GIMP manda in pensione XCF dopo 30 anni: il nuovo formato ricorda Office

GIMP prepara il successore di XCF: un formato zipped XML pensato per aggiornare solo le parti modificate, gestire progetti molto grandi e rendere praticabile l'autosalvataggio. XCF resterà supportato in lettura.
GIMP manda in pensione XCF dopo 30 anni: il nuovo formato ricorda Office

Per quasi 30 anni GIMP ha affidato i suoi progetti a XCF, un formato nato quando immagini da molti gigabyte, editing non distruttivo, documenti multipagina e animazioni complesse non rientravano tra gli scenari abituali di un programma di grafica desktop. La struttura si è evoluta parecchio dal 1997, arrivando a gestire precisioni elevate, livelli, gruppi, effetti e file superiori a 4 GB; adesso però gli sviluppatori ritengono che continuare ad aggiungere estensioni al vecchio modello non sia più la strada migliore.

Il team di GIMP ha quindi iniziato a progettare un nuovo formato per i file di progetto, destinato progressivamente a prendere il posto di XCF quando servirà memorizzare gli interventi prodotti avvalendosi delle funzionalità più avanzate delle prossime versioni.

La scelta tecnica annunciata nei giorni di ferragosto 2026 è importante: non più un unico flusso binario organizzato secondo la struttura storica di XCF, ma un contenitore basato sul modello “zipped XML“. In pratica, un archivio composto da più elementi, con informazioni strutturali espresse tramite XML e dati organizzati in modo da poter intervenire soltanto sulle parti effettivamente modificate.

Non vi ricorda nulla? L’approccio basato su XML riporta subito la mente ai formati di Microsoft Office e LibreOffice: DOCX, XLSX e PPTX, così come ODT, ODS e ODP, sono sostanzialmente contenitori ZIP che racchiudono documenti XML e altre risorse. Anche il futuro formato di GIMP sembra muoversi nella stessa direzione concettuale: non un unico file binario monolitico come XCF, ma un contenitore strutturato nel quale metadati, descrizione del documento e risorse possono vivere separatamente.

XCF nasce nel 1997 e porta ancora con sé quella impostazione

La prima versione del formato XCF risale a una vecchissima versione di GIMP (non si era ancora raggiunta la release 1.0…) di metà dicembre 1997. L’obiettivo era, ed è ancora oggi, conservare lo stato modificabile di un’immagine: livelli, canali, percorsi, proprietà, dati grafici e altre informazioni necessarie per riaprire il lavoro senza appiattirlo come accadrebbe esportando un JPEG o un PNG.

XCF non è quindi un formato di interscambio paragonabile a PNG, TIFF o JPEG. La documentazione ufficiale di GIMP lo descrive esplicitamente come strettamente legato alle strutture interne dell’applicazione.

Un formato cresciuto a dismisura in tre decenni

Dal punto di vista tecnico, un file XCF è una sequenza di byte composta da varie strutture collegate tramite offset. L’immagine principale compare all’inizio; seguono proprietà, livelli, canali, gerarchie e blocchi contenenti i dati grafici. Molte strutture sono pensate per una lettura e una scrittura sequenziali: è un approccio comprensibile per un formato progettato alla fine degli anni ’90, ma meno conveniente quando un progetto contiene una grande quantità di componenti indipendenti che cambiano con differenti periodicità.

GIMP ha modificato XCF numerose volte pur conservando la compatibilità con il passato. Con GIMP 2.10, per esempio, sono arrivati gli offset a 64 bit, necessari per superare il vecchio limite pratico dei 4 GB associato agli indirizzamenti a 32 bit. Lo stesso ciclo di sviluppo ha aggiunto supporto per profondità colore superiori agli 8 bit, nuovi metodi di fusione, maschere per gruppi e compressione zlib.

GIMP 3.0 ha introdotto, tra le altre cose, selezioni multiple di livelli e canali, nuove strutture per i tracciati, informazioni sui font, effetti di livello e ulteriori dati relativi agli spazi di composizione. Con GIMP 3.2 sono poi arrivate le versioni 24 e 25 di XCF, necessarie per memorizzare elementi come livelli vettoriali, link layer e trasformazioni. Insomma, XCF non è rimasto fermo al 1997. Il problema è proprio l’opposto: ha continuato ad accumulare funzionalità sopra una base che gli sviluppatori considerano sempre meno adatta ai progetti futuri.

Perché un formato ZIP basato su XML apre nuove possibilità per GIMP

Il nuovo formato GIMP non sarà costruito come un documento Office, e di certo non tutti i pixel finiranno dentro file XML.

I dettagli sono ancora in fase di progettazione e sarebbe prematuro descrivere una struttura interna definitiva. L’aspetto importante, tuttavia, è la separazione tra le varie parti del progetto: diventa possibile modificare o sostituire determinati elementi senza dover necessariamente rigenerare l’intero contenuto.

Con l’attuale XCF il salvataggio di progetti molto pesanti può richiedere la riscrittura di quantità considerevoli di dati; con una struttura composta da elementi distinti GIMP potrà invece aggiornare solamente ciò che è cambiato.

Il beneficio cresce con le dimensioni del lavoro: su un piccolo disegno la differenza potrebbe risultare impercettibile; su un documento da diversi gigabyte con decine o centinaia di elementi il comportamento può cambiare in modo significativo.

Uno dei motivi tecnici dietro l’intervento è proprio la volontà di rendere GIMP sempre più adatto a sostenere progetti di grandi dimensioni e si lega al lavoro svolto attraverso GEGL, il motore che GIMP usa da tempo per elaborazione delle immagini e gestione dei buffer.

Il nuovo formato rende finalmente realistico l’autosalvataggio

Una delle conseguenze più interessanti riguarda l’autosave. Salvare periodicamente l’intero progetto XCF mentre l’utente lavora può provocare un carico rilevante, soprattutto con file pesanti. Se invece il programma riesce a registrare soltanto gli elementi modificati dall’ultimo salvataggio, un meccanismo automatico diventa molto meno costoso da gestire e decisamente meno impattante per gli utenti.

Gli sviluppatori di GIMP hanno comunque già chiarito che XCF continuerà a essere supportato in lettura nelle future versioni dell’applicazione. Il progetto considera questa caratteristica davvero cruciale: nell’annuncio della novità è persino citata una “piccola azienda che nel 1998 usò GIMP per creare il suo logo” e che “ancora oggi produce lo stesso risultato visivo con le versioni moderne del programma“.

Qual è la “piccola azienda”? Google! E i responsabili di GIMP hanno anche pubblicato un link al file XCF precedentemente ospitato sui server Google, ora conservato dalla Wayback Machine di Internet Archive.

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