Windows 11 cambia davvero nel 2026: le 25 novità confermate da Microsoft

Microsoft aggiorna Windows 11 nel 2026 con taskbar personalizzabile, meno AI invasiva, prestazioni migliori e aggiornamenti più controllabili. Commentiamo tutte le novità in arrivo.

Microsoft ha deciso di rimettere mano a Windows 11 partendo dai difetti del sistema operativo che gli utenti segnalano da tempo: lentezze percepite nell’interfaccia, troppe componenti ibride tra codice nativo e Web, un uso talvolta invadente dell’AI, aggiornamenti poco graditi e una migrazione verso le impostazioni moderne mai davvero completata.

Il cambio di rotta emerge con chiarezza nelle comunicazioni ufficiali di marzo e aprile 2026: l’azienda parla di qualità, prevedibilità e controllo, non di una rifondazione del prodotto. La base tecnica resta quella delle build di sviluppo che alimentano Windows 11 25H2 tramite enablement package nel canale Beta, mentre Dev e Canary anticipano interventi che possono arrivare più avanti o restare nell’ambito dei test.

Il punto di partenza è storico oltre che tecnico. Windows 11 era nato con una shell più moderna rispetto al predecessore e con una forte enfasi su WinUI 3, ma il passaggio non è stato lineare: alcune parti dell’interfaccia hanno continuato a dipendere da livelli React, WebView o da vecchie funzioni integrate nel Pannello di controllo; altre, come la barra delle applicazioni, hanno perso funzioni esistenti in Windows 10.

Nel 2026 Microsoft prova a ricucire queste fratture. Le build Insider, che possono essere provate come versioni di anteprima di Windows 11, mostrano infatti un lavoro concentrato su reattività, coerenza visuale, affidabilità hardware e minore rumore operativo; in parallelo compaiono aggiunte interessanti per sviluppatori, tester, amministratori IT e utenti di PC Copilot+.

La taskbar torna personalizzabile e smette di essere un punto debole

La modifica più visibile riguarda la barra delle applciazioni. Microsoft ha confermato il ritorno della possibilità di spostarla non solo in basso, ma anche in alto, a sinistra o a destra. Non è un dettaglio secondario: chi usa monitor verticali, configurazioni multi-display oppure notebook collegati a schermi esterni aspettava da anni (ben 5!) il ripristino in Windows 11 di una funzione presente nelle versioni precedenti del sistema.

La differenza, stavolta, è che la reintroduzione arriva insieme a una scommessa più forte sulla qualità. Nel post “Our commitment to Windows quality“, Pavan Davuluri – responsabile del progetto Windows 11 – mostra la barra delle applicazioni nelle quattro posizioni supportate.

È il segnale più netto di una marcia indietro su una delle scelte meno apprezzate di Windows 11: l’azienda di Redmond indica anche una gestione più diretta tramite interfaccia, senza costringere l’utente a ricorrere a tweak non ufficiali o modifiche del registro.

Start menu e ricerca: meno React, più codice nativo e risultati di ricerca più sensati

Il menu Start riceve a sua volta uno degli interventi più importanti dell’intero pacchetto.

Microsoft sta trasferendo alcune parti fondamentali del menu Start da componenti sviluppati con React (una libreria JavaScript usata per creare interfacce Web) a soluzioni native, cioè scritte direttamente per il sistema operativo; l’obiettivo è diminuire i tempi di risposta percepiti dall’utente e rendere le interazioni quotidiane più immediate.

Quando un’interfaccia combina codice nativo e componenti Web, il costo non emerge solo nei test di prestazioni: si avverte nei piccoli ritardi all’apertura, nello scorrimento meno fluido e in una risposta ai clic meno rapida.

Accanto alla riscrittura, arriva un maggiore controllo sulla sezione dei suggerimenti e delle raccomandazioni. L’utente potrà disattivare o limitare ciò che appare nell’area Elementi consigliati.

Ci sarà anche un cambiamento significativo anche per le funzionalità di ricerca interna di Windows 11: Windows Search dovrebbe dare priorità ad app installate e componenti locali, invece di mescolare in modo poco intuitivo risultati Web e proposte promozionali. In pratica, premendo il tasto Windows e digitando, il sistema dovrebbe comportarsi in modo più prevedibile e, soprattutto, molto più utile. La Ricerca semantica in Windows Search sarà parte integrante della nuova impostazione, sebbene Copilot (come spiegato nel paragrafo successivo) avrà meno voce in capitolo.

