Copertura WiFi migliore: come ottenerla

Quali sono le cose importanti da sapere per avere una copertura WiFi migliore. Chi allestisce una rete WiFi si aspetta di ottenere la massima portata e la velocità più elevata con lo sforzo più contenuto possibile.

Idealmente un router WiFi standard o un access point wireless trasmettono i segnali in modo omnidirezionale, come una lampadina o il sole. Ciò significa che la copertura WiFi assomiglia a una sfera con il dispositivo wireless al centro. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, la realtà è ben diversa e il segnale viene irradiato in modo più simile a un uovo, nel migliore dei casi.

Le antenne con un elevato dBi sono ad alto guadagno: ciò significa che il segnale può essere spinto più lontano, così da migliorare la copertura, ma allo stesso tempo, l’antenna risulta maggiormente direzionata (si perde sempre più lo schema simile a quello di una sfera). La potenza del segnale WiFi si misura in dBm (decibel-milliwatt), un’unità di misura che usa una scala logaritmica per esprimere la potenza del segnale in rapporto a un milliwatt (mW).

È importante evidenziare ogni variazione di 3 dBm corrisponde a un raddoppio o a una divisione per due della potenza del segnale. Ad esempio, un segnale a -60 dBm è due volte più potente di un segnale a -63 dBm.

Un valore più alto in dBm indica una potenza del segnale maggiore, mentre un valore più basso indica una potenza del segnale inferiore. Ad esempio, un segnale WiFi con un valore di -50 dBm è più potente di un segnale con un valore di -80 dBm. I valori dBm nel contesto delle reti WiFi sono spesso utilizzati per valutare la qualità del segnale, la copertura e la potenza del segnale wireless.

Copertura WiFi, portata e frequenze utilizzate

Il diametro della sfera di copertura, in qualsiasi direzione, rappresenta la portata della Wi-Fi. Per questo, in genere, è bene porre il router più o meno al centro dell’edificio da coprire.

Come sappiamo, non c’è un valore unico: la copertura WiFi varia ampiamente a seconda dell’ambiente, dell’hardware e della banda WiFi utilizzati. In qualsiasi momento, inoltre, ci possono essere interferenze e altri segnali che ostacolano la diffusione delle onde radio. Abbiamo visto come anche con i più recenti e performanti sistemi WiFi mesh possano verificarsi cadute prestazionali all’apparenza inspiegabili. L’esempio delle interferenze sul backhaul WiFi che affossano le prestazioni della rete wireless un esempio concreto.

In generale, comunque, va ricordato che minori sono i GHz nelle frequenze utilizzate per il WiFi, maggiore è la portata ma minore è la velocità ottenibile. All’atto pratico, la banda delle frequenze sui 2,4 GHz con un router WiFi 6 ha quasi il doppio della portata della banda a 5 GHz, ma garantisce solo una larghezza di banda minima rispetto a quella disponibile sui 5 GHz.

Abbiamo visto le differenze tra WiFi 6E e WiFi 6: i dispositivi WiFi 6E, capaci di garantire anche l’utilizzo della banda sui 6 GHz proseguono con questa tendenza. Le frequenze sui 6 GHz permettono di trasferire i dati a velocità ancora maggiori rispetto all’utilizzo dei 5 GHz ma la portata della connessione WiFi risulta ancora inferiore.

Possedere un router WiFi anziché affittarne uno

In alcuni casi risulta un po’ più difficile applicare questo consiglio. In generale, però, è bene utilizzare un proprio router anziché appoggiarsi a un dispositivo fornito da terzi. Questo tipo di approccio consente di conservare il massimo controllo sulla configurazione della connessione, con la possibilità di regolare in profondità le impostazioni WiFi.

Come abbiamo messo in evidenza nell’articolo su sicurezza WiFi e router, inoltre, è bene evitare tutti quei router che si configurano solo via cloud, esclusivamente tramite app. Da privilegiate, invece, tutti quei dispositivi che integrano la classica interfaccia di amministrazione accessibile via Web, attraverso un qualunque browser. In questo modo la configurazione del router resta memorizzata in locale e non è trasferita su un server remoto sotto il diretto controllo di altri soggetti (ad esempio il produttore del device).

