Fastweb ha "cambiato registro": gli utenti interessati, possono richiedere un IP pubblico, gratuitamente, facendo riferimento ai canali social (Fastweb e Twitter) dell'azienda: Fastweb IP pubblico anche su IPv6 per i nuovi clienti.

A parte qualche eccezione, quindi, ogni dispositivo - di qualunque tipologia esso sia - che si connette ad Internet utilizza un indirizzo IP pubblico ed univoco.

Il problema è che da qualche tempo a questa parte, gli indirizzi IPv4 sono esauriti.

IPv6 cos'è e perché è necessario

La quarta versione dell'Internet Protocol (IPv4), infatti, utilizza uno spazio di indirizzamento pari a 32 bit per un totale di circa 232 (4,3 miliardi) di indirizzi IP disponibili. Con la vertiginosa crescita della "popolazione della Rete" e la sempre più massiccia diffusione di dispositivi client utilizzati per collegarsi ad Internet in mobilità, la domanda di indirizzi IP è cresciuta a dismisura.

I provider Internet che in passato si sono accaparrati blocchi più o meno ampi di indirizzi IPv4, stanno adesso continuando a gestire la dote di IP acquisita a suo tempo.
Prima che l'insieme di indirizzi IPv4 si esaurisca completamente, tutti i provider Internet dovranno attrezzarsi per migliorare ad IPv6.
Tale appuntamento non sembra a questo punto più rinviabile ed infatti, finalmente, gran parte dei fornitori di accesso Internet italiani si stanno via a via adeguando.

IPv6 consente di gestire ben 2128 indirizzi. Si tratta di una cifra immensa, capace di soddisfare le esigenze di generazioni e generazioni.
Basti pensare che con IPv6, per ogni singolo metro quadrato della superficie terrestre, diventano disponibili addirittura 660.000 miliardi di miliardi di indirizzi. Per fare un confronto si rifletta sul fatto che, nel caso di IPv4, per ogni milione di metri quadrati sono disponibili appena 7 indirizzi IPv4.

Il mercato dell'Internet delle Cose (Internet of Things, IoT) che secondo tutti gli osservatori starebbe letteralmente per "esplodere", imporrà l'utilizzo di un indirizzo IP univoco per ciascun oggetto raggiungibile dall'"esterno" (leggasi, da sistemi remoti anch'essi collegati alla rete Internet).
Qualunque "oggetto intelligente" afferibile alla categoria IoT potrebbe avere la necessità di essere immediatamente raggiungibile da remoto.
Se si fosse interessati ad alcuni esempi di oggetti IoT, suggeriamo di fare riferimento all'articolo HP: bene l'Internet delle Cose ma attenzione alla sicurezza.

Certo, anche per gli oggetti della categoria IoT non è strettamente indispensabile l'utilizzo di un indirizzo IPv6 pubblico ma è "consigliato".

Spieghiamo meglio questo concetto.

Si pensi ad una qualunque rete locale, quella dell'azienda, dell'ufficio o quella domestica.
Con IPv4, in forza delle limitazioni in termini di indirizzi assegnabili, ogni dispositivo della propria rete non usa un IP pubblico a sé. Gruppi di dispositivi connessi alla medesima rete locale, quindi, sfruttano la funzionalità NAT del router per inviare e ricevere dati (viene condiviso l'IP pubblico assegnato al router).

Nel caso in cui su uno o più sistemi connessi alla rete locale risultasse necessario attivare funzionalità server (far sì che un dispositivo risponda alle richieste provenienti dalla rete Internet), bisognerà fare uso della tecnica del port forwarding (vedere Come controllare porte aperte su router e IP pubblico e Aprire porte sul router e chiuderle quando non più necessario) aprendo manualmente alcune porte sul router o servendosi, ad esempio, di UPnP (Sicurezza router, il pericolo può arrivare anche da UPnP?).


IPv6 contribuisce a spazzare via tutte le limitazioni di IPv4 non rendendo più necessario l'utilizzo del NAT e della tecnica dell'inoltro delle porte (port forwarding).
Ogni singolo dispositivo, quindi, può utilizzare un proprio indirizzo IPv6 pubblico e fare potenzialmente uso di tutte le porte di comunicazione.

Nel caso di IPv6, ogni dispositivo potrà quindi essere direttamente raggiunto da sistemi remoti, anch'essi collegati alla rete Internet.

Sistemi operativi e router più moderni (quelli vecchi non più di due o tre anni) supportano già IPv6. Sta quindi solamente ai provider Internet italiani dare il via alla migrazione da IPv4 ad IPv6.

Nel caso di Telecom Italia, qualora si volesse provare a richiedere, alla connessione, un indirizzo IPv6, basterà utilizzare come nome utente adsl@alice6.it e IPV6@alice6 come password (vedere questa pagina).
Questi dati sostituiscono i "tradizionali" aliceadsl, aliceadsl oppure nomeazienda@alicebiz.routed e nomeazienda@alicebiz.routed nel caso delle connessioni business con IP statico.

Nulla vieterà, ovviamente, di configurare il firewall affinché certi pacchetti dati non arrivino a destinazione oppure certi protocolli non siano utilizzabili.
Come rilevato nell'articolo HP: bene l'Internet delle Cose ma attenzione alla sicurezza, tuttavia, sarà bene non trascurare l'aspetto sicurezza. I produttori di dispositivi IoT, in particolare, dovranno ridurre al minimo la potenziale superficie d'attacco ed effettuare verifiche ancora più stringenti sugli strumenti di gestione remota dei loro "oggetti intelligenti".
Eventuali "falle", potrebbero infatti essere sfruttabili ancor più facilmente da parte di malintenzionati collegatisi da sistemi remoti.


Per approfondire, suggeriamo la lettura dell'articolo La rete Internet cambia: ecco l'"identikit" di IPv6. Le basi per prepararsi in tempo.


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