D’altra parte abbiamo visto come la ricerca con Esplora file possa essere lentissima (abbiamo presentato le situazioni più critiche) e come l’uso dei trucchi nascosti della casella di ricerca di Windows 11 aiuti in molti casi a levare il vin dai fiaschi: ci voleva, però, una revisione complessiva.

Copilot resta, ma Microsoft riduce gli innesti forzati nelle app

Una parte del lavoro del 2026 consiste nel ridimensionare la presenza di Copilot.

Microsoft non sta abbandonando l’idea dell’AI integrata dentro Windows 11, ma ha ammesso implicitamente che l’integrazione in ogni angolo del sistema aveva creato maretta tra gli utenti. Per questo motivo alcuni punti di accesso giudicati superflui vengono rimossi o resi meno centrali: si pensi alle applicazioni come Blocco Note, Foto, Strumento di cattura ed Esplora file.

La differenza tra funzione utile e funzione invadente dipende dal punto in cui compare. Un assistente contestuale può avere senso in un’azione mirata, per esempio la riscrittura di un testo o la generazione un riassunto, ma smette di aiutare quando occupa porzioni dell’interfaccia che rallentano o distraggono.

Microsoft lascia inoltre la possibilità di disinstallare Copilot come una normale app, segnale di una gestione meno rigida rispetto al passato recente.

Esplora file: funzionamento più fluido e interazioni più lineari

Esplora file, il file manager della shell di Windows, è un altro bersaglio prioritario per l’azione dei tecnici Microsoft.

La società di Redmond aveva già iniziato a precaricare parti di Esplora file per ridurne i tempi di avvio: tuttavia, l’intervento non è parso affatto risolutivo.

Nel 2026 il lavoro continua con un focus su sfarfallii dell’interfaccia, soprattutto durante l’uso del tema scuro, navigazione tra cartelle e reattività generale. Chi usa il file manager intensamente sa bene che anche i ritardi nella popolazione delle viste o nella risposta ai menu contestuali pesano più di molte funzioni appariscenti. In un altro articolo abbiamo visto come Microsoft velocizza Esplora file in Windows 11.

In parallelo, l’azienda ha confermato un intervento diretto sulla velocità del clic destro, sia in Esplora file che nelle altre aree del sistema operativo. Il problema nasce spesso dalla catena di estensioni caricate nel menu contestuale e dal tempo necessario a comporre il menu. L’idea è quella di introdurre un meccanismo di manutenzione ad alto impatto: quando il menu del tasto destro risponde subito, Windows sembra più leggero.

Windows Update cambia filosofia: pausa più lunga e meno riavvii

Il capitolo degli aggiornamenti di sistema tocca uno dei nervi scoperti di Windows. Microsoft ha anticipato la possibilità di sospendere gli update per periodi molto più lunghi rispetto al limite tradizionale di 5 settimane e parla di una gestione più meticolosa dei riavvii.

Il messaggio è: meno interruzioni casuali, meno pressione sul riavvio, più prevedibilità operativa. Sullo sfondo continua a pesare il meccanismo del Controlled Feature Rollout, che Microsoft usa per attivare novità a gruppi progressivi di utenti prima della disponibilità più ampia. Anche questo è un tassello della nuova linea: distribuire meno in massa e osservare prima come le modifiche si comportano sul campo.

Tuttavia, un paio di osservazioni ci sorgono spontanee. Perché non ripristinare semplicemente la possibilità di ricevere una notifica in caso di disponibilità degli aggiornamenti (esattamente come avveniva in Windows 7) e lasciare decidere agli utenti quando scaricarli e applicarli (così da non consumare banda, non rallentare la rete e non imporre riavvii in situazioni delicate)?

D’altra parte è già possibile disattivare davvero gli aggiornamenti automatici in Windows 11 e ripristinare il comportamento di Windows 7: perché non esporre questa funzione direttamente nell’interfaccia del sistema operativo?

