Per anni la teoria di Internet morto è rimasta confinata ai forum e alle community online.
Secondo la sua versione più estrema, gran parte dei contenuti e delle interazioni presenti sul web sarebbe ormai prodotta da bot, sistemi automatici e Intelligenza Artificiale, mentre gli utenti umani avrebbero un ruolo sempre più marginale.
Non esistono prove scientifiche che confermino questa tesi nella sua forma più radicale, sebbene la teoria abbia diversi sostenitori di rilievo, come Tim Berners-Lee. Alcuni dati recenti, tuttavia, mostrano che l’automazione è diventata una componente rilevante dell’esperienza online. Un’analisi del Pew Research Center, basata su circa 2,5 milioni di visite effettuate da 900 adulti statunitensi nel marzo 2025, ha rilevato una presenza significativa dell’AI durante la navigazione.
La teoria di Internet morto nasce prima dell’AI generativa
La Dead Internet Theory non è nata con ChatGPT. Le sue origini risalgono alla crescita dei bot, dei sistemi di pubblicazione automatica, delle reti pubblicitarie e dei profili artificiali utilizzati per distribuire spam o manipolare le conversazioni. La versione più radicale sostiene che gran parte dei contenuti visibili sul web sia prodotta dalle macchine e che la presenza umana sia ormai minoritaria.
Questa interpretazione, però, tende a mettere insieme fenomeni molto diversi. Un crawler che indicizza un sito, un sistema che pubblica automaticamente un aggiornamento, un account falso e un modello linguistico che genera un articolo non svolgono la stessa funzione. Considerarli indistintamente rende difficile stabilire cosa significhi davvero un Internet “dominato dalle macchine”.
L’AI generativa ha comunque ampliato il fenomeno. I sistemi automatici non si limitano più a visitare, classificare o distribuire pagine: possono produrre testo, immagini, audio e video a costi ridotti e con una velocità difficilmente raggiungibile da un autore umano.
I dati di Pew richiedono una lettura prudente. Lo studio non ha calcolato quale percentuale di Internet sia stata scritta dall’AI, ma ha osservato l’esposizione degli utenti a pagine e risultati di ricerca contenenti riferimenti all’intelligenza artificiale. Il 93% dei partecipanti ha visitato almeno una pagina con un riferimento all’AI, mentre il 58% ha visualizzato almeno un riepilogo generato durante una ricerca su Google.
L’AI sta cambiando il modo di usare il web
Nel campione analizzato, circa il 7% delle visite riguardava pagine contenenti almeno un termine associato all’AI. Le pagine dedicate principalmente all’AI erano però meno frequenti: il 49% degli utenti ne aveva visitata almeno una, mentre il visitatore tipico ne aveva aperte soltanto tre nel periodo osservato.
La distinzione è importante. Una pagina di Amazon può citare una funzione basata sull’AI, un articolo finanziario può parlare dei chip per l’AI e una pagina social può collegarsi a un chatbot. Questi casi dimostrano la diffusione del tema, non che il contenuto sia stato generato da una macchina.
Il cambiamento più concreto riguarda la ricerca. Quando Google mostra un riepilogo AI, gli utenti risultano meno propensi a fare clic sui normali risultati. Il motore di ricerca non si limita quindi a indicare le fonti, ma sintetizza le informazioni e può ridurre il traffico diretto verso i siti originali.
La trasformazione riguarda anche i sistemi che leggono il web. Crawler e strumenti automatici possono raccogliere, indicizzare e rielaborare enormi quantità di contenuti senza generare una visita umana equivalente. Un testo pubblicato da una persona può essere letto da un modello, riassunto da un motore di ricerca e riformulato da un chatbot senza che l’utente raggiunga mai la pagina iniziale.
Il rischio più concreto non è un Internet privo di esseri umani, ma un web nel quale diventa difficile riconoscere le fonti primarie. Se contenuti sintetici vengono copiati, riassunti e utilizzati per produrre nuovo materiale, la provenienza delle informazioni può perdersi. La teoria, nella sua forma estrema, non è dimostrata. La sua versione più moderata descrive però un cambiamento reale: Internet resta umano e automatizzato allo stesso tempo, ma l’AI sta assumendo un ruolo sempre più importante nella produzione, nella selezione e nel consumo delle informazioni.