Lo scontro tra Apple e Commissione Europea sul futuro dell’Intelligenza Artificiale entra in una fase particolarmente delicata.
Dopo l’annuncio del rinvio della nuova Siri AI per gli utenti europei, Bruxelles ha respinto pubblicamente la ricostruzione fornita da Cupertino, sostenendo che il mancato lancio non dipende dalle norme comunitarie ma dall’incapacità di Apple di presentare una soluzione compatibile con il Digital Markets Act. La disputa arriva in un momento cruciale: il mercato europeo rappresenta circa il 27% del fatturato globale di Apple e l’AI è diventata uno dei principali elementi di differenziazione tra le piattaforme mobili.
Siri AI rinviata in Europa: Apple e DMA, posizioni opposte
Durante l’evento WWDC 2026 Apple ha confermato che la nuova generazione di Siri basata sull’AI non sarà disponibile inizialmente su iPhone e iPad nell’Unione Europea.
L’azienda ha attribuito il rinvio al Digital Markets Act, la normativa che impone ai gatekeeper digitali una maggiore apertura verso concorrenti e servizi di terze parti. Vale la pena notare che il blocco coinvolge anche la Cina, sebbene il comunicato stampa ufficiale di Apple lasci intendere che gli utenti cinesi potrebbero ricevere Siri AI in tempi significativamente più brevi rispetto a quelli europei.
Secondo Apple, alcuni requisiti di interoperabilità del DMA potrebbero costringere il sistema a concedere accessi a livello di sistema operativo ad assistenti virtuali concorrenti come Google Gemini, creando potenziali criticità sul piano della privacy e della sicurezza dei dati elaborati localmente sul dispositivo.
Bruxelles ha però contestato apertamente questa interpretazione. Il portavoce della Commissione Thomas Regnier ha dichiarato che la decisione di non distribuire Siri AI in Europa appartiene esclusivamente ad Apple e non deriva da alcun divieto imposto dalle istituzioni comunitarie. Secondo la Commissione, Apple avrebbe richiesto un’esenzione temporanea di almeno 18 mesi dagli obblighi di interoperabilità previsti dal DMA, richiesta respinta in quanto incompatibile con i principi della normativa.
Regnier ha inoltre affermato che l’azienda non ha saputo sviluppare soluzioni tecniche capaci di soddisfare contemporaneamente i requisiti europei in materia di interoperabilità, privacy e sicurezza, optando per la richiesta di deroga invece di cercare una soluzione conforme. Tra le proposte avanzate figura il sistema denominato Trusted System Agent, pensato per fungere da intermediario tra il dispositivo e gli assistenti di terze parti, limitando l’accesso diretto ai dati sensibili. Bruxelles non ha ritenuto neanche questa soluzione compatibile con gli obiettivi del DMA, e il confronto si è concluso senza un accordo operativo.
Quali funzioni rischiano ritardi e cosa succede ora
La nuova Siri AI rappresenta solo una parte delle funzionalità coinvolte.
Apple aveva già rinviato o limitato in precedenza alcuni servizi avanzati nel mercato europeo, tra cui il mirroring tra iPhone e Mac e altre funzioni basate su condivisione estesa dei dati tra dispositivi. Secondo quanto comunicato alla WWDC, alcune implementazioni di Apple Intelligence potrebbero arrivare prima su macOS, watchOS e visionOS, mentre la situazione su iPhone e iPad resta più complessa a causa degli obblighi previsti per i sistemi operativi mobili classificati come gatekeeper.
La vicenda assume un valore che va oltre il singolo prodotto: le regole europee stanno influenzando le strategie di altri colossi tecnologici impegnati nello sviluppo di assistenti basati su modelli linguistici avanzati. La Commissione ribadisce che il DMA non impedisce il lancio di nuove tecnologie, ma richiede che queste rispettino obblighi di apertura e concorrenza. Per il momento la nuova Siri AI resta senza una data ufficiale di debutto nell’Unione Europea.