Per non parlare del fatto che Windows 11 spesso obbliga a installare gli aggiornamenti prima di spegnere o riavviare il sistema: tutto dipende da un unico valore (!) nel registro di sistema. Anche qui, perché non lasciare all’utente massima libertà di scelta?

E, infine, perché non portare Windows Hotpatch (possibilità di applicare gli aggiornamenti in-memory senza necessità di riavvio) anche in Windows 11 Pro?

Setup iniziale più rapido e possibile allentamento dell’obbligo di account Microsoft

La fase OOBE, Out of Box Experience, che accompagna la prima configurazione del PC, è finita nel mirino l’interminabile serie di schermate che propone e per alcune imposizioni poco gradite.

Il tema più delicato riguarda l’uso obbligatorio del Microsoft Account: dalle dichiarazioni raccolte, emergono aperture verso un’opzione meno restrittiva, con la possibilità di configurare il sistema senza essere immediatamente spinti alla registrazione cloud.

La rimozione dell’obbligo di usare un account Microsoft durante l’installazione di Windows 11 non è ancora garantita in tutte le versioni del sistema (SKU, cioè le diverse edizioni come Home o Pro) né in ogni modalità di distribuzione o installazione. Tuttavia, rappresenta un cambiamento importante sia a livello strategico che tecnico: Microsoft ammette implicitamente che imporre un account online ha peggiorato la percezione del prodotto da parte degli utenti. In generale, Redmond ha lasciato intendere di voler snellire il flusso OOBE, snellendo la procedura al primo avvio di Windows 11.

Oltre al fatto che esistono diversi modi per evitare di installare Windows 11 con un account Microsoft e che le installazioni non presidiate (file autounattend.xml o unatted.xml; qui un ottimo generatore) sono uno di questi, in un altro articolo abbiamo visto come bypassare OOBE in 30 secondi durante il setup di Windows 11.

Modalità scura anche per finestre di dialogo legacy

La modalità scura di Windows 11 ha sempre sofferto di un problema latente: usandola, l’interfaccia appare moderna finché non appare una finestra di dialogo che non sfrutta i framework e le convenzioni più recenti.

Microsoft ha promesso di intervenire anche su questi aspetti, estendendo il raggio d’azione della modalità scura a finestre e strumenti rimasti ancorati al tema chiaro, come Esegui, alcuni pannelli per la gestione degli account, la finestra delle proprietà di file e cartelle, l’Editor del registro di sistema e molte altre finestre a comparsa.

È un’operazione più complessa di quanto sembri perché molti di questi elementi derivano da librerie e modelli UI molto vecchi, in parte agganciati a componenti Win32 e a logiche di rendering non pensate per il tema dinamico. Il valore, però, non è solo estetico: uniformare la resa visiva riduce la sensazione di frammentazione che accompagna Windows 11 fin dal suo debutto.

Microsoft prepara più app native e riduce la dipendenza da WebView2

Un altro messaggio emerso con forza riguarda lo sviluppo delle app.

Microsoft, tramite il partner architect Rudy Huyn, ha confermato la creazione di un team dedicato alla produzione di applicazioni first-party completamente native. Il bersaglio implicito è la dipendenza eccessiva da wrapper Web e da WebView2, una scelta che ha velocizzato alcuni rilasci ma ha anche alimentato critiche su consumo memoria, integrazione imperfetta e resa meno omogenea.

Non significa che ogni Web app sparirà da Windows; significa però che Redmond riconosce il valore di applicazioni davvero integrate con il desktop, soprattutto dove servono prestazioni, coerenza dell’interfaccia e accesso più diretto alle API di sistema.

È una notizia importante anche perché si collega alla riscrittura di parti dello Start e a una visione meno dipendente da livelli intermedi.

La finestra delle Impostazioni continua a crescere

Microsoft prosegue il trasferimento di funzioni dal vecchio Pannello di controllo all’app Impostazioni (Windows+I).

La novità interessante è la spiegazione pubblica del perché la migrazione proceda così lentamente: molte aree dello storico Pannello di controllo restano legate a driver, comportamenti hardware e flussi che un porting affrettato rischierebbe di rompere.

Per questo motivo il 2026 porta in Windows 11 layout più puliti, raggruppamenti migliori e l’assorbimento graduale di aree come rete e stampanti. Microsoft ammette in sostanza che Windows non può permettersi un’esperienza non uniforme e che le finestre di Impostazioni meritano un design più attento.

