Nova Launcher cambia proprietà e abbraccia un nuovo modello per sostenersi

Nova Launcher attraversa una fase critica tra acquisizioni e nuovi modelli di sostenibilità. I cambiamenti all'orizzonte hanno sollevato qualche dubbio tra gli utenti dello storica app Android.

Per anni Nova Launcher è stato “il” launcher per Android, adatto a chi voleva controllo, prestazioni e personalizzazione estrema. Proprio per questo, quando nelle ultime settimane sono emersi segnali di nuovi sistemi di tracciamento pubblicitario e, quasi in parallelo, un passaggio di proprietà, la reazione della community è stata immediata: non si tratta di un’app qualunque, ma dell’interfaccia che media l’accesso a tutto il telefono.

Nel giro di pochi giorni, il dibattito si è polarizzato tra chi parla di “fine di un’era” e chi invita alla cautela, sottolineando che un prodotto così complesso senza un modello economico solido finisce spesso per deteriorarsi. La verità, come spesso accade, sta nel capire la sequenza degli eventi e le implicazioni tecniche: cosa cambia davvero quando un launcher introduce SDK pubblicitari e quando passa di mano a una società con obiettivi diversi?

Da “power user launcher” a prodotto da rendere sostenibile: la linea temporale che spiega la crisi

Per leggere correttamente quello che sta accadendo nel 2026, serve una timeline chiara. Nova Launcher è acquisito a luglio 2022 da Branch Metrics, società specializzata in misurazione e linking mobile: l’acquisizione fu presentata come un modo per dare continuità al prodotto mantenendone identità e direzione.

Il primo punto di rottura arriva nel 2024, quando quasi tutto il team viene licenziato e rimane di fatto solo il fondatore Kevin Barry a portare avanti lo sviluppo. Il secondo arriva a settembre 2025, quando Barry lascia dopo essere stato, secondo le ricostruzioni giornalistiche, invitato a interrompere anche il lavoro per rendere il progetto open source.

È in questo contesto che il 20 gennaio 2026 compare l’annuncio ufficiale: Instabridge ha acquisito Nova Launcher.

L’annuncio di Instabridge: “Nova non chiude”

Nel comunicato “Nova Launcher: An update”, Instabridge prova a stabilire tre messaggi chiave: continuità operativa, focus sulla manutenzione e promessa di un approccio “responsabile” (stabilità, compatibilità con Android moderno, bug fixing e ascolto dei feedback).

La parte che però ha acceso l’attenzione, soprattutto dopo settimane di discussioni sul tracciamento, è nelle FAQ: Instabridge dichiara che Nova necessita di un modello sostenibile e che stanno valutando opzioni, incluse soluzioni basate sulla pubblicità per la versione gratuita, con l’impegno che Nova Prime rimarrà senza annunci.

Qui la community ha colto un punto essenziale: anche se “Prime senza ads” suona rassicurante, la sostenibilità tramite advertising non è neutra dal punto di vista privacy. In pratica, “pubblicità” quasi sempre significa SDK, identificatori, eventi e telemetria, anche quando non si parla di vendita diretta dei dati.

Perché “tracking in un launcher” pesa più che in altre app

Molte app raccolgono dati. Ma un launcher, per sua natura, occupa una posizione privilegiata: è attivo ogni volta che l’utente sblocca lo smartphone; gestisce home, drawer, ricerche, gesture, widget; può osservare pattern di utilizzo: app aperte, frequenze, orari, interazioni.

Non serve che un launcher “legga contenuti” per essere invasivo: basta la metrica comportamentale, che è estremamente preziosa per questioni di marketing.

Per questo la notizia dell’introduzione in Nova Launcher di componenti legati a circuiti pubblicitari Google/Meta è stata interpretata come un “cambio di rotta”, non come un semplice “SDK in più”.

Instabridge promette Prime ad-free e intende onorare gli acquisti esistenti. Tuttavia, la domanda che interessa chi è sensibile alla privacy resta: che differenza ci sarà tra free e Prime sul piano dei componenti di tracciamento, non solo sul piano dell’advertising visibile?

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