Si moltiplicano le notizie su grandi aziende tecnologiche che improvvisamente “riscoprono” il tema della riparabilità dei dispositivi che producono e immettono sul mercato. Letta superficialmente, la recente domanda di brevetto depositata da Google presso lo United States Patent and Trademark Office potrebbe sembrare l’ennesimo esempio di innovazione orientata al consumatore: batterie più facili da rimuovere, riparazioni meno costose, maggiore sicurezza. In realtà, ripensando al quadro normativo europeo, si capisce subito che la svolta programmata in quel di Mountain View non nasce da una sorta di “altruismo industriale”, ma da un cambiamento regolatorio ormai inevitabile.
Il peso della normativa europea sul design dei dispositivi mobili
Il cambiamento nel design di batterie e struttura degli smartphone è dettato dalle scelte normative dell’Unione Europea, che impone requisiti stringenti proprio sulla sostituibilità delle batterie.
A partire dal 18 febbraio 2027, tutti i dispositivi dotati di batteria – salvo eccezioni limitate – dovranno consentirne la rimozione e la sostituzione utilizzando strumenti comunemente disponibili o forniti insieme al prodotto. È una norma che colpisce al cuore il design degli smartphone moderni, da anni basato su batterie incollate, chassis sigillati e soluzioni pensate più per l’estetica e l’impermeabilità che per la manutenzione.
Il brevetto come risposta all’obbligo di riparabilità
In questo scenario, il brevetto di Google (scoperto da Hypertxt) appare meno come una visione futuristica e più come una risposta ingegneristica a un obbligo imminente. L’idea descritta nei documenti non prevede un ritorno ai vecchi telefoni con cover removibili e batterie estraibili in pochi secondi. Al contrario, il progetto punta a mantenere l’attuale filosofia costruttiva, fatta di dispositivi sottili, sigillati e compatibili con la ricarica wireless, introducendo però una batteria alloggiata in un telaio metallico ad hoc.

Fonte dell’immagine: Hypertxt, in collaborazione con xleaks7
Lo chassis della batteria: una soluzione strutturale
Invece di essere incollata direttamente alla scocca, la cella è inserita in una cornice metallica, uno chassis dedicato che svolge più funzioni contemporaneamente. Da un lato protegge la batteria da sollecitazioni meccaniche, come flessioni, torsioni o urti accidentali. Dall’altro crea percorsi di carico e punti di arresto meccanici – shear stop e interlock – che permettono di fissare l’insieme in modo sicuro senza ricorrere a colle aggressive. Il risultato è una batteria che resta saldamente bloccata durante l’uso quotidiano, ma che può essere rimossa in modo controllato durante un intervento di riparazione.
L’equilibrio tra sostenibilità, costi e design premium
Dal punto di vista industriale, la soluzione è particolarmente interessante perché tenta di conciliare due esigenze storicamente opposte. La prima è quella normativa e ambientale: facilitare la sostituzione delle batterie riduce i rifiuti elettronici, allunga la vita dei dispositivi e abbassa i costi di riparazione, sia per gli utenti sia per i centri assistenza. La seconda è quella commerciale e di design: preservare impermeabilità, robustezza strutturale, ricarica wireless e un’estetica premium, elementi ormai considerati imprescindibili nel segmento alto del mercato.
Un altro aspetto rilevante è la portata potenziale di questa architettura. Esaminando il contenuto del brevetto presentato da Google, si comprende che il concetto non è limitato agli smartphone tradizionali. Foldable, tablet, laptop, dispositivi indossabili e altri prodotti elettronici potrebbero adottare soluzioni simili, suggerendo come gli ingegneri della società statunitense stiano ragionando su un linguaggio progettuale trasversale, capace di adattarsi a intere famiglie di dispositivi.
Tra brevetti e realtà: cosa aspettarsi davvero
Resta però una considerazione fondamentale: un brevetto non è un annuncio di prodotto. La storia di Google, come quella di molte altre Big Tech, è costellata di idee brevettate che non hanno mai visto la luce in forma commerciale. Tuttavia, in questo caso specifico, la coincidenza temporale con l’entrata in vigore delle norme europee rende difficile liquidare il tutto come semplice esercizio teorico. Piuttosto, il brevetto sembra offrire uno sguardo concreto su come i produttori stiano cercando di adattarsi a un futuro in cui la riparabilità non sarà più una scelta, ma un requisito di legge.