L’obiettivo resta quello di ridurre la dipendenza dalle storiche funzionalità del Pannello di controllo: il percorso, però, deve assicurare compatibilità e retrocompatibilità.

Ci chiediamo: non sarebbe stato più sensato conservare intatto il vecchio Pannello di controllo durante una fase di interregno dichiarata apertamente? A nostro avviso, infatti, il problema non è tanto la presenza di due interfacce, quanto il fatto che il passaggio dall’una all’altra avvenga spesso in modo implicito, quasi accidentale.

Una transizione più esplicita avrebbe probabilmente aiutato. Microsoft avrebbe potuto mantenere il Pannello di controllo come area avanzata, destinata agli utenti esperti e alle configurazioni più delicate, lasciando all’app Impostazioni il compito di gestire le attività quotidiane e le funzioni introdotte più di recente. Sarebbe stata una soluzione meno ambiziosa sul piano simbolico, ma più solida sul piano pratico.

Anche perché Windows 11 non sta solo trasferendo opzioni storiche: sta usando Impostazioni come punto d’accesso privilegiato per funzioni nuove, dai dispositivi collegati a Windows Hello, fino a opzioni di sicurezza e schede informative sempre più ricche. A quel punto, più che cancellare in fretta il passato, avrebbe avuto senso separare meglio i ruoli e accompagnare gli utenti in una migrazione più lunga ma più leggibile.

Meno RAM sprecata e più attenzione alla reattività del sistema

Tra le novità annunciate rientra anche una razionalizzazione nell’uso della memoria. Microsoft parla apertamente di riduzione del consumo di RAM a riposo e di un miglioramento generale della reattività. Il tema merita attenzione perché Windows 11 è stato spesso criticato non per un singolo crash, ma per una sensazione diffusa di pesantezza su macchine non particolarmente recenti.

In questo quadro si inseriscono anche correzioni minori ma concrete, come il miglioramento del lancio delle app configurate all’avvio dopo il boot, segnalato nella build Beta 26220.8148 del 3 aprile 2026. Non è una voce da prima pagina, ma incide direttamente sul tempo che intercorre tra login e piena operatività, soprattutto sui sistemi aziendali ricchi di utility in background.

A questo proposito, in un altro articolo abbiamo proprio messo in evidenza le impostazioni predefinite di Windows 11 che rallentano tutto.

Affidabilità hardware: driver, USB, Bluetooth, webcam e microfoni sotto osservazione

Microsoft ha messo al centro dei suoi interventi su Windows 11 anche un’area tradizionalmente critica: la stabilità delle interazioni con l’hardware.

Le comunicazioni ufficiali parlano di meno crash, più qualità nei driver e migliore affidabilità del sistema nel dialogo con le periferiche connesse. In un sistema che gira su una quantità enorme di combinazioni hardware, è un lavoro decisivo.

Le correzioni riguardano in particolare disconnessioni casuali del Bluetooth, problemi di pairing, anomalie lato USB, comportamento di camera e microfono nelle sessioni di lavoro e nelle videochiamate.

Anche le build Canary di inizio aprile 2026 mostrano fix mirati a freeze e malfunzionamenti di dispositivi USB, segnale che il tema è seguito con attenzione a livello di piattaforma.

Audio condiviso via Bluetooth LE Audio: una funzione nuova, non un semplice ritocco

Fra le aggiunte più interessanti c’è l’introduzione del supporto per l’audio condiviso basato su Bluetooth LE Audio.

La funzione permette a un PC Windows 11 compatibile di inviare lo stesso flusso audio a due accessori Bluetooth separati, per esempio due paia di cuffie, auricolari o anche dispositivi acustici compatibili. Microsoft aveva introdotto l’anteprima nell’ottobre 2025; nel 2026 il lavoro continua con controlli individuali del volume per ciascun ascoltatore e con un indicatore dedicato nella barra delle applicazioni.

Dal punto di vista tecnico, l’implementazione non dipende soltanto dal sistema operativo. Servono driver audio e Bluetooth aggiornati, hardware compatibile e supporto LE Audio lato accessori.

