Seagate conferma gli HDD da 50 TB, ma c'è ancora molto da aspettare

Seagate conferma nuovi dettagli sugli HDD da 50 TB basati su HAMR, che però arriveranno sul mercato consumer tra molti anni.
Seagate conferma gli HDD da 50 TB, ma c'è ancora molto da aspettare

Seagate ha aggiornato la roadmap dei propri hard disk, confermando nuovi dettagli sui modelli da 50 TB ma posticipando le tempistiche rispetto alle previsioni iniziali.

La domanda crescente di capacità di archiviazione, trainata soprattutto dall’espansione dell’Intelligenza Artificiale e dai carichi di lavoro dei data center, continua infatti a spingere l’industria verso traguardi che pochi anni fa sembravano impossibili.

In passato l’azienda prevedeva unità da 50 TB già entro il 2026, ma la complessità tecnologica e la forte richiesta enterprise hanno ridisegnato il calendario. Oggi la società indica la fase di qualificazione dei nuovi dischi nel corso del 2027, con la disponibilità commerciale su larga scala prevista soltanto nel 2028. L’obiettivo prioritario non riguarda il mercato consumer, bensì i grandi operatori cloud, che richiedono soluzioni capaci di conservare volumi di dati sempre più imponenti.

HAMR e Mozaic 5: il cuore del progetto

I futuri hard disk sfruttano la tecnologia HAMR (Heat-Assisted Magnetic Recording), che utilizza un microscopico laser integrato nella testina di scrittura per riscaldare temporaneamente la superficie magnetica del piatto. Questo procedimento consente di registrare dati a densità molto più elevate rispetto alle tecniche tradizionali, mantenendo la stabilità magnetica dei bit nel tempo.

La nuova piattaforma Mozaic 5 rappresenta la terza generazione dell’architettura HAMR sviluppata da Seagate. L’azienda punta a superare i 5 TB per piatto magnetico, una soglia che permette di raggiungere circa 50 TB impiegando dieci piatti nel classico formato da 3,5 pollici. Saranno disponibili versioni CMR (Conventional Magnetic Recording), adatte ai carichi di lavoro generici, e varianti SMR (Shingled Magnetic Recording), pensate per gli scenari in cui la capacità massima conta più delle prestazioni in scrittura casuale.

Il ritardo non dipende unicamente dalla maturazione tecnologica. Seagate ha spiegato che gran parte della produzione di dischi nearline risulta già prenotata tramite contratti pluriennali con i principali clienti cloud, con forniture impegnate fino al 2028 e alcuni accordi che coprono già il 2029. I servizi di AI richiedono enormi sistemi di archiviazione per dataset di addestramento, backup e conservazione, e gli HDD mantengono un vantaggio economico netto sugli SSD in termini di costo per terabyte. Prima dell’arrivo delle unità da 50 TB, la gamma Mozaic si amplierà con modelli da circa 40 TB e poi 44 TB, mentre entro il 2027 la maggior parte delle spedizioni enterprise dovrebbe adottare la piattaforma HAMR.

Impatto su aziende e mercato consumer

I primi beneficiari dei dischi da 50 TB saranno quasi certamente i grandi operatori cloud. Una maggiore capacità consente di ridurre il numero complessivo di unità installate a parità di volume archiviato, con benefici concreti su spazio occupato, consumo energetico per terabyte e costi di gestione dell’infrastruttura. L’affidabilità resta un requisito centrale: ogni incremento di densità richiede miglioramenti coordinati in materiali magnetici, piatti, testine, sistemi di posizionamento e firmware, tutti chiamati a operare con tolleranze ridottissime in data center dove centinaia di unità lavorano senza interruzioni.

Gli utenti consumer dovranno invece attendere diversi anni prima che queste capacità diventino accessibili. La disponibilità limitata e la forte domanda enterprise potrebbero mantenere i prezzi elevati anche dopo l’avvio della produzione di massa. Solo con una diffusione più ampia della tecnologia si assisterà a una graduale riduzione dei costi e alla comparsa di modelli rivolti al mercato professionale e domestico, seguendo il percorso già osservato con le precedenti generazioni di dischi ad alta capacità.

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