Modem libero: quando possibile, sostituire l’apparecchiatura del provider Internet

Il dispositivo fornito dal provider di solito può essere sostituito in forza delle disposizioni AGCOM sul modem libero approvate nel 2018. Tanto che oggi tutti i fornitori di accesso Internet sono obbligati a condividere i dati necessari (credenziali e parametri tecnici), non soltanto per stabilire la connessione con un dispositivo di terze parti ma anche per utilizzare i servizi accessori, come la telefonia VoIP.

Una deroga è stata introdotta per gli ONT (Optical Network Terminal) ovvero i dispositivi tipicamente forniti dal provider che nel caso delle connessioni in fibra FTTH fungono da interfaccia tra la rete ottica a monte e il collegamento Ethernet a valle. Stando all’orientamento di AGCOM, tuttavia, anche l’ONT potrebbe diventare libero in alcune circostanze.

Nei casi in cui ciò fosse materialmente possibile, si può attivare la modalità bridge sul dispositivo fornito dal provider. Nelle reti informatiche, la modalità bridge è una configurazione in cui un dispositivo viene impostato per agire come ponte tra due o più reti separate. Quando si attiva la modalità bridge, il dispositivo agisce come un device “trasparente” che consente ai pacchetti di rete di passare direttamente da una rete all’altra. La funzione DMZ, attivata sul router del provider, può essere utile per inoltrare tutti i pacchetti dati al router connesso a valle (che deve però essere configurato per svolgere il ruolo di firewall SPIStateful Packet Inspection – e gestire il NAT, Network Address Translation).

Cablaggio Ethernet e backhauling

Sembra un controsenso, eppure la disponibilità di un buon cablaggio Ethernet contribuisce a ottenere una copertura WiFi migliore e ad ottimizzare le prestazioni della rete wireless.

Il motivo è presto detto: il backhauling ricopre un ruolo fondamentale. Con questo termine si fa riferimento al collegamento tra il router principale e i dispositivi accessori che si occupano di estendere la copertura della rete WiFi: possono essere i nodi di un sistema WiFi mesh oppure degli access point. In generale, se l’edificio in cui si sta dispiegando la connessione WiFi offrisse una rete Ethernet, allora è opportuno prendere in considerazione hardware WiFi 6 Dual band o WiFi 6E Tri band. Il backhauling cablato è infatti l’unico modo per ottenere una connessione di rete con le migliori prestazioni in assoluto.

Chi non fosse nelle condizioni di appoggiarsi a una rete cablata, dovrebbe sempre orientarsi su dispositivi per il networking WiFi che offrono una banda di backhaul dedicata (WiFi 6 Tri band o WiFi 6E Quad band). È importante non contare sulla banda dei 6 GHz come collegamento di backhaul.

In generale, comunque, per disporre di una connessione MultiGigabit a 2,5, 5 o addirittura 10 Gbps sarebbe importante attrezzarsi con un’infrastruttura basata su cavo Ethernet per il backhauling.

Quando si posizionano il router e i vari access point o satelliti mesh, le sfere combinate dovrebbero idealmente coprire l’intero edificio. Generalmente i dispositivi satellite dovrebbero essere posizionati a una distanza corretta dal router principale: il segnale WiFi rilevato dall’access point o dal nodo dovrebbe avere un’intensità di circa -70 dBm.

Abbiamo anche visto se è una buona idea usare lo stesso SSID su più router e access point per creare la propria rete WiFi.

Attenzione ai dispositivi WiFi datati e IoT (Internet delle Cose)

I dispositivi per l’Internet delle Cose (IoT) dotati di modulo wireless spesso utilizzano standard WiFi datati che possono letteralmente “impantanare” un moderno router WiFi 6.