Microsoft ha elencato inizialmente un insieme limitato di PC Copilot+ supportati, in larga parte basati su Snapdragon X, con estensioni successive verso altri modelli e cuffie come Galaxy Buds, Sony WF e WH recenti, oltre ai dispositivi assistivi.

È una funzione nuova nel senso pieno del termine, non soltanto un “fix”, e mostra come Windows 11 stia provando ad offrire caratteristiche moderne sopra fondamenta audio più robuste.

Windows Hello punta a meno errori con volto e impronte

Windows Hello riceve miglioramenti di affidabilità sia per il riconoscimento facciale sia per i sensori di impronte. L’obiettivo dichiarato è ridurre tentativi falliti, tempi morti e differenze di comportamento tra hardware diversi. Su carta può sembrare un ritocco marginale, in pratica tocca il primo gesto che l’utente compie davanti al PC: l’accesso.

Su macchine notebook con webcam IR di qualità variabile o con sensori di impronte digitali integrati nel tasto di accensione, anche una piccola riduzione dei mancati riconoscimenti cambia la percezione del prodotto. Windows 11, qui, non aggiunge una nuova esperienza; rende più coerente una funzione già centrale.

Feedback aptico e touchpad: Microsoft affina l’input su notebook e dispositivi compatibili

Le build Dev più recenti mostrano un lavoro interessante sull’input tattile. Nella build 26300.8155 del 3 aprile 2026, Microsoft introduce effetti di haptic feedback su dispositivi di input compatibili durante azioni come snapping delle finestre, ridimensionamento, allineamento di oggetti in PowerPoint o semplice passaggio sul pulsante di chiusura.

La configurazione passa dalle Impostazioni, nel percorso Impostazioni dei dispositivi Bluetooth e di altro tipo, Mouse, Segnali aptici.

Accanto a questo, la build Beta 26220.8138 del 30 marzo 2026 aggiunge un’impostazione molto concreta per i touchpad con superficie cliccabile: la possibilità di regolare la dimensione della zona di clic destro scegliendo tra default, small, medium e large. È una di quelle opzioni che sembrano minuscole ma incidono moltissimo sull’ergonomia quotidiana, soprattutto su notebook usati in mobilità o da chi preferisce il clic fisico ai tap gesture.

WSL accelera accesso ai file e comunicazione locale: un segnale importante per gli sviluppatori

Un’ulteriore voce della lista delle innovazioni che Microsoft ha in serbo per gli utenti Windows 11 nel 2026, tocca WSL2 (Windows Subsystem for Linux 2) uno dei componenti più apprezzati dagli sviluppatori che lavorano tra Windows e Linux. E noi siamo fra questi.

Microsoft parla di ottimizzazioni nelle letture e scritture tra ambiente Linux e file system Windows, in particolare negli accessi via /mnt/c, storicamente meno brillanti delle operazioni svolte dentro il file system nativo della distribuzione del pinguino.

Si parla anche di miglioramenti nella comunicazione localhost e nella rete locale: per chi usa container, server di sviluppo, strumenti backend o stack misti, questo significa meno attriti tra host Windows e guest Linux. È un punto tecnico reale perché le prestazioni di I/O e la latenza dei collegamenti locali incidono direttamente sui tempi di build, test e debug.

Feature Flags ufficiali nelle Impostazioni: i test smettono di passare da ViVeTool

Per anni gli utenti più esperti hanno usato strumenti esterni come ViVeTool per attivare funzioni nascoste in qualunque versione di Windows 11.

Microsoft ora porta dentro il sistema una pagina dedicata ai Feature Flags, pensata per chi vuole gestire in libertà apertamente funzioni sperimentali e rollout graduali.

La novità ha insieme un valore tecnico e culturale. Da una parte evita di modificare componenti di sistema con tool non ufficiali; dall’altra rende più trasparente il modo in cui Windows accende o disattiva caratteristiche non ancora distribuite a tutti.

Resta comunque un terreno per tester e “smanettoni”: il fatto che una funzione sia visibile nei flag non garantisce stabilità, compatibilità o arrivo nelle release finali di Windows 11.

Windows 11 più silenzioso: meno spot per Edge, Bing e Microsoft 365

Microsoft promette infine un Windows 11 meno rumoroso, con meno sollecitazioni commerciali, meno prompt invasivi e meno messaggi volti a promuovere Edge, Bing o Microsoft 365.

