Editori bloccano Internet Archive per limitare scraping dell'AI

Grandi testate bloccano l'accesso dell'Internet Archive per fermare lo scraping da parte di aziende AI: cosa sta succedendo?

In un panorama digitale in continua evoluzione, si sta combattendo una vera e propria guerra silenziosa attorno ai dati e al loro utilizzo: un conflitto che vede schierati da una parte i giganti dell’Intelligenza Artificiale e dall’altra le industrie creative, in particolare gli editori, i giornalisti, gli autori e gli artisti visivi.

Questa tensione crescente si manifesta attraverso una serie di cause legali, strategie di difesa tecnologica e chiusure degli archivi online, che hanno acceso i riflettori su una questione cruciale: la gestione e la protezione dei contenuti nell’era dell’AI.

Negli ultimi mesi, il mondo dell’informazione è stato scosso da una raffica di iniziative legali e tecnologiche. Da una parte, colossi come The New York Times hanno avviato azioni giudiziarie contro aziende leader dell’AI, come OpenAI e Microsoft, mentre testate come il Wall Street Journal si sono scagliate contro piattaforme emergenti come Perplexity. Allo stesso tempo, realtà consolidate come The Guardian, Financial Times e Reddit hanno deciso di chiudere le porte ai bot che scandagliano i loro archivi, impedendo l’accesso automatico ai loro contenuti.

Al centro di questa contesa si trova Internet Archive, la più grande biblioteca digitale mondiale, che custodisce miliardi di pagine web e rappresenta una risorsa inestimabile per la memoria collettiva. Gli editori, sempre più consapevoli che i sistemi di AI si alimentano di grandi quantità di dati strutturati e accessibili tramite API pubbliche, hanno iniziato a limitare in modo sistematico l’accesso a questi archivi. Non si tratta solo di una misura precauzionale, ma di una vera e propria strategia difensiva contro pratiche di scraping massivo che, secondo le denunce, violano i diritti d’autore e minacciano la sostenibilità dell’ecosistema creativo.

Gli editori contro l’AI: una mossa drastica

La questione è tutt’altro che semplice. Da un lato, gli editori sostengono che bloccare l’accesso agli archivi digitali sia l’unica strada percorribile in assenza di una regolamentazione chiara che disciplini il riutilizzo dei contenuti da parte dei sistemi AI. Dall’altro, le aziende tecnologiche ribattono che i modelli linguistici di nuova generazione necessitano di enormi quantità di dati per garantire risultati affidabili e innovativi, e che ostacolare strumenti come Internet Archive rischia di compromettere non solo la ricerca, ma anche lo studio storico e la conservazione della memoria digitale.

Sul piano tecnico, le soluzioni adottate finora – dall’aggiornamento dei file robots.txt all’introduzione di sistemi di rate limiting e filtri contro il traffico automatizzato – rappresentano solo una risposta parziale e temporanea. Molti esperti legali sottolineano come il vero nodo da sciogliere sia quello degli accordi commerciali e delle linee guida normative, che dovranno inevitabilmente passare anche attraverso nuove pronunce giudiziarie in grado di definire, una volta per tutte, i confini dell’uso consentito dei contenuti protetti.

Non mancano, inoltre, proposte alternative che potrebbero aprire scenari inediti: tra queste, l’introduzione di licenze collettive per l’utilizzo dei dati a fini di addestramento e la creazione di sistemi di remunerazione specifici per i contenuti utilizzati dai sistemi proprietari di AI. Soluzioni che, se implementate, potrebbero contribuire a ristabilire un equilibrio tra le esigenze di innovazione tecnologica e la tutela dei diritti d’autore.

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