Ciò premesso, è opportuno utilizzare una rete WiFi separata per questi dispositivi. Invece di utilizzare la funzione Smart Connect dei vari router WiFi, è meglio segmentare la rete procedendo ad esempio così come segue:

  • Assegnare la banda dei 2,4 GHz ai dispositivi lenti che usano standard WiFi più vecchi.
  • Permettere ai soli dispositivi più veloci (standard WiFi recenti) di collegarsi alla prima banda sui 5 GHz.
  • Collegare dispositivi compatibili con i 5 GHz che non possono offrire prestazioni top sulla seconda banda dei 5 GHz, ove disponibile.
  • Utilizzare la banda sui 6 GHz (se disponibile) esclusivamente per i client più performanti.
  • Creare una o più reti WiFi ospite per isolare i dispositivi IoT e altri device dai client collegati alla rete LAN principale. L’importante è verificare che la rete WiFi guest sia isolata davvero rispetto alla rete locale.

Le reali prestazioni di router WiFi e access point

Nel mondo del WiFi c’è davvero tanto marketing. La maggior parte dei produttori di dispositivi per il networking usano sommare la banda disponibile sulle varie frequenze (2,4, 5 e 6 GHz) fornendo un unico valore assoluto. Come se uno stesso dispositivo client potesse contemporaneamente usufruire di tutte le bande di rete disponibili.

Abbiamo visto le velocità ottenibili davvero con il WiFi usando le varie modalità di connessione. Inoltre, è del tutto inutile acquistare e installare un fiammante router WiFi 6 (lettere AX nella sigla del modello) o 6E (sigla AXE) se tutti i dispositivi che si utilizzano sono compatibili solamente con WiFi 5 (sigla AC) o addirittura WiFi 4 (sigla “N” dal 802.11n).

Inoltre, i canali WiFi corrispondono con la piccola parte di ogni banda (2,4, 5 e 6 GHz) da destinare per la connessione dei dispositivi client wireless. La larghezza del canale in MHz influisce sulla velocità della connessione.

La larghezza del canale WiFi

Se un router utilizza canali WiFi larghi 160 MHz, non tutti i dispositivi client (anzi, per la verità una ridotta porzione di essi…) possono a loro volta collegarsi utilizzando tali canali WiFi. L’utilizzo di canali WiFi larghi richiede che sia il router o access point che i dispositivi client supportino la larghezza di canale specifica.

Ad esempio, per poter utilizzare canali WiFi larghi 160 MHz, sia il router che i dispositivi client devono essere compatibili con la tecnologia WiFi 6 (802.11 ax) o successiva. Se il router supporta canali larghi 160 MHz, ma un dispositivo client è compatibile soltanto con le tecnologie WiFi precedenti, come WiFi 5 e WiFi 4, quel dispositivo non sarà in grado di collegarsi utilizzando quei canali larghi. I dispositivi client si collegheranno automaticamente utilizzando i canali più ampi disponibili: potrebbero essere da 80 MHz, 40 MHz o 20 MHz, a seconda delle capacità del dispositivo.

Nell’articolo dedicato alle bande WiFi, frequenze, canali e stream abbiamo chiarito il significato di tutti i termini che possono incidere direttamente sulla copertura, sulla stabilità e sulle prestazioni della connessione WiFi.

Prioritizzare il traffico di rete con QoS (Quality of Service)

Quando si scarica un file di grandi dimensioni o, peggio ancora, si effettua l’upload di un quantitativo di dati davvero importante, viene utilizzata tutta la larghezza di banda disponibile sulla connessione Internet, fino al completamento dell’attività. Durante questo periodo, altri dispositivi potrebbero avere problemi a scambiare dati. Ciò è particolarmente problematico durante la videochiamate ma la congestione ingeneratasi può essere evidente anche durante la normale navigazione sul Web.

È qui che entra in gioco una funzionalità chiamata QoS (Quality of Service): aiuta ad assegnare priorità nell’utilizzo della larghezza di banda a livello di dispositivo o applicazione. Un buon router ha sempre questa funzione integrata e in un altro articolo abbiamo visto come monitorare il traffico e usare QoS.

Al netto di tutti i suggerimenti sin qui presentati, uno speed test WiFi aiuta a scoprire quanto è veloce la connessione di rete in modalità wireless. L’importante, come spiegato nell’articolo, è effettuare il trasferimento dei pacchetti dati di test all’interno della LAN e non da e verso server remoti, altrimenti le reti prestazioni saranno influenzate dalle performance della rete del provider e da altri fattori esterni.

Credit immagine in apertura: iStock.com/Iaremenko

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