Non è una correzione tecnica nel senso stretto, ma incide sul modo in cui il sistema viene percepito durante l’uso quotidiano.

La riduzione delle interruzioni si lega anche a un affinamento delle notifiche e a una maggiore attenzione alla concentrazione dell’utente nell’uso quotidiano del suo PC. Non è ancora il ritorno a un desktop completamente neutro, però il fatto che Microsoft citi apertamente l’argomento, indica che la critica è stata recepita ai livelli più alti.

Le novità extra viste nelle build Insider: Protezione amministratore, Task Manager e Windows on Arm

Attingendo alle varie note via via pubblicate sul blog Windows Insider, è possibile aggiungere all’elenco altre modifiche che aiutano a capire dove andrà Windows 11 nel 2026.

Una delle novità più concrete è la nuova funzione Protezione amministratore che nella build Beta 26220.8138 compare come opzione attivabile anche dalle Impostazioni: richiede il riavvio ed è pensata per rafforzare il comportamento degli account amministrativi, soprattutto negli ambienti gestiti.

Il fatto è che un’analisi risalente a gennaio 2026 ed elaborata dai ricercatori di Google Project Zero bollava Protezione amministratore come una nuova funzionalità non così sicura. James Forshaw spiegava che Protezione amministratore non è considerabile davvero sicura perché si basa ancora sull’architettura di UAC, quindi vecchi meccanismi e interazioni legittime del sistema possono essere combinati per ottenere bypass che portano all’elevazione dei privilegi.

Nella stessa build, e ancora di più nella documentazione pubblicata a fine marzo 2026, Task Manager (CTRL+MAIUSC+ESC) guadagna nuove colonne opzionali per monitorare l’uso della NPU, della memoria NPU dedicata e condivisa, oltre a una colonna Isolation che segnala quali app girano in AppContainer, ambiente isolato che limita l’accesso alle risorse per aumentare la sicurezza. È un aggiornamento che guarda ai PC AI e alla trasparenza: chi deve profilare processi, consumo di acceleratori neurali o isolamento applicativo avrà finalmente indicatori più chiari senza tool esterni.

Per i sistemi basati su Arm, poi, Microsoft continua a migliorare Prism, l’emulatore per applicazioni x86 e x64 su Windows on Arm. La build 26220.7051 di ottobre 2025, ancora rilevante nel quadro 2026, abilita più caratteristiche CPU in emulazione, così da ampliare la compatibilità delle app x64.

Cosa dicono davvero questi annunci sul futuro immediato di Windows 11

Letti uno accanto all’altro, i segnali del 2026 per Windows 11 compongono un’immagine piuttosto precisa. Microsoft non sta preparando una rivoluzione grafica né un Windows 12 mascherato; sta correggendo un sistema che, in molti punti, aveva perso equilibrio tra modernizzazione, compatibilità e buon senso. Le 25 novità in arrivo lo dimostrano bene.

Le novità annunciate, spesso un po’ alla spicciolata, mostrano la volontà di ridurre la complessità, migliorare la prevedibilità del sistema e restituire all’utente un maggiore controllo operativo, senza compromettere la compatibilità.

Meno dipendenza da componenti Web dove non serve, più codice nativo nelle parti critiche dell’interfaccia, gestione più trasparente delle risorse hardware emergenti come la NPU e una revisione del comportamento di elementi centrali come Start, Esplora file e Windows Update. È un lavoro meno visibile, ma più incisivo, perché agisce direttamente sulla percezione di fluidità, coerenza e affidabilità.

Allo stesso tempo, Microsoft sembra aver recepito alcune critiche chiave: l’integrazione dell’AI in Windows 11 è resa meno invasiva, le notifiche commerciali ridotte e le impostazioni tornano gradualmente a essere un punto di controllo reale, non solo un contenitore in evoluzione. Anche sul piano strategico emerge un cambio di tono: meno enfasi su promesse futuristiche e più attenzione alla qualità dell’esperienza quotidiana.

Windows 11 nel 2026 non punta a sorprendere, ma a funzionare meglio. E, per un sistema operativo che si propone anche in ambito lavorativo e per finalità spiccatamente produttive, è probabilmente la direzione più sensata.

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