LibreOffice vs Euro-Office: scontro sulla sovranità digitale europea

La lettera aperta di The Document Foundation critica Euro-Office per l'uso predefinito di OOXML e porta sul tavolo molteplici rivendicazioni storiche. Al centro del confronto ci sono standard aperti, interoperabilità e sovranità digitale.
LibreOffice vs Euro-Office: scontro sulla sovranità digitale europea

La nascita della nuova suite open source per l’ufficio Euro-Office, frutto dell’alleanza tra IONOS e Nextcloud insieme ad altre aziende e organizzazioni europee, nasce come fork della base tecnologica di ONLYOFFICE e punta a offrire un’alternativa sovrana a Microsoft 365. Fin dall’annuncio ufficiale, però, il progetto ha dovuto affrontare non solo il confronto con i sostenitori degli standard aperti, ma anche una controversia sulle licenze software. ONLYOFFICE ha infatti accusato i promotori di Euro-Office di aver violato alcune condizioni associate alla distribuzione del codice originale, aprendo un dibattito che coinvolge AGPLv3, attribuzione del software e uso dei marchi commerciali.

In questo scenario è arrivata anche la presa di posizione di The Document Foundation (LibreOffice), che ha contestato alcune affermazioni utilizzate per promuovere la nuova piattaforma e ha riportato al centro della discussione il tema della sovranità digitale europea.

A poche ore dal lancio ufficiale di Euro-Office, The Document Foundation (TDF) ha diffuso una lettera aperta firmata da Italo Vignoli che contesta non solo alcuni messaggi promozionali associati al progetto, ma anche la sua impostazione tecnica. La presa di posizione non riguarda una semplice rivalità tra prodotti concorrenti: tocca temi storici come gli standard aperti, l’interoperabilità documentale e il rapporto tra Europa e grandi fornitori software statunitensi.

La contestazione di LibreOffice sulla narrativa di Euro-Office

La lettera aperta pubblicata da Italo Vignoli parte da una critica precisa: definire Euro-Office come la prima suite open source sviluppata in Europa non corrisponderebbe alla realtà storica. Secondo TDF, OpenOffice.org e successivamente LibreOffice hanno già ricoperto quel ruolo molti anni prima.

OpenOffice.org nacque nel 2000 dopo il rilascio del codice sorgente di StarOffice da parte di Sun Microsystems; nel 2010 una parte della comunità diede vita a LibreOffice, progetto sostenuto da TDF e destinato a diventare il riferimento del settore. Entrambe le iniziative hanno contribuito alla diffusione del formato aperto ODF, standard ISO/IEC adottato ufficialmente nel 2006 e considerato da molti uno degli elementi fondamentali per garantire la portabilità dei documenti tra piattaforme differenti.

La contestazione di TDF non si limita a una questione cronologica: la tesi della fondazione prosegue sostenendo che alcune campagne comunicative di Euro-Office stiano sfruttando il crescente interesse verso la sovranità digitale europea senza riconoscere il lavoro svolto per decenni dalle comunità open source che hanno promosso standard aperti e indipendenza dai fornitori proprietari.

Molte organizzazioni parlano oggi di autonomia tecnologica, mentre negli anni in cui ODF cercava di affermarsi come standard documentale aperto l’attenzione era decisamente inferiore. La realtà che sostiene direttamente LibreOffice rivendica di aver mantenuto viva quella battaglia quando il mercato sembrava ormai orientato verso piattaforme completamente controllate da pochi operatori globali.

La questione tecnica dei formati documentali

L’intervento di TDF riporta nuovamente in ballo il tema dei formati dei documenti. Da una parte troviamo ODF (Open Document Format), standard aperto definito attraverso un processo pubblico e implementabile da chiunque senza dipendere da un singolo produttore. Dall’altra c’è OOXML (Office Open XML), il formato utilizzato dai file DOCX, XLSX e PPTX introdotti da Microsoft Office.

OOXML possiede una standardizzazione ISO, ma una parte rilevante della sua evoluzione resta legata alle decisioni di Microsoft e alla compatibilità con le applicazioni Office: in altre parole, come più volte sottolineato da TDF e da altri soggetti, l’effettiva implementazione del formato nei software Microsoft divergerebbe in maniera netta rispetto alle specifiche dello standard. Con tutto quello che ne consegue, anche per le suite alternative a Office e Microsoft 365 che intendono massimizzare la compatibilità.

TDF accusa Euro-Office di adottare proprio OOXML come formato predefinito per la creazione dei documenti: una scelta del genere rafforzerebbe indirettamente il meccanismo di lock-in documentale costruito attorno al mondo Microsoft Office e derivati. Se il formato principale resta quello controllato dall’azienda di Redmond, sostengono gli autori della lettera, la promessa di piena sovranità digitale perde parte della propria credibilità.

Perché la compatibilità con Microsoft Office continua a dominare il mercato

La posizione dei promotori di Euro-Office appare più sfumata: la piattaforma nasce come derivazione della tecnologia ONLYOFFICE e punta a offrire una compatibilità molto elevata con i documenti Microsoft Office esistenti. Dal punto di vista operativo, migliaia di organizzazioni europee possiedono archivi composti da milioni di file DOCX, XLSX e PPTX: una migrazione immediata verso ODF potrebbe introdurre problemi di formattazione, macro incompatibili, perdita di funzionalità avanzate e alterazioni nei documenti più complessi.

Euro-Office privilegia quindi la continuità operativa. La versione 1.0 si presenta come soluzione web collaborativa, integrabile con piattaforme come Nextcloud, e supporta editing simultaneo, cronologia delle revisioni, commenti e condivisione dei documenti in tempo reale. Secondo le informazioni diffuse dai promotori, il miglioramento del supporto completo a ODF rappresenta una delle priorità delle versioni successive.

La disputa sulla licenza AGPL e l’intervento della Free Software Foundation

Prima ancora delle critiche formulate da TDF, Euro-Office era già finita al centro di una controversia legale e tecnica legata alla licenza AGPLv3.

ONLYOFFICE ha contestato il modo in cui il proprio codice sarebbe stato riutilizzato nel nuovo progetto, sostenendo che Euro-Office avrebbe rimosso elementi di branding, attribuzione e riferimenti all’origine del software in violazione delle condizioni previste dalla distribuzione originale.

Nextcloud e IONOS hanno respinto questa lettura. La loro posizione è che il codice di ONLYOFFICE, essendo distribuito sotto AGPLv3, possa essere modificato e ridistribuito anche eliminando obblighi aggiuntivi ritenuti incompatibili con la licenza.

Su questo aspetto è intervenuta anche la Free Software Foundation (FSF), custode delle licenze GNU. La FSF ha criticato il tentativo di ONLYOFFICE di imporre vincoli aggiuntivi attraverso la AGPLv3, sostenendo che non si può usare una licenza copyleft per ridurre le libertà che la stessa licenza intende proteggere. Secondo l’interpretazione di FSF, obbligare un progetto derivato a mantenere specifici elementi grafici o riferimenti di branding potrebbe trasformarsi in una restrizione non ammessa, soprattutto quando quei segni distintivi sono coperti da marchio registrato.

ONLYOFFICE ha replicato sostenendo di aver chiesto chiarimenti formali alla FSF e di considerare legittime le proprie condizioni supplementari, perché pensate per garantire trasparenza sull’origine del codice e corretta attribuzione. La questione, quindi, non riguarda soltanto Euro-Office: tocca un punto sensibile per tutto il software libero, cioè il confine tra tutela dell’identità commerciale di un progetto e libertà di fork, modifica e redistribuzione.

Una discussione destinata a proseguire

La polemica scoppiata attorno a Euro-Office dimostra quanto il mercato delle suite per l’ufficio resti centrale nelle politiche digitali europee. Per anni il dibattito sembrava limitato agli addetti ai lavori; oggi coinvolge governi, Pubbliche Amministrazioni, fornitori cloud e grandi aziende tecnologiche.

La lettera di TDF/LibreOffice lancia un messaggio preciso: non basta presentarsi come alternativa europea per garantire indipendenza digitale. Il vero discrimine resterebbe il controllo dei formati documentali e la possibilità per gli utenti di mantenere piena autonomia sui propri contenuti nel lungo periodo. Euro-Office propone invece una strada più pragmatica, costruita attorno alla compatibilità con gli standard de facto.

Nota bene: le immagini raffigurate nella creatività di copertina, in apertura, non rappresentano in alcun modo i loghi di organizzazioni e/o prodotti.

Ti consigliamo anche

Link copiato negli appunti