Mozilla, Proton e Mullvad contro i controlli online sull’età

Mozilla, Proton e Mullvad contestano le nuove regole UK sulla verifica dell'età online e i rischi privacy.
Mozilla, Proton e Mullvad contro i controlli online sull’età

Mozilla, Mullvad e Proton hanno firmato una lettera aperta contro la nuova proposta britannica sulla verifica dell’età online, accusando il governo del Regno Unito di voler introdurre meccanismi che rischiano di compromettere privacy, anonimato e sicurezza digitale degli utenti.

La contestazione riguarda l’espansione dei sistemi di age verification previsti dall’Online Safety Act e dalle linee guida Ofcom. Le nuove normative potrebbero estendere i controlli ben oltre i siti per adulti, raggiungendo forum, piattaforme video, motori di ricerca e servizi di comunicazione accessibili dal territorio britannico.

Cosa prevede la legge e perché divide il settore tech

L’Online Safety Act attribuisce a Ofcom ampi poteri di supervisione sulle piattaforme digitali con l’obiettivo di proteggere i minori da contenuti dannosi. Per rispettare la normativa, i servizi devono implementare sistemi definiti “highly effective age assurance“: verifica documentale, stima biometrica tramite selfie, controlli bancari o autenticazione telefonica.

Le multe possono raggiungere il 10% del fatturato globale annuo. Proprio questa vaghezza normativa, secondo i critici, spinge le piattaforme verso le soluzioni più invasive per evitare sanzioni. Le aziende firmatarie sostengono che molti sistemi di verifica età introducano rischi sproporzionati rispetto ai benefici attesi.

La raccolta di documenti personali e dati biometrici crea database sensibili esposti a furti e abusi: qualsiasi archivio che contenga documenti d’identità diventa automaticamente un bersaglio ad alto valore per cybercriminali e gruppi ransomware. Secondo la lettera aperta, l’obbligo di identificazione preventiva potrebbe inoltre indurre molti utenti a rinunciare ad accedere a contenuti del tutto legittimi per timore di tracciamento o profilazione. Mozilla, Proton e Mullvad basano gran parte della propria reputazione sulla minimizzazione dei dati raccolti e sull’anonimato: per queste aziende le misure proposte sono strutturalmente incompatibili con i principi del web aperto.

Il nodo tecnico irrisolto e le implicazioni globali

Dal punto di vista informatico esistono approcci capaci di confermare la maggiore età senza rivelare l’identità completa dell’utente, come i sistemi basati su zero-knowledge proof o credenziali verificabili decentralizzate. Tuttavia queste tecnologie non sono ancora diffuse su larga scala. Le piattaforme finiscono quindi per adottare metodi più semplici come il riconoscimento facciale tramite AI, con bias algoritmici e affidabilità variabile.

Le nuove regole britanniche rischiano inoltre di colpire indirettamente VPN, browser e strumenti anti-tracciamento. Mozilla teme che i motori di rendering possano trovarsi sotto pressione per integrare sistemi di attestazione dell’età direttamente a livello software.

Il Regno Unito è uno dei primi grandi mercati occidentali ad applicare questi controlli su larga scala: le sue decisioni potrebbero influenzare future regolamentazioni in Europa, Nord America e Australia. La vera sfida tecnica resta irrisolta, e finché non lo sarà, il conflitto tra sicurezza normativa e privacy digitale continuerà ad intensificarsi.

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