Reti mobili 6G in fase di test: provato il primo collegamento a 1 petabit per secondo

In Giappone sono state avviate le sperimentazioni per la rete mobile 6G che debutterà entro 10 anni. Trasferiti dati a 1 petabit per secondo usando una configurazione in fibra ottica multicore.
Reti mobili 6G in fase di test: provato il primo collegamento a 1 petabit per secondo

In Italia la rete 5G è in fase di dispiegamento. Le prestazioni migliori, con concreti vantaggi anche in termini di riduzione della latenza, dei consumi energetici e miglioramento della sicurezza, sono garantite dalle reti 5G Standalone (5G SA) capaci di autosostenersi senza dipendere da nessun’altra tecnologia sottostante.

Le aziende impegnate nella progettazione e produzione dei dispositivi per le telecomunicazioni stanno nel frattempo già guardando avanti tanto che sono iniziati i primi test per creare network 6G: essi permetteranno di sviluppare reti mobili di sesta generazione con una velocità di trasmissione dati fino a 100.000 volte superiore al massimo teorico del 5G.

NTT DOCOMO, il principale operatore di telecomunicazioni mobili del Giappone, la sua società madre NTT, NEC, Fujitsu e Nokia sono stati incaricati dei primi test relativi alla prossima generazione di reti mobili.

Ma sarà del tutto inutile disporre di tecnologie 6G a livello di singole celle se l’infrastruttura sottostante non sarà in grado di offrire una larghezza di banda sufficiente. Così, l’Istituto nazionale di tecnologia dell’informazione e delle comunicazioni (NICT) giapponese ha annunciato di aver realizzato con successo la “prima trasmissione a 1 petabit al secondo su fibra multicore a rivestimento standard“.
Nell’articolo dedicato alla fibra ottica monomodale abbiamo visto cos’è la fibra multicore: mantenendo invariata la dimensione del coating (100-125 μm) ovvero del rivestimento vengono aggiunti all’interno di esso più core in fibra ottica.
In questo modo si possono gestire simultaneamente più trasmissioni dati usando la tecnica SDM (Space Division Multiplexing).

Un petabit per secondo equivale a più di un miliardo di Mbps, a un milione di Gbps, a circa 10 milioni di canali che trasmettono un flusso multimediale 8K ogni secondo posto che ciascun canale trasmetta sempre con un bitrate di 100 Mbps. Suggeriamo di leggere anche l’articolo sulle differenze tra gigabit e gigabyte.

Sono molteplici le sfide da superare per raggiungere l’obiettivo: saranno necessarie nuove tecnologie e l’utilizzo di altre bande di frequenza (anche al di sopra dei 100 GHz; Samsung ha parlato della banda sub-THz tra 92 e 300 GHz).
Nokia fornirà l’interfaccia 6G AI mentre NEC e Fujitsu utilizzeranno apparecchiature MIMO per aumentare la capacità di una rete di comunicazione trasmettendo simultaneamente i segnali e separando quelli ricevuti da più antenne.

Machine learning e intelligenza artificiale (da qui la presenza dell’acronimo “AI” riportato in precedenza accanto a 6G) dovrebbero svolgere un ruolo decisivo nello sviluppo di tutte le fasi delle reti di sesta generazione.
Man mano che la rete si evolverà per supportare implementazioni cloud native flessibili e programmabili, l’automazione della rete sarà fondamentale per semplificarne la gestione e l’ottimizzazione. Le rei diventeranno “cognitive” nel senso che cose come il posizionamento delle funzioni di rete virtualizzate, il partizionamento, la qualità del servizio, la gestione delle connessioni mobili, la gestione delle risorse radio e la condivisione dello spettro si baseranno in varia misura sull’IA.

La nuova generazione di reti mobili 6G dovrebbe essere implementata a partire dal